Perché la Brexit ha riacceso il fuoco a Belfast e Derry?

Tornano a bruciare le città dei muri

Dopo il crollo dei mercati, il populismo della Brexit porta adesso anche la violenza nelle strade di Belfast e Derry (Londonderry per i lealisti). Si è riaccesa – come ampiamente preannunciato – la miccia che da sempre divide i protestanti, unionisti che seguono Londra, dai cattolici, repubblicani che guadano alla Repubblica d’Irlanda. Ieri hanno dato fuoco alle auto parcheggiate, hanno lanciato bottiglie molotov e mattoni contro la polizia, causando decine di agenti feriti. Decine gli arresti, tra cui ragazzini di 13 e 14 anni. Sono i quartieri del Bloody Sunday a bruciare, quelli dove distingui da lontano la fede politica e religiosa della famiglia che abita ogni blocco: bandierine verdi sventolanti da una parte, casette votive alla madonna e Union Jack dall’altra. Un lungo muro a dividerli.

Perché la Brexit accende il fuoco?

In base alle intese raggiunte fra Londra e Bruxelles, per concedere a quest’ultima una uscita dall’Unione europea, l’Irlanda del Nord, che fa parte del Regno Unito, è stata però lasciata di fatto all’interno del mercato unico, è rimasta cioè Europa, per evitare la creazione di un confine fisico con il resto dell’Irlanda, la Repubblica d’Irlanda a Sud, che non ha voluto la Brexit ed è rimasta parte della Ue. Ma questo inevitabilmente comporta un allontanamento fra l’Irlanda del Nord e mamma Gran Bretagna. Ad esempio, le merci in arrivo a Belfast da Londra sono ora soggette a controlli doganali che prima non c’erano, il che è arrivato a causare scaffali vuoti nei supermercati e serie difficoltà burocratiche. Soprattutto, i lealisti protestanti (gli irlandesi che vogliono Londra) vedono messa in discussione la loro identità britannica e temono che queste difficoltà spingeranno l’Irlanda del Nord a riunificarsi con la Repubblica di Dublino. Che è il vecchio sogno dei cattolici, a cent’anni esatti dalla partizione dell’Irlanda.

La miccia

A parte una vecchia storia di fiumi di sangue lunga 100 anni, solo per quanto riguarda la storia recente, la miccia che ha fatto scattare la rivolta è stata il fatto che i lealisti protestanti protestano contro la decisione della polizia di non procedere contro i leader del Sinn Fein, il partito cattolico repubblicano, che l’anno scorso (!) avevano violato le restrizioni per covid partecipando ai funerali di un ex capo dell’Ira, il gruppo paramilitare di cui il Sinn Fein è l’espressione politica.

Lo stato delle cose

Chiaro che all’umore e al futuro di questa triste e bellissima terra non ha giovato il crollo economico causato da Brexit (e massimizzato dalla pandemia). Il commercio tra l’UE e il Regno Unito, secondo l’Office for National Statistics del Regno Unito, è stato colpito fortemente a gennaio del 2021. È stato riscontrato un calo delle esportazioni del 40,7% rispetto a dicembre e le importazioni dall’UE sono calate del 28% nello stesso lasso di tempo. Si può dire che si tratti della più importante discesa delle esportazioni. La Brexit ha causato anche un forte incremento della burocrazia per le imprese a causa dei nuovi controlli aggiuntivi. Ciò ha reso molto complicato esportare qualsiasi genere di prodotto soprattutto per le aziende di piccole dimensioni.

Non finirà qui

Il primo ministro britannico, Boris Johnson, si è detto “profondamente preoccupato” e ha inviato a Belfast il ministro per gli affari nordirlandesi, Brandon Lewis, che ha incontrato i vertici delle principali forze politiche, a partire dal primo ministro Arlene Foster, capo del partito unionista Dup, e la vicepremier Michelle O’Neill, vicepresidente del Sinn Fein, appunto il partito repubblicano cattolico un tempo contiguo all’Ira. Per capire in leggerezza almeno i sentimenti che si vivono da queste parti, consiglio la serie Netflix Derry Girls. Un affresco ironico e a tratti amaro di un popolo tradito, svilito e smembrato, comunque fieramente orgoglioso, e in perenne lotta con se stesso.

Covid-19, come ha fatto il Regno Unito a sconfiggere la variante inglese? Aveva chiuso le scuole?

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

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