Perché l’ambiente ci interessa poco?

Una corrente della psicologia studia i motivi che ci rendono “draghi dell’inazione”

Il 2019 è stato un anno sorprendente per molti aspetti. Prima di tutto perché la questione ambientale e climatica ha finalmente ricevuto un po’ di attenzione. Poca, e troppo tarda, ci conferma la scienza, ma a pochi è sfuggito che l’ultimo periodo è stato un periodo di svolta – se pur parziale – nell’attenzione concessa dai media e dalle persone al tema del millennio. Perché succede? Perché siamo stati a lungo restii (ricordiamo che la politica ambientale si fa sentire già dalla fine degli anni ’60) e siamo tuttora annoiati di fronte ad allarmi, e sensi di colpa?

Se l’è chiesto anche il Gruppo ACP Pediatri per Un Mondo Possibile, che ha analizzato la letteratura scientifica dedicata dalla psicologia al tema. A settembre 2018 la Società Britannica di Psicologia ha lanciato l’allarme: “Siamo distratti, indifferenti, o preferiamo tenere la testa sotto la sabbia, sbadigliamo davanti alla catastrofe climatica”. Perché? Secondo Robert Gifford, celebre psicologo che a proposito ha coniato il termine “draghi dell’inazione”, ci sono fondamentalmente sette barriere psicologiche che ci bloccano:

1. Una conoscenza limitata del problema

2. Visioni ideologizzate del mondo che tendono a precludere comportamenti pro-ambiente

3. Confronto con persone ritenute punti di riferimento

4. Costi irrecuperabili (ovvero mancanza di un tornaconto economico dei cambiamenti a favore dell’ambiente)

5. Sfiducia nei confronti degli esperti e delle autorità

6. Percezione dei rischi legati al cambiamento

7. Modifica inadeguata del comportamento

Lo stesso autore, per fortuna, ipotizza anche 5 modi per superare questi ostacoli:

1. Analizzare le singole barriere a livello del comportamento e definire in modo accurato tutte le azioni che determinano scelte pro ambiente, osservandole e registrandole, testando l’impatto degli interventi e valutandone il programma

2. Ideare nuovi modi di diffusione di consapevolezza sulle tematiche ambientali

3. Incrementare la conoscenza e l’opposizione ai comportamenti contro l’ambiente e scegliere messaggi che aumentino le personali capacità di affrontare il cambiamento

4. Progettare studi di intervento mirato con la finalità di analizzare le scelte comportamentali (ad esempio la modalità del viaggio e il consumo di energia)

5. Lavorare a stretto contatto con le altre discipline, con le agenzie governative, con gli esperti del settore in quanto il cambiamento dei comportamenti a favore dell’ambiente non può essere realizzato da gruppi singoli seppur capaci

Per capire meglio poi come potremmo aumentare la sensibilità dei cittadini di domani, i bambini, l’Associazione culturale pediatri (Acp) ha poi evidenziato i risultati di un interessante studio: i bambini che sono cresciuti con madri più rispettose dell’ambiente, e con un livello di istruzione più alto, avevano comportamenti più sostenibili all’età di 18 anni. Un’evidenza è apparsa particolarmente chiara: il tempo dedicato al gioco e all’esplorazione all’aperto durante l’infanzia consente di sviluppare atteggiamenti pro-ambiente in età adolescenziale.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

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