Philip Morris: no alla cannabis legale, sì al cambiamento climatico

Purché nei limiti, piogge e temperature più intense potrebbero far risparmiare al colosso del tabacco 10 milioni di dollari.

«IQOS è un prodotto che scalda il tabacco senza bruciarlo ed è importante perché il danno del tabacco non è nella nicotina, ma nel fumo che genera circa 8mila composti molto tossici che possono provocare bruttissime malattie e anche condurre alla morte», ha dichiarato ad Askanews l’amministratore delegato di Philip Morris Italia, Eugenio Sidoli.

Il colosso, proprietario anche di Marlboro, nel 2018 ha aumentato le vendite di IQOS fino al 14,4%, con picchi in Unione europea, Germania e Italia in testa. Un risultato promettente, specie se rapportato ai dati della vendita delle tradizionali sigarette a combustione, in calo invece del 2,8%. A influenzare la scelta dei consumatori gioca ancora l’idea che le IQOS siano davvero reduced-risk products, come sostengono Philip Morris e gli altri produttori.

L’idea che le IQOS e le sigarette elettroniche siano innocue è una narrazione che gli studi hanno smentito l’indomani della loro comparsa. L’ultimo è lo studio pubblicato sul giornale della European Respiratory Society ERJ Open Research. Analisi in laboratorio condotte su cellule umane delle vie aeree (epiteliali e muscolari lisce) esposte per 72 ore a concentrazioni di fumo di sigaretta, di vapore di sigaretta elettronica, e di aerosol emesso da IQOS, evidenziano che mentre gli effetti dannosi delle sigarette e dell’aerosol dell’IQOS compaiono già a basse concentrazioni (1,5 e 5%), quelli delle sigarette elettroniche si manifestano ugualmente, ma a concentrazioni più elevate (5-10%).

Gli obiettivi di André Calantzopoulos, Ceo di Philip Morris, vanno però al di là della medicina, e puntano dritto verso una società prospera, in salute. Come più volte dichiarato, l’dea del più grande produttore di tabacco al mondo è di spostare il proprio core business dalle bionde alle sigarette senza combustione e “a rischio ridotto”, che garantirebbero, oltre che il fatturato di Philip Morris, il «futuro a lungo termine della società e la sostenibilità dell’aumento di utili e dividendo».

E proprio sul futuro, in relazione al cambiamento climatico in atto, i portavoce di Philip Morris hanno esposto una teoria tutta loro.  Stando a una comunicazione riportata da CDP, associazione no profit che raccoglie le informazioni dalle imprese e monitora così l’impatto ambientale di ciascuna, Philip Morris ha dichiarato di ritenere che piogge e temperature sempre più intense potrebbero far risparmiare alla multinazionale 10 milioni di dollari.

Le piogge costanti, infatti, mantenendo costantemente umido il terreno, prolungherebbero il ciclo di vita delle piantagioni di tabacco, addirittura migliorandone potenzialmente la qualità. E così anche il clima torrido, altro spettro che sembra venirci incontro dal futuro, sarebbe un toccasana per il tabacco di Philip Morris, che vedrebbe dimezzato il lavoro di essiccazione delle foglie di tabacco, che comporta tempi, costi e quantitativi enormi di legna da ardere per riscaldare gli edifici adibiti all’essiccazione.

Una dichiarazione quantomeno coraggiosa quella di Philip Morris, perché stridente con l’operazione di brand washing con cui la multinazionale del tabacco da anni sta cercando di riabilitarsi agli occhi dell’opinione pubblica, al punto da accaparrarsi una nota di merito in materia di salvaguardia ambientale proprio da parte dell’associazione CDP, e da rifiutare il mercato della cannabis legale, settore in fortissima espansione ormai ovunque. “Certe Ong che sempre ci attaccano, anche quando proponiamo prodotti che eliminano la nociva combustione, non mi pare facciano osservazioni critiche su un settore come quello della marijuana, che va a combustione” ha insinuato non senza ambiguità Calantzopoulos.

No alla cannabis, sì al cambiamento climatico, purché l’aumento delle temperature globali entro il 2040 non raggiunga l’1,5° come pronosticato da IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) nei sui reports. In quel caso ci perderebbe anche un colosso come Philip Morris.

Photo credits Today.it

Stela Xhunga

Stela Xhunga

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