Pellicce, anche la Slovacchia vieta le pellicce. L’Italia tace

Sono adesso 13 i Paesi Ue che chiudono gli allevamenti per la produzione di pellicce, mentre la California prima al mondo vieta anche la commercializzazione. L’Italia grande assente sul tema, che ora esclude anche le cosiddette eco-pellicce

Anche in Slovacchia è finita l’era degli allevamenti di animali per la produzione di pellicce, il divieto approvato dal parlamento sarà effettivo dal 1° gennaio 2021, con possibilità di arrivare al 2025 per dismettere l’attività degli allevamenti esistenti. Il risultato è stato raggiunto grazie all’attività di mobilitazione della ONG slovacca Humànny Pokrok (“Progresso umano”) che in 7 mesi ha raccolto 80mila firme ed è riuscita a far depositare una specifica proposta di Legge e ad avviarne l’iter legislativo.

Sale così a 13 il numero di paesi UE che hanno vietato gli allevamenti per la produzione di pellicce. L’Italia non è tra questi. Da noi sono ancora attivi 16 allevamenti di visoni, che ogni anno causano la morte di circa 180.000 animali, nonostante il lavoro della Lav (Lega anti vivisezione), che ha presentato tre distinte proposte di legge (C99, C177, S211), in attesa da anni sia alla Camera che al Senato.

Intanto, pochi giorni fa, in California è stata approvata la legge più restrittiva al mondo per la messa al bando delle pellicce: non solo si vietano gli allevamenti, ma è bandita la commercializzazione stessa del prodotto, vietando quindi anche l’import. La legge fissa sanzioni di 500 dollari per ogni singolo articolo di pellicceria commercializzato o prodotto, seguita da una seconda sanzione di 750 dollari per singolo articolo in caso di reiterazione entro l’anno, e da un’ulteriore sanzione di 1.000 dollari in caso di recidiva. Anche New York sta valutando. 

Non c’è dubbio che si tratta di notevoli passi in avanti, ma dal punto di vista della sostenibilità ambientale va ricordato che le cosiddette eco-pellicce andrebbero comunque ripensate. Le pellicce sintetiche sono infatti costituite da fibre polimeriche sintetiche come acrilicomodacrilico e poliestere, ovvero da plastica. Queste fibre sono prodotte da sostanze chimiche derivate da carbone, aria, acqua, petrolio e calcare. Immettere nel mercato una grande quantità di questi capi in sostituzione delle pellicce “vere” non aiuta comunque in nessun modo l’ambiente, soprattutto se non vengono riciclate come tutti gli altri rifiuti plastici (cosa al momento impossibile visto il mix di cui sono composte). Tra l’altro, i finti “peli” si staccano molto facilmente dal capo d’abbigliamento, disperdendosi nell’ambiente.

Photo by Markus Spiske on Unsplash

Caterina Conserva

Caterina Conserva

Giornalista con la passione per l'ecologia, i libri e le lunghe camminate in giro per il mondo

Caterina Conserva

Caterina Conserva

Giornalista con la passione per l'ecologia, i libri e le lunghe camminate in giro per il mondo