Per fermare la prossima pandemia, il Brasile sta vaccinando le scimmie

La febbre gialla sta seriamente minacciando il Sud America

Mentre il covid-19 diventa ufficialmente una malattia zoonotica, ovvero nata negli animali e trasmessa all’uomo, aumentano i moniti della comunità scientifica rispetto all’arrivo e alla pericolosità delle prossime pandemie. L’alterazione del clima, il disboscamento e l’invasione degli habitat della fauna selvatica e i viaggi globali perfezionano il quadro d’azione delle malattie di origine animale, in combinazione con l’urbanizzazione, la sovrappopolazione e il commercio globale. Tra le malattie che nei prossimi anni più probabilmente potrebbero causare la prossima pandemia, ci sono il virus Nipah dei pipistrelli in Asia e il Mers, coronavirus molto più letale del covid-19. Di recente, è anche la febbre gialla diffusa nelle scimmie nel Sudamerica a preoccupare: la malattia infetta circa 200mila persone e ne uccide 30mila ogni anno, più degli attacchi terroristici e degli incidenti aerei messi insieme. E in veloce diffusione.

Per salvare gli umani, dobbiamo salvare i tamarini

Uno dei progetti per tentar di fermare sul nascere questa possibile nuova pandemia è vaccinare le scimmie, come racconta la Bbc, prima che l’epidemia di febbre gialla si diffonda troppo agli esseri umani.

Causato da un virus diffuso tra esseri umani e primati tramite le zanzare, i suoi sintomi includono febbre grave, mal di testa e, in alcuni pazienti, ittero, l’ingiallimento della pelle che dà il nome alla malattia. I casi gravi possono portare a emorragie interne e insufficienza epatica. Circa il 15% delle persone affette da febbre gialla morirà a causa di essa se non vaccinata, un tasso di mortalità di gran lunga superiore a Covid-19 (tra lo 0,9 e l’1%).

Una mortalità altissima

Negli ultimi anni, il Brasile, che sta distruggendo la sua foresta amazzonica, ha visto numerose epidemie della grave malattia, più di qualsiasi altro Paese al mondo. La più grave nel 2017, la peggiore in più di 80 anni, capace di causare 3.000 malati e quasi 400 morti nel giro di pochi mesi.

Man mano che gli esseri umani invadono la foresta, riducono la diversità biologica e si avvicinano ad altri primati “è facile per tutti essere infettati”, dice Carlos Ramon Ruiz-Miranda, un biologo della conservazione dell’Università statale di Rio de Janeiro. Nelle foreste del Brasile infestate dalle zanzare, la malattia colpisce allo stesso modo scimmie tamarino leone d’oro ed esseri umani. Le zanzare la trasmettono, le persone la diffondono. A poche ore d’auto dal calderone, due delle città più popolose al mondo: Rio e San Paolo. La condizione perfetta per un’epidemia di dimensioni inaudite.

C’è un vaccino, ma i brasiliani lo rifiutano

Ma la febbre gialla ha un vaccino molto efficace, sebbene inspiegabilmente ancora poco diffuso. Nel 2018, il ministro della Salute brasiliano ha lanciato una campagna per vaccinare quasi 80 milioni di brasiliani (210 milioni in tutto) ma nelle grandi città del Brasile il tasso supera di poco il 50%: ben lontano dal poter creare una immunità di gregge.

Succede per la scarsa fiducia che gode il governo brasiliano e la conseguente resistenza dei “no-vax” locali a fidarsi dell’industria farmaceutica, rinforzati dalle bufale diffuse come virus sulle catene condivise tramite social network e messaggistica istantanea. In più, anche volendo, i vaccini non ci sono per tutti.

L’idea di vaccinare le scimmie

Considerato che il mondo ha 7,8 miliardi di persone, ma solo circa 2.500 tamarini leone d’oro, “se vaccini le scimmie, hai meno individui portatori della malattia”, dice Ruiz-Miranda. “È l’immunità del gregge”. O un nuovo concetto di immunità di gregge. E sta funzionando alla grande, e sembra l’unica chance di evitare l’aggravarsi dell’epidemia.

Con soli 400 esemplari in natura, i tamarini leone d’oro erano in pericolo critico di estinzione negli anni ’70. Un tentativo di ripopolamento ebbe successo nelle riserve naturali fuori dalla città di Rio e nel 2014 la popolazione era rimbalzata a circa 1.700-2.400 scimmie. La maggior parte vive oggi in frammenti di foresta rimanente nel bacino del fiume São João, ma l’epidemia di febbre gialla del 2017 ha dato il colpo di grazia, sterminando la specie quasi del tutto. Con oltre 4.000 scimmie morte si è perso il 30% della popolazione in meno di un anno. Altre specie sono rimaste falcidiate: alcuni gruppi di scimmie urlatrici hanno avuto un tasso di mortalità dell’80-90%.

La prima risposta: uccidere le scimmie

Al che la risposta dei locali fu diretta. Oltre alla febbre gialla, la specie dovette fronteggiare gli attacchi delle persone che, a gruppi, lapidavano, sparavano o davano fuoco alle scimmie come tentativo di rallentare l’epidemia. Alcuni gruppi erano armati dallo stesso governo, e il ministro della Salute arrivò a chiamare la febbre gialla “la malattia delle scimmie”.

Sarebbe invece opportuno ricordare che da quando la foresta viene sistematicamente decimata, i primati sono costretti a vivere in aree più piccole e dunque a densità più elevate. Ciò chiaramente aumenta i contagi di gruppi poi costretti a muoversi per sfuggire al taglio selvaggio della foresta, portando con sé la malattia, e rimanendo sempre più a contatto con l’uomo, ogni volta che una nuova strada viene aperta per portare a un nuovo allevamento di bestiame.

Al mondo un hamburger su 5 viene dall’Amazzonia

Se una volta si disboscava per produrre legna e derivati, oggi si disbosca per la carne. Circa 200 milioni di mucche pascolano nelle regioni amazzoniche del Brasile, quasi una mucca per ogni brasiliano. L’ottanta per cento della deforestazione serve per fare spazio al pascolo di queste mucche, e “le aziende di allevamento di bestiame ora occupano quasi il 75% delle aree deforestate dell’Amazzonia”, stando a dati della Banca Mondiale. La carne brasiliana compone un hamburger su 5 di quelli consumati in tutto il mondo. Quel che resta dell’Amazonia è una foresta a macchia di leopardo, con gli esseri umani che vivono in mezzo a specie stressate e sempre più spesso ammalate.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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Michela Dell'Amico

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