Perché sulla corrispondenza tra carceri italiane e detenuti stranieri si danno i numeri

Campionamenti disomogenei, dati non aggiornati, statistiche affrettate. Forse è il caso di dare meno i numeri

La popolazione carceraria in Italia è di 58.745 persone. 19.860 sono stranieri, il 33% del totale. Gli italiani sono 55.445.550, quindi c’è un detenuto italiano ogni 1425.  Gli stranieri sono 5.144.440, quindi c’è un detenuto straniero ogni 259. Periodicamente circolano statistiche a sostegno della tesi che a delinquere, in Italia, siano in netta maggioranza gli stranieri. “I numeri non sono razzisti”, spiega con il dito alzato il giornalista e il politico di turno. Perché le statistiche abbiano senso, occorre disporre di basi decenti per comprendere la statistica, così si scoprirebbe che la popolazione carceraria è composta in grande maggioranza da determinate fasce anagrafiche e di reddito. Tutti gli immigrati rientrano in queste fasce, gli italiani, ovviamente, no.
Chiunque non sia in malafede dovrebbe sapere che è piuttosto sciocco confrontare un campione omogeneo con uno disomogeneo. Se si usano i dati in questo modo, allora è lecito dire che gli stranieri ci rendono ricchi perché nonostante siano l’8% della popolazione producono il 9% del Pil, e pagano le pensioni agli italiani, perché versano in contributi 5 miliardi in più di quanto non ne prendano come pensioni. Discorsi sciocchi sulla base di un utilizzo sciocco delle statistiche. La premessa necessaria per cercare di chiarire se c’è un rapporto tra criminalità, carcere e immigrazione è campionare gli italiani nello stesso modo con cui si campionano gli stranieri.  

In uno studio molto approfondito, pubblicato nel 2016, Francesco Palazzo, docente di Diritto penale all’università di Firenze, sottolinea che la maggiore concentrazione di detenuti stranieri si spiega anzitutto col fatto che i condannati stranieri «hanno una maggiore difficoltà ad accedere alle misure alternative al carcere», sia perché non possono permettersi una difesa diversa da quella d’ufficio, sia perché talvolta non dispongono nemmeno delle condizioni necessarie per ottenere tali misure, dal momento che condizioni necessarie affinché un condannato ottenga libertà vigilata, arresti domiciliari, eccetera, sono l’avere una casa e un lavoro stabile. Inutile sottolineare quanti, di questi immigrati, non dispongano né dell’una né dell’altra.

C’è poi un altro distinguo da fare. Stando a uno studio di Confcommercio, il 70% dei reati commessi dagli stranieri si attribuisce a persone che si trovano irregolarmente sul territorio italiano, ovvero senza regolare documento. L’ultima volta che il Ministero degli Interni ha fornito in ambito giuridico-penale dati scorporati, suddividendo tra immigrati regolari e irregolari, è stato nel 2005. Se incrociamo i dati di Confcommercio con quelli divulgati nel 2007 dal ministero degli Interni (visionabili qui) per cui l’80% degli stranieri arrestati per reati gravi era composto da persone irregolari in Italia, e quelli relativi allo studio condotto nel 2013 dalla Rodolfo Debenedetti Foundation, per cui il 90% degli stranieri che si trovavano nelle carceri italiane erano degli irregolari, capiamo la direzione, intuiamo la tendenza. Non possiamo, però, definire la correlazione tra l’essere stranieri e il compiere reati, né tantomeno possiamo indicare una preciso un metodo di classificazione  tra la condizione di irregolarità, o clandestinità, che dir si voglia, e la probabilità di commettere reati, anche perché conosciamo i numeri degli stranieri irregolari arrestati, incriminati e denunciati, ma ignoriamo quanti siano gli irregolari in totale. Si era detto 600mila, poi 90mila.  Al termine della riunione su sicurezza, terrorismo e immigrazione tenutasi in aprile al Viminale, il ministro dell’Interno ha detto che il numero di migranti irregolari stimati nel nostro paese è di circa 90mila:

“Dal combinato dei dati degli ultimi 4 anni e mezzo emerge che in Italia si ha una clandestinità di 90mila soggetti massimo, essendo pessimisti. Il numero di irregolari che si stima siano presenti sul nostro territorio è molto più basso anche rispetto a quanto potessi presumere”.

C’è infine uno studio piuttosto autorevole e condotto nel 2009 dal Centro Studi e Ricerche Idos insieme a Redattore Sociale. Emerge che fra le 550.590 denunce a persone note presentate nel 2005 e alle quali sono seguite azioni giudiziarie, soltanto 37.709 erano rivolte contro stranieri regolarmente residenti.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

Stela Xhunga

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