Perché la salvaguardia dell’ambiente non è un “hobby per benestanti”

A pagare il prezzo del cambiamento climatico infatti saranno proprio i meno agiati

Dal doppio filo (stretto) che lega crisi ambientali e sociali, come emerge dai più autorevoli rapporti in merito, si capisce che la tutela dell’ambiente riguarderà sempre più persone, e che non saranno quelli che “hanno la pancia piena” i primi a doversene occupare o a patirne le conseguenze.

Anche se dopo la grande partecipazione alle proteste per il clima di fine settembre la sensazione è più positiva, c’è sempre chi rimane scettico sulla volontà dei giovani, degli attivisti in genere, di modificare qualcosa del loro modo di vivere, e ritiene dunque tutto vano, e c’è anche (ancora) chi pensa che i cambiamenti climatici non siano un problema per tutti, ma solo un hobby per agiati.

Attraverso ciò che dice la scienza vogliamo mostrare loro che non è così, e che saranno proprio gli agiati a pagarne meno le conseguenze.

I cambiamenti climatici riguarderanno territori vasti e risorse importanti

Durante l’ultimo uragano Dorian abbattutosi nei primi giorni di settembre sulle Isole Bahamas, è accaduto che Trump non abbia concesso ai cittadini residenti lo status temporaneo di soggiorno negli Stati Uniti.

Questi fenomeni climatici sono e saranno sempre più frequenti e questo episodio, preso ad esempio perché più recente, apre a riflessioni più vaste: secondo i più autorevoli esperti e scienziati le migrazioni di massa, infatti, con l’aggravarsi della crisi climatica riguarderanno progressivamente tutti e lo faranno senza bisogno di aspettare a lungo.

Ghiacciai, maree e acidificazione oceani

Secondo l’ultimo Ipcc Special Report “Ocean and Cryosphere in a Changing Climate” (il comitato scientifico sul clima dell’Onu, dedicato a oceani e ghiacciai)  diffuso nel mese di settembre, l’innalzamento del livello del mare aumenterà la frequenza di eventi estremi a livello del mare, che occorrono ad esempio durante l’alta marea e le tempeste intense. Eventi che si sono verificati una volta al secolo in passato accadranno ogni anno, entro la metà del secolo. Ma non solo.

In queste aree vivono quasi due miliardi di abitanti del pianeta. 670 milioni di persone nelle regioni di alta montagna e 680 milioni nelle zone costiere basse dipendono direttamente da questi sistemi. Quattro milioni di persone vivono permanentemente nella regione artica mentre le piccole isole ospitano 65 milioni di persone. Detto ciò, se stiamo perdendo i ghiacciai e il mare salirà in modo preoccupante, come asseriscono nel report, i numeri di coloro che dovranno spostarsi appare già molto significativo.

È probabile che alcune nazioni insulari diventino inabitabili a causa del cambiamento climatico e della criosfera legato al clima, anche se, precisano, è complesso determinare un numero effettivo di migranti, giacché le soglie di abitabilità rimangono estremamente difficili da valutare.

In Italia anche il tema dei ghiacciai è centrale, poiché dalle loro acque dipende una parte dell’agricoltura delle regioni settentrionali, centinaia di migliaia di lavoratori nel settore turistico e la produzione di energia idroelettrica, che pesa il 16,5% del totale nazionale. Secondo il report, questi ghiacciai, insieme a quelli dell’Africa Orientale, delle Ande Tropicali e dell’Indonesia, entro il 2100, perderanno oltre l’80% della loro attuale massa di ghiaccio se non si riducono le emissioni. Il ritiro della criosfera di alta montagna avrà impatti economici rilevanti, oltre che ambientali e paesaggistici.

Il riscaldamento degli oceani e la conseguente acidificazione impatteranno inevitabilmente la pesca e ciò interesserà anche il Mediterraneo.

Il report citato (link documento) è scienza, ovvero contiene 7000 lavori scientifici di 104 studiosi, provenienti da oltre 30 Paesi, che sono stati consultati. Si tratta di fatto del primo documento approfondito sulla scomparsa dei ghiacciai e sulle mutazioni del mare.

I numeri attesi delle migrazioni

Siamo quindi dentro una crisi sistemica che riguarda tutti. Un altro documento meno recente (ottobre 2018) ma sempre Panel internazionale IPPC, stimava già – in relazione a questo “tutti” – che da qui al 2050 sia attesa la migrazione di almeno 200 milioni di persone a causa del surriscaldamento climatico. 

Secondo il rapporto di Philip Alston, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e i diritti umani il cambiamento climatico quale minaccia di ridurre in povertà 120 milioni di persone entro il 2030. E specifica un altro aspetto importante: è molto probabile che gli impatti del riscaldamento globale non solo comprometteranno i diritti basilari alla vita, all’acqua, al cibo e alla casa per centinaia di milioni di persone, ma metteranno a rischio anche la democrazia e lo stato di diritto.

Perché, se le nazioni ricche riusciranno ad operare gli aggiustamenti necessari ad affrontare temperature sempre più estreme, quelle più povere non ci riusciranno. Generando così un evidente paradosso: il Sud geopolitico del planisfero, responsabile del 10 per cento delle emissioni, dovrà subirne il 75 per cento delle ricadute, precipitando in una situazione di “apartheid” di fatto.

Leggi anche: Nel 2030 si perderanno 80 milioni di posti di lavoro a causa dello stress termico

Le estinzioni

Alcuni effetti diretti provocati dell’aumento della CO2 nell’atmosfera, attraverso il ben noto effetto serra e il conseguente aumento della temperatura del pianeta, sono più facilmente riconoscibili ed evidenti: scioglimento dei ghiacciai, innalzamento del livello del mare e aumento dell’acidità marina, siccità, ondate di calore, incendi, desertificazione; sono evidenti anche alcune conseguenze indirette come le carestie, le migrazioni e le carestie, perché già accadono; ma molte altre si presenteranno in maniera del tutto imprevedibile.

Per esempio le estinzioni, che, oltre alle cause dirette già esposte  sono provocate anche dal bracconaggio e dalla caccia incontrollata, stanno aumentano in maniera esponenziale; specie animali e vegetali che non esistono più in nessun luogo della terra, e che – nella loro catena – avevano una specifica funzione e ruolo.

Caro amico che hai problemi più importanti a cui pensare

Alcuni tutt’oggi pensano che se molte specie verranno spazzate via è triste, ma l’uomo è specializzato in estinzioni, ha estinto intere civiltà umane: a confronto cosa saranno piante o animali! Questi  problemi se li pongono solo i ricchi agiati e anche un po’ snob, che non hanno il problema di arrivare a fine mese.

Invece purtroppo saranno le fasce più deboli ad esserne interessate per prime, quelli che davvero non arrivano a fine mese, e prima di loro quelli che nemmeno arrivano ad inizio mese.

Quelli più ricchi e “con la pancia piena” non saranno i primi almeno a soffrire il caldo, le carestie, la mancanza di acqua e i disordini che accompagneranno queste sciagure.

Per questo pensare che l’ambiente sia un hobby per chi sta bene è proprio sbagliato: la questione ambientale è la più importante delle questioni sociali (ed economiche, di conseguenza).

Leggi anche: Le aree più povere d’Europa sono quelle più colpite dall’inquinamento atmosferico

Altre Fonti:

https://www.huffingtonpost.it/entry/il-mondo-rischia-un-apartheid-climatico_it_5d1223d3e4b0aa375f539667

https://www.lastampa.it/tuttogreen/2019/09/26/news/rapporto-ipcc-stiamo-perdendo-i-ghiacciai-il-mare-salira-in-modo-preoccupante-1.37509302?fbclid=IwAR3BZCeGJmXH6D9YzoOHrbEWc4GXR3NyHhEAHU4NxFf-sJ_p2BRrsnVeDrM

https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2019/09/11/news/l_ambiente_non_e_un_hobby_ma_la_vera_questione_sociale-235781890/?ref=fbpa&fbclid=IwAR0gITIkvIAH9J4GY_p5Rsey-vAynKVYoqlWhb-z8U5vZFr4m5wzEjAZRRo

Foto di Iván Tamás da Pixabay

Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

Elisa Poggiali

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