Easy Rider

Paura e libertà mezzo secolo dopo

Torna nelle sale “Easy Rider” restaurato ma ancora vietato ai minori di 18 anni.

Un film che non aveva un soggetto preciso e s’ispirava a “Il sorpasso” di Dino Risi. Wim Wenders, giovane, quando lo vede ne scrive una recensione molto appassionata: “È un film politico perché è un bel film, perché è bello il paese percorso da due coraggiosi motociclisti; perché sono belle e serene le immagini che il film offre di questo paese; perché è bella la musica che accompagna il film”. Se ne ricorderà molto bene realizzando il suo “Nel corso del tempo” dove i due protagonisti sul sidecar che attraversano la Germania sono epigoni di “Capitan America” e Billy, hippy sballoni che vendono cocaina per acquistare due chopper per andare dalla California a New Orleans e vedere il Carnevale nell’anno della scoperta della Luna e delle proteste per il Vietnam.

A mezzo secolo dall’uscita la meritoria Cineteca di Bologna dal prossimo 9 settembre rimanda nelle sale italiane, nella versione restaurata, un film epocale e fondamentale che ha reso indimenticabili i due protagonisti: Peter Fonda e Dennis Hopper. Sono loro che sceneggiano e producono un film indipendente che nessuno aveva previsto potesse seppellire la vecchia Hollywood generandone una tutta nuova che aveva vitale bisogno di portare al cinema chi si riconosceva nei valori di pace, amore e libertà o che era solo curioso di capire come stesse cambiando il mondo.

Costato niente, incassò milioni trionfando a Cannes come opera prima. Le foto dei protagonisti nei panni di se stessi circondati da ragazze sulla spiaggia della Croisette finiscono sui giornali di tutto il mondo. Hopper firmava la regia e un certo Jack Nicholson che voleva abbandonare la carriera di attore per darsi alla regia grazie al personaggio di George Hanson diventerà una delle più celebri star della New Hollywood degli anni Settanta per arrivare ai giorni nostri.

Road movie per antonomasia, lisergico e alternativo, è il primo film che mette in scena la droga con realismo staccandosi delle narrazioni precedenti dove chi si drogava era spesso un assassino o un farabutto. I due cowboy hippy sono eroi positivi che contestano il sogno americano diventando vittime sacrificali dei fascisti dell’epoca appostati a un ciglio di strada. Non c’è lieto fine in Easy Rider. Dopo una lunga cavalcata nel sogno e nel piacere ritrovi quella dura realtà che milioni di giovani in tutto il mondo volevano sovvertire.

Non si era mai prodotto in quel modo. Ma è stato anche girato e montato scegliendo una colonna sonora indimenticabile che ne aumenterà vertiginosamente i guadagni.

Peter Fonda è morto da poco tempo. Per tutti coloro che avevano amato il suo personaggio e il contesto familiare artistico era l’epigono del sogno e della libertà. Sui social è emersa l’aderenza di quei giovani che nel corso del tempo, nelle loro camerette, avevano sul muro il poster del film o le immagini seppiate dei due eroi a cavallo del chopper. In tanti ci siamo identificati in Wyatt, Bill, George. Non erano assolutamente violenti ma sono avversati in tutto il film con odio dall’uomo medio americano.

Per chi voglia rivederlo o giovane alla prima visione (come t’invidiamo, perdonaci lo spoiler) risulterà gustoso metterlo in relazione con la vicina uscita del 18 settembre di “C’era una volta a… Hollywood” di Quentin Tarantino che nell’ultimo suo film ha raccontato la Los Angeles del 1969 quando si modificarono industria del cinema e modo di vivere. Il gioco di specchi e di rimandi dell’osannato regista cinefilo vi risulterà molto intrigante.

Easy Rider, che in Italia uscì con il titolo allungato “Libertà e paura”, continua a far paura. Infatti mantiene un anacronistico visto di censura che ne vieta la visione ai minori di 18 anni. Che dire? La lotta continua.

Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.

Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.