‘People – Prima le persone’

Il 2 marzo Milano, in massa, chiede giustizia

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Politiche nuove ed efficaci per il lavoro, la casa, i diritti delle donne, la scuola e a tutela delle persone con disabilità: scelte radicalmente diverse in materia di immigrazione, lotta alle diseguaglianze e alla povertà.

«Don Milani diceva che le mani pulite non servono a molto se le teniamo in tasca». Danilo De Biasio è il direttore del Festival dei Diritti Umani e tra gli organizzatori della manifestazione nazionale di sabato 2 marzo ‘People – Prima le persone’, a Milano, da Palestro al Duomo; inizialmente l’arrivo era previsto alla Stazione Centrale, in piazza Duca d’Aosta, ma la massiccia adesione di persone e organizzazioni ha imposto una piazza più grande, il Duomo, appunto: lo hanno annunciato sulla pagina Facebook dell’evento i Sentinelli di Milano, anche loro tra gli organizzatori della giornata di protesta. Ad oggi le adesioni superano le 30mila persone. Invariato il luogo di partenza, corso Buenos Aires angolo via Palestro, alle 14: l’arrivo in piazza del Duomo è previsto per le 18.

Lo slogan scelto – ‘prima le persone’ – sottolinea la necessità di “politiche sociali nuove ed efficaci per il lavoro, per la casa, per i diritti delle donne, per la scuola e a tutela delle persone con disabilità. Noi ci battiamo – ha scritto il comitato promotore – per il riscatto dei più deboli e per scelte radicalmente diverse da quelle compiute sino a oggi in materia di immigrazione, politiche di inclusione, lotta alle diseguaglianze e alla povertà”.

Oltre a I Sentinelli di Milano, la manifestazione è stata promossa anche da associazioni come Anpi della provincia di Milano, Acli Milano, Monza e Brianza, Actionaid, dal Comitato Insieme senza Muri, Amnesty International Italia, Arci Milano, Monza e Brianza e Lodi, le organizzazioni sindacali come Cgil, Cisl e Uil, Libera Milano, Medici Senza Frontiere e Terre Des Hommes.
E in queste settimane hanno aderito oltre 800 associazioni, come il Comitato Promotore del Nobel per la Pace per Riace, l’Aned di Bergamo, Assopace Palestina Milano, Futura2018 e molte altre, compreso questo giornale. Parteciperanno poi 3500 associazioni di singole persone, esponenti del mondo della politica come il segretario Cgil Maurizio Landini, quello della Cisl Annamaria Furlan e quello della Uil Carmelo Barbagallo, l’ex presidente della camera Laura Boldrini, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il segretario reggente e candidato alla segreteria del Pd Maurizio Martina, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti (e anche lui candidato alla segreteria del Pd), il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, l’ex ministro Emma Bonino.

Ci sono episodi particolari nella cronaca politica degli ultimi mesi che vi hanno spinto con maggiore decisione verso l’organizzazione di questa manifestazione? 
«Purtroppo c’è un campionario di episodi di imbarbarimento. Più che i singoli gesti mi hanno colpito molto le giustificazioni che esponenti della politica – in primis il Ministro dell’Interno – hanno usato. La responsabilità di un omicidio, di un’aggressione, di uno scherzo crudele sono di chi li compie: su questo non si discute. Ma se non c’è una inequivocabile condanna da parte degli esponenti politici una parte della colpa ricade anche su di loro. Superare quel limite etico è la forma più preoccupante di imbarbarimento perché non è più controllabile razionalmente», risponde De Biasio.

La manifestazione è un «invito a non rimanere inerti di fronte alle brutture del mondo e a essere operativamente coerenti con le proprie convinzioni. Di fronte alla marea montante di razzismo e violazioni dei diritti umani abbiamo sentito l’esigenza di rendere pubblica la nostra preoccupazione e di dimostrare che chi crede nell’universalità dei diritti umani difende chi ne viene privato. Non parliamo solo dei migranti: accettare che alcuni siano cittadini di serie B privati dei propri diritti, apre la strada ad altre violazioni. La forza del diritto sta proprio nella sua illimitatezza: diritti uguali per tutti, senza badare al colore della pelle, al sesso, alla lingua parlata, al conto in banca è un bene per l’intera società».

Cosa potrebbe fare l’Europa per far conoscere se stessa e ridurre nazionalismi e populismi che così pericolosamente contraddistinguono oggi i suoi Stati membri? Penso ad esempio al caso Brexit, alla enorme perdita economica che ne è conseguita – per il Regno Unito e l’Europa tutta. Brexit è nata da un appello populista ma ciò nonostante, ora che i britannici navigano nel caos più totale, riescono comunque e sempre ad incolpare l’Europa, e non il governo che ha promosso Brexit, secondo un recente sondaggio. Cosa si dovrebbe fare evitare questo, per diffondere conoscenza?

«Fake-news non può essere tradotto come “bugia”, è un concetto più complesso: segnala che sempre più persone ascoltano solo le notizie che confermano il loro punto di vista, senza domandarsi (o senza capire) se quel dato è vero, falso o verosimile» continua De Biasio. «Perché stupirsi dunque dell’assurdo balletto intorno alla Brexit? L’analfabetismo funzionale è sfruttato da politici senza scrupoli.»

«Egoismo, nazionalismo, paura: il vento soffia in quella direzione. E potrebbe durare a lungo. La storia della conquista dei diritti umani racconta che alcune battaglie sono state combattute da un pugno di persone, minoranze, utopisti. Comunicare un’alternativa più giusta, più sana, più conveniente per tutti deve avvenire con ogni linguaggio possibile: portare testimonianze nelle scuole, smontare i luoghi comuni nei dibattiti televisivi, evidenziare le buone pratiche”, conclude De Biasio. “E andare in manifestazione, in tanti, sabato 2 marzo”.
Noi ci saremo.

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

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Michela Dell'Amico

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Giornalista scientifica appassionata di ambiente