Perché il coronavirus si è diffuso tra gli ultraortodossi di Israele

Lo spiega un reportage del Guardian

La doppia quarantena di Netanyahu

Il Guardian racconta che il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu è andato in isolamento per due volte: una prima volta dopo che si è scoperto che un suo assistente era positivo al  virus. Netanyahu è risultato negativo alla malattia e ha lasciato la quarantena giorni ma è tornato in isolamento una seconda volta dopo che al ministro della sanità è stato diagnosticato il virus il 1° aprile. Sia l’assistente che il ministro sono ultraortodossi.

“Torah protegge e salva”

I quartieri ultra-ortodossi di Gerusalemme hanno più infezioni di quelli vicini, e si sottolinea come il virus si sta diffondendo più rapidamente in questa comunità, che rappresenta circa il 12% della popolazione. La città ultraortodossa di Bnei Brak ha il secondo maggior numero di casi in Israele nonostante sia solo la nona città. Secondo il ministero della salute israeliano il 40% della popolazione della città è infettato.

Per settimane dopo che la maggior parte degli israeliani ha iniziato il distanziamento sociale per volere del governo, la vita è continuata come di consueto nelle comunità ultra-ortodosse che mantengono un ampio grado di autonomia. Lo studio di Torah e Talmud non si è fermato nelle scuole ultraortodosse anche se il resto del sistema educativo israeliano è stato chiuso il 12 marzo. Le preghiere sono continuate in affollate sinagoghe. Solo alla fine di marzo i rabbini ultraortodossi, che inizialmente affermavano che la “Torah protegge e salva”, alla fine hanno impedito ai loro seguaci di pregare in pubblico.

Niente televisori, radio, web = niente info

Altri fattori hanno peggiorato le cose. Ad esempio, tra gli ultra-ortodossi è proibito possedere televisori e radio. Possono acquistare telefoni cellulari, ma questi sono bloccati dall’accesso a Internet e alle app di messaggistica. Ciò comporta che l’arrivo di informazioni sulla salute pubblica sia lento. Molti non sono riusciti a ricevere i messaggi inviati dal governo sul virus e non è stato difficile per gli infetti diffondere la malattia. Gli ultraortodossi tendono ad avere famiglie numerose e spesso vivono in spazi ristretti. Bnei Brak è la città più affollata di Israele, con 27.000 abitanti per chilometro quadrato, tre volte la densità di Tel Aviv.

Alcuni ignorano le indicazioni del governo

Netanyahu, che fa affidamento sul sostegno di partiti ultraortodossi, era riluttante a chiudere le sinagoghe. La polizia è stata inviata in aree ultraortodosse solo dopo che i rabbini stessi hanno stabilito che le preghiere avrebbero dovute essere tenute in privato. Il 1° aprile il primo ministro ha limitato i movimenti in entrata e in uscita da Bnei Brak. Ma alcuni in città stanno ignorando le indicazioni del governo, tenendo preghiere collettive e tenendo aperte le aule di studio.

I privilegi degli ultraortodossi

Per decenni agli ultraortodossi è stato permesso di gestire i propri affari anche con finanziamenti governativi. La maggior parte non serve né nell’esercito né nei lavori socialmente utili. Molti israeliani provano fastidio per questo. Man mano che gli ultraortodossi inizieranno a utilizzare le scarse scorte mediche è possibile che aumentino gli interrogativi sulla loro posizione di privilegio nella società israeliana.

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Photo by Laura Siegal

Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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