Perché è importante la biodiversità?

La spiegazione semplice dell’Onu

Salvare metà pianeta è l’obiettivo più ambizioso che ci siamo posti fino a questo momento. Ma la responsabile del piano Onu post-2020 è scettica: potrà bastare?

Cristiana Pașca Palmer ha una responsabilità enorme: pianificare la Convention sulla Biodiversità in programma a Pechino per il 2020. La segretaria esecutiva della convenzione CBD (Convention on Biological Diversity) deciderà in sostanza quali saranno i prossimi obiettivi di tutti i governi del mondo per quanto riguarda la natura, una volta giunti al giro di boa del 2020 (data entro la quale si conclude il lavoro pianificato precedentemente a Parigi, nel 2015). Al momento la fa da padrone la proposta di salvare metà pianeta: con l’ambizioso obiettivo di fermare, o almeno frenare, l’estinzione di massa in corso, si vorrebbe preservare metà del pianeta, formare una sorta di isola protetta per ben il 50% di mari e terre. Salvare la metà della terra potrebbe forse sembrarvi poco. Ma messi come siamo è invece un traguardo oltremodo ambizioso.

Il concetto è stato ideato dal celebre biologo E.O Wilson e ha subito aperto un vivace dibattito. Ovviamente l’obiettivo a cui tutti si appellano, compresa Mrs Palmer, è di rendere sostenibile il 100% della terra, ma questo ad oggi sembra onestamente ingenuo. Le ultime foreste pluviali di Sumatra, l’Amazzonia in Brasile, le zone intatte dell’India: tutto sta scomparendo assieme alla preziosa biodiversità che racchiudono. Ma come chiedere a quei Paesi emergenti, che grazie allo sfruttamento di quelle risorse sono riusciti a uscire dalla povertà, di non fare ciò che noi abbiamo invece ampiamente fatto in Europa, o negli Stati Uniti o in ogni altro Paese sviluppato/industrializzato?

«Eppure la diversità biologica, o biodiversità, è l’infrastruttura, la casa, che sostiene ogni forma di vita nel pianeta; – ha spiegato Cristiana Pașca Palmer – quando una specie si estingue, la rete che ci sorregge si buca. Questo indebolisce la resilienza dell’intero ecosistema, che diventa più debole di fronte a cambiamenti epocali come quelli climatici, e tutto l’insieme di sfide che comporta. La nostra capacità planetaria di adattarci e modificarci di volta in volta, in base alle sfide che sopravvengono, sta quindi svanendo assieme alle specie estinte». Cosa significa? Detto con parole più semplici significa che «sono a rischio il cibo per nutrirci, l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo come pure quei beati momenti di pace tra la natura che siamo abituati a goderci». Per non parlare dell’importanza della biodiversità per la ricerca scientifica, che si nutre da sempre di scoperte regalate dall’ampio mosaico che è la natura, ancora solo in minima parte esplorata nelle sue potenziali utilità per l’uomo.

Conclude la Palmer: «È necessario comprendere che il sistema Terra è interconnesso in ogni suo elemento, e il sistema economico e sociale degli esseri umani non è un’eccezione. È cucito nella rete assieme al sistema naturale, si basa su di esso, e modificare il modo in cui consumiamo, produciamo, e, in generale, interagiamo con esso è una condizione non ulteriormente procrastinabile per la nostra sopravvivenza su questo pianeta, nel medio termine».

Immagine di copertina: foto di Kirsty Fletcher da Pixabay
Seconda immagine: fonte https://vimeo.com/connect4climate

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente