Perché molte bufale sembrano così credibili?

La “finestra di Overton” può spiegare come fatti assurdi diventino verità assolute

Molte fake news, in apparenza, sembrano fatti realmente accaduti o frasi davvero pronunciate. Una bufala costruita ad arte non ha certo la parvenza di una menzogna, ecco perché ci cascano spesso anche personaggi stimati, intellettuali e, naturalmente, tanti politici, quando non sono essi stessi a fabbricare notizie ad hoc o a cavalcare la disinformazione.

Anche grazie al Web e ai social media, che fanno da megafoni, alcune bufale si propagano al punto che l’opinione pubblica tende a prenderle per buone senza neanche porsi domande né tanto meno scavare per risalire ad una potenziale fonte, che non troverebbe.

Un esempio lampante: tra le fake news che più hanno avvelenato il pensiero comune in questi anni se ne contano a decine sui migranti, capro espiatorio evergreen che viene riesumato ogni qualvolta faccia comodo addossare la colpa ad una categoria. Non c’è riscontro reale di cibo non gradito e buttato via dai migranti ospitati in hotel o in centri di accoglienza (se non durante proteste sporadiche), per non parlare dei famigerati 35 euro al giorno che, secondo alcuni, andrebbero dritti nelle loro tasche e non a chi si occupa di gestire l’accoglienza; non è una notizia vera nemmeno quella sullo stop ai tamponi ai migranti appena sbarcati in Italia per individuare casi di Coronavirus. Eppure, quando si mettono i creduloni alle strette e si fa notare che non esistono prove della verità di questi fatti, non si riesce ad avere la meglio.

Tutta “colpa” della nostra mente

La nostra mente tende a credere a notizie e ricostruzioni che confermano le nostre teorie e i nostri dubbi. Allo stesso modo tende a scartare selettivamente e ad ignorare tutto ciò che va in controtendenza. Se pensiamo o vagamente abbiamo il dubbio che la colpa sia sempre dell’individuo con la pelle più scura, allora la nostra mente si soffermerà su accadimenti e notizie – vere o costruite – che lo confermano. Ecco perché, a volte, cadiamo tutti nel tranello e ci dimentichiamo che, al giorno d’oggi, tutte le notizie meriterebbero di essere verificate.

Joseph P. Overton (1960–2003)
Joseph P. Overton (1960–2003)

La finestra di Overton: ecco come l’incredibile diventa credibilissimo

Il sociologo Joseph P. Overton, molto prima che le fake news diventassero un problema quasi incontrollabile e persino una notizia a loro volta, diede il nome ad una serie di fasi attraverso le quali passa un concetto per tramutarsi da inaccettabile a totalmente accettato. La “finestra di Overton” spiega, ad esempio, come molte idee politiche diventano, passo dopo passo, il pensiero unico delle masse, per quanto si tratti di idee improponibili in una prima fase.
Se vengono in mente il trattamento riservato agli ebrei durante l’Olocausto a causa di teorie bizzarre, o le affermazioni secondo cui esisterebbe una razza superiore, siete sulla buona strada nella comprensione del meccanismo, che spiega comunque la diffusione di fake news anche innocue.

Le 6 fasi:

1 – impensabile/unthinkable
2 – radicale/radical
3 – accettabile/acceptable
4 – razionale/sensible
5 – diffusa/popular
6 – legalizzata/policy

Questo meccanismo è utile per individuare strategie di marketing efficaci e tecniche di comunicazione persuasive per convincere il consumatore dell’assoluta superiorità di un prodotto. In sé è un meccanismo innocuo, è una strategia comune.

La politica è un caso a parte. In questo caso, perché un messaggio sia considerato accettabile, non c’è soltanto bisogno che sia inizialmente radicale ma addirittura impensabile. Non si tratta di renderlo ridicolo o superfluo (quindi non interessante per la maggior parte delle persone); né lo si lascia insinuare lentamente nella società. Quel messaggio va presentato come del tutto normale, accettabile, familiare.
All’inizio dell’era Trump l’opinione pubblica si era scandalizzata di fatti come la bugia sul numero di persone presenti all’inaugurazione del suo mandato; all’epoca, nei talk show, ci si interrogava sulla credibilità dell’ufficio stampa della Casa Bianca. Lentamente ci si è abituati. Oggi sembra una marachella. Ci siamo abituati a Trump, i suoi messaggi e le sue azioni sono avanzati di fase in fase. Lo spiega bene un video di Vox che utilizza questo esempio macroscopico per svelarci come funziona la finestra di Overton.

Ma anche chi prova a raccontarlo cade nel tranello

Spesso chi tratta l’argomento, cita una frase attribuita a Goebbels: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”. Ebbene, non c’è prova concreta che la frase sia sua, con tutta probabilità si tratta di una rielaborazione di altri frasi. Ma è onnipresente negli articoli che parlano, come questo, di fake news e, spesso, anche dei meccanismi descritti da Overton.
Possiamo considerarla come prova della buona fede della mente umana: quella frase calza a pennello, se tutti la condividono parlando di fake news perché verificare? Noi l’abbiamo fatto.
Per il resto, il consiglio è quello di affidarsi sempre ai debunkers, coloro che ogni giorno lavorano per sfatare miti e individuare bufale, notizia dopo notizia. Gli eroi ai tempi dei social network.

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Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

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Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

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