Pere: quest’anno è il più difficile?

Clima sfavorevole e attacchi di nuovi insetti hanno messo in grossa crisi la produzione italiana

Autunno piovoso, estate troppo calda, proliferazione di insetti “alieni” e per le pere quest’anno si parla chiaramente di un “calo della produzione come non si era mai visto in precedenza”: questa la denuncia di Oi Pera, Organizzazione Interprofessionale che unisce diverse realtà produttive legate a questo frutto.

Già nell’estate si stimavano produzioni basse, per via del clima e della pioggia primaverile che non ha aiutato l’impollinazione, senza dimenticare qualche caso di frutteti colpiti dalla grandine che quest’anno ha impazzato in tutta Italia. Una volta fatta la raccolta si è scoperto che la produzione si è ulteriormente ridotta: secondo Oi Pera, oggi si può stimare a livello nazionale un’offerta di circa 365.000 tonnellate, contro le 730.000 tonnellate del 2018 e le 934.000 tonnellate raggiunte nel 2011.

Sembrerebbe il peggior anno di sempre. E sembrerebbe che a creare gran parte del danno ulteriore alle poche pere rimaste siano stati un insetto, la cimice asiatica, e un fungo, l’alternaria. La cimice asiatica (halyomorpha halys) è un insetto non autoctono, di origine cinese e giapponese, non ha antagonisti naturali e si è sviluppato molto nelle nostre campagne in questi mesi. Punge il frutto, non solo le pere, e lo fa deformare. L’alternaria è invece un fungo che si sviluppa bene in ambienti caldi e umidi, che colpisce tutte le parti del pero, e le fa marcire. «Questa fortissima differenza fra le stime effettuate in precedenza e i dati calcolati sulla base dei conferimenti ultimati non può essere ascrivibile a nient’altro se non ai gravissimi problemi derivanti dalla diffusione della cimice asiatica e dall’alternaria  – dichiara Gianni Amidei, presidente OI Pera – non prevedibili tre mesi fa. Questi due fattori gravissimi – prosegue Amidei – non hanno comportato solo una riduzione dei quantitativi, ma sono andati a influire sulla quota di prodotto adatto alla commercializzazione del fresco. Rispetto a un’annata normale, infatti, nella quale il prodotto commercializzabile si pone mediamente su quasi il 70% del totale, oggi questa percentuale scende mediamente sul 55% del totale».

Una delle situazioni più gravi è in Emilia Romagna, patria di questo tipo di frutto, dove molte aziende sono a rischio. Si stanno attuando dei piani per rispondere a questa emergenza: pochi giorni fa il Ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova ha annunciato aiuti e un impegno per il settore, mentre si sperimentano azioni contro la cimice asiatica, dal controllo con trappole all’ipotesi sperimentale di scatenarle contro un altro insetto asiatico che la contrasti, la Vespa Samurai.

Dal lato del consumatore, se si vuole aiutare questo settore, il consiglio è sempre quello di guardare all’etichetta e privilegiare le produzioni locali e nostrane.

Immagine di Kevin Phillips

Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi

Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi