Perché il calcio femminile dovrebbe essere senza insulti?

La maleducazione è maleducazione, così come la mancanza di cultura e di cultura sportiva. Non ci sono differenze di genere

Carolina Morace

Calcio femminile, Milan-Bari 8-0. Notizia che in Italia non avrebbe raggiunto quasi nessuno se non ci fossero state nel post-partita le dichiarazioni di Carolina Morace, allenatrice delle rossonere. Dagli studi di Sky Sport, l’ex bandiera della Nazionale ha accusato le avversarie del Bari di gioco violento e anche di aver ripetutamente insulto le sue giocatrici. Nonché di aver bestemmiato.

Troppi falli e troppi insulti verso le mie ragazze. Tutte cose che non fanno bene allo sport, al nostro calcio femminile. Dato che le mie giocatrici non avevano altre armi, hanno cercato di fare più gol possibili, con la mia approvazione ovviamente. Il risultato finale è stato il nostro modo di rispondere ai loro calci, insulti e bestemmie e le mie ragazze sono state bravissime. Soprattutto Giacinti, non tanto per i 4 gol fatti, ma per non aver mai reagito. Ha preso calci per tutta la gara, anche a palla lontana, mentre Moreno ha preso anche un pugno. Cose che non fanno bene al nostro sport.

E ha proseguito: «Sentire le bestem­mie in campo è stato uno spettacolo indecoroso ­- ha detto­ -. La Pink Bari ha una dirigenza ottima e competente, ma alcune loro gioca­trici non hanno capito che il calcio femminile sta cre­scendo in tutto e devono cambiare atteggiamento».

In Inghilterra

Comportamenti certamente deprecabili, ma non lo sono maggiormente perché provengono da calciatrici. La maleducazione è maleducazione, così come la mancanza di cultura e di cultura sportiva. Non ci sono differenze di genere. Sorprendersi vuol dire avere l’idea che lo sport femminile sia un mondo delle favole. Non è così. Un mesetto fa, durante Fiorentina-Juventus, dagli spalti hanno insultato la bianconera Cristiana Girelli: “Mi hanno urlato che ho il culone, che sono grassa e grossa, che sono brutta come la maglia che indosso, che sono una juventina di merda. Se ci ripenso mi viene da ridere, anche in campo mi sono messa a ridere”.

In Italia, a parte questi episodi, non c’è alcuna percezione del calcio femminile. In Francia capita che i risultati di calcio femminile siano tra le prime notizie de L’Equipe; lo stesso vale per l’Inghilterra dove il campionato è molto seguito. È proprio di questi giorni l’accusa di una calciatrice del Tottenham che sostiene di essere stata apostrofata con versi di scimmia da una delle sue avversarie.

Renée Hector, questo il suo nome, ha affidato a Twitter le sue accuse.

La Federazione ha aperto un’inchiesta, così come il club chiamato in causa – lo Sheffield United – ha avviato un’indagine interna.

Una delle calciatrici più famose di tutti i tempi, la portiera statunitense Hope Solo, alle Olimpiadi di Rio venne espulsa dalla Nazionale per aver definito “quattro codarde” le calciatrici svedesi che eliminarono la nazionale statunitense. L’americana ce l’aveva con il catenaccio delle avversarie. Non si fa, ma succede. Può succedere. Esattamente come per i maschi.
Il calcio femminile, così come lo sport femminile, non è un mondo a parte.

 

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Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

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