“Patti chiari, collaborazione lunga”: così si recuperano spazi pubblici

Torino approva un nuovo Regolamento per la gestione condivisa dei beni urbani

I cosiddetti Patti di collaborazione, tra enti pubblici e associazioni o cittadini, stanno diventando una modalità sempre più diffusa per la cura e il recupero di edifici e spazi pubblici.

E sempre più Comuni hanno deciso di trovare una modalità per far funzionare queste collaborazioni: a Torino un Regolamento che le disciplina è stato approvato da pochi mesi (fine gennaio 2019) e già sono partiti diversi progetti (qui si può scaricare la brochure in pdf).

Il Regolamento (qui il pdf) va a disciplinare così la collaborazione tra cittadini e pubblica amministrazione per mantenere e migliorare i “beni comuni” (senza scopo di lucro) e prevede per i contribuenti e per le imprese che si vogliono impegnare in questa attività esenzioni e agevolazioni su canoni e tributi locali.

Viene anche offerto, nei limiti delle risorse disponibili, il comodato d’uso (che per definizione è gratuito) sulle attrezzature e i materiali di consumo necessari per lo svolgimento delle attività.

Tra i beni “materiali e immateriali” e anche “digitali” (una novità per questo tipo di collaborazioni) oggetto di possibile intervento, figurano tutte le aree verdi, dai giardinetti alle rotatorie, spazi spesso abbandonati o degradati che potrebbero invece contribuire a migliorare la qualità ambientale, sociale, estetica e di salute dei quartieri cittadini.

Questa modalità potrebbe essere una delle molte strade da percorrere, partendo dal riconoscimento che nelle nostre città c’è bisogno di verde, c’è bisogno di cura, di trasparenza e anche di collaborazione e un modello che corrisponda a questi requisiti, se funziona, potrebbe essere un percorso valido con vantaggi per tutti.

Ma come funziona operativamente?

Il Regolamento prevede la possibilità di presentare le proposte, da parte di singoli o associazioni, attraverso la predisposizione di una minima “progettualità” e la compilazione di un modello scaricabile dal sito web. Le proposte, che devono riguardare un elenco di immobili e spazi pubblici coinvolti periodicamente aggiornato, vengono vagliate e, se accettate, vengono definite anche le forme di sostegno che possono essere offerte dal Comune.

 Queste possono consistere in:

  • esenzioni o agevolazioni in materia di canoni e tributi locali, che il Comune potrà disporre di volta in volta per ogni specifico patto;
  • materiali di consumo necessari alle attività e dispositivi di protezione individuale, dati in comodato d’uso;
  • formazione e affiancamento da parte di dipendenti comunali;
  • altri vantaggi economici che il Comune può disporre a favore dei cittadini attivi quali l’uso a titolo gratuito di immobili di proprietà comunale, o l’attribuzione al Comune delle spese per utenze e per manutenzioni, ecc.

A seguito dell’accettazione da parte del Comune della proposta viene “siglato” il vero e proprio patto, che disciplina puntualmente oggetto degli interventi, modalità, durata e responsabilità.

Quest’ultima, forse la parte più complicata da definire, viene trattata all’interno di uno specifico capitolo, dove si entra nel merito anche della prevenzione dei rischi: i dispositivi di protezione individuale (DPI), le responsabilità di supervisione e le coperture assicurative.

I Patti stipulati vengono pubblicati on line sul sito e sono così consultabili da tutti; ad oggi sono già 11 i progetti attivati su giardini, piazze, chiese e monumenti. I modelli di proposta sono scaricabili anch’essi in modo che tutti coloro che vogliono impegnarsi e collaborare possano avere un canale di accesso facile ed uno strumento percorribile per dare un contributo fattivo al mantenimento e alla cura della propria città.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

Elisa Poggiali

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