Piantare alberi per la salute di tutti: persone e pianeta

Quali sono i più efficaci?

È ormai a tutti noto che gli alberi e gli arbusti fungono da intercettatori di CO2, fissando il carbonio in modo anche permanente sotto forma di biomassa. L’entità degli scambi gassosi tra l’albero e l’atmosfera cambia a seconda dell’età e dello stato di salute dell’albero stesso, ma il bilancio netto globale di una macchia di vegetazione in equilibrio con l’ambiente circostante si può considerare stabile nel tempo. 

A questo riguardo, i boschi periurbani, i parchi cittadini e i giardini, fungendo da accumulatori di CO2, giocano un ruolo fondamentale nel combattere i livelli crescenti di anidride carbonica atmosferica. Non solo: le piante hanno un ruolo importante anche nell’intercettare le polveri sottili, il PM10 e il PM 2.5, particelle grandi quanto 1/5 della sezione di un capello, che hanno le maggiori ripercussioni sulla salute umana: se il primo viene intercettato dalle prime vie respiratorie, il secondo va a depositarsi nelle terminazioni polmonari e nelle arterie.

In un’intervista pubblicata sull’Independent, Thomas Crowther, giovanissimo professore presso il Global Ecosystem Ecology dell’ETH Zürich, e il suo gruppo di studio hanno spiegato che la possibilità di piantumare 1,2 milioni di miliardi di alberi in parchi, foreste e zone verdi abbandonate, avrebbe un impatto nel contrastare il cambiamento climatico superiore a qualsiasi altra misura adottata dall’essere umano: dalla costruzione di impianti fotovoltaici a quella di turbine eoliche.

In termini quantitativi, ridurrebbe la quantità di CO2 nell’atmosfera in quantità pari a quella emessa dagli esseri umani nell’arco di un decennio. Infatti, secondo questo gruppo di ricerca, la presenza degli attuali 3 milioni di miliardi di alberi riesce ad abbattere 400 gigatonnellate annue e se a questi fosse aggiunto un altro 1,2 milione di miliardi di alberi, verrebbe catturato un altro centinaio di gigatonnellate di CO2, pari alle emissioni causate dall’uomo nell’arco di un decennio.

«Così possiamo affrontare due delle maggiori sfide del nostro tempo: il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità ed è una cosa bellissima perché coinvolge chiunque – è opinione di professor Crowthe – Piantare alberi, letteralmente, rende le persone più felici nei contesti urbani, migliora la qualità dell’aria, quella dell’acqua, del cibo, l’ecosistema: è un qualcosa di tanto semplice quanto tangibile».

In Italia ogni abitante dispone in città di appena 31 metri quadrati di verde urbano, e la situazione peggiora per le metropoli del nord. Di fronte all’evidente cambiamento del clima in atto – sostiene la Coldiretti sull’argomento – non si può continuare a rincorrere le emergenze, ma bisogna intervenire in modo strutturale favorendo nelle città la diffusione del verde pubblico e privato che concorre a combattere le polveri sottili e gli inquinanti gassosi.

Una pianta adulta – spiega la Coldiretti – è capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili e un ettaro di piante elimina circa 20 chili di polveri e smog in un anno. Particelle che, nell’arco di un anno, in Italia, secondo l’Agenzia europea dell’Ambiente causano circa 80.000 morti premature.

È sempre della Codiretti uno studio recente, molto interessante, che si è concentrato sulle essenze e ha prodotto una classifica delle prime dieci piante mangia smog.  Al primo posto c’è l’Acero Riccio che raggiunge un’altezza di 20 metri, con un tronco slanciato e diritto e foglie di grandi dimensioni, fra i 10 e i 15 cm, con al termine una punta spesso ricurva da cui deriva l’appellativo di “riccio”: ogni esemplare è in grado di assorbire fino a 3.800 chili di CO2 in vent’anni e ha un’ottima capacità complessiva di mitigazione dell’inquinamento e di abbattimento delle isole di calore negli ambienti urbani. A pari merito, con 3.100 chili di CO2 aspirate dall’aria, ci sono poi la Betulla verrucosa, in grado di crescere sui terreni più difficili e il Cerro che può arrivare fino a 35 metri di altezza.

Il Ginkgo Biloba, un albero antichissimo le cui origini risalgono a 250 milioni di anni fa, oltre ad assorbire 2.800 chili di CO2 vanta anche un’alta capacità di barriera contro gas, polveri e afa e ha una forte adattabilità a tutti i terreni compresi quelli urbani. Fra gli alberi anti smog troviamo il Tiglio, il Bagolaro che è fra i più longevi, con radici profonde e salde come quelle dell’Olmo campestre. Il Frassino comune è un altro gigante verde che può arrivare a 40 metri mentre l’Ontano nero è il piccolino del gruppo con un’altezza media di 10 metri, ma che, nonostante le dimensioni ridotte, riesce a bloccare fino a 2.600 chili di CO2 e a garantire un forte assorbimento di inquinanti gassosi.

Secondo uno studio di “The Nature Conservancy”, svolto in quasi 300 città di tutto il mondo, un albero può ridurre il particolato nell’aria che lo circonda in una percentuale che va dal 7% al 24%; piantare alberi in città, realizzare orti urbani anche sopraelevati come la meravigliosa HighLane di New York, è il miglior investimento per un sindaco. Altri effetti benefici sono intuibili, ma oggi sono anche provati scientificamente: i ricercatori delle Università di York e Edimburgo hanno condotto uno studio, pubblicato sulla rivista International Journal of Environmental Research and Public Health, sugli effetti cognitivi che hanno vari contesti urbani sulle persone più anziane. Ad esempio camminare in città, attraversare piazzali circondati da palazzi o aree dalla vegetazione lussureggiante, modifica il nostro umore – in meglio nel secondo caso – e può arrivare secondo altri studi a ridurre significativamente anche il rischio di depressione.

Piantumare diffusamente, coltivare gli orti urbani è una attività che riqualifica interi quartieri, responsabilizza i cittadini, li rende orgogliosi e spesso fa aumentare anche il valore economico degli immobili. Coltivare la città vuol dire coltivarla ovunque sia possibile, riempiendo ogni spazio, anche il meno accogliente; l’“agritecture”, parola usata negli USA che coniuga agricoltura e architettura sostenibile, rende bene il concetto.

Per tutte queste ragioni sono importanti interventi massicci nelle città: sia da parte degli Amministratori per quanto riguarda gli spazi pubblici, ma anche le misure di defiscalizzazione degli interventi su giardini e terrazzi, anche condominiali, come il bonus verde del 36%, che favoriscono la crescita di spazi verdi privati. Misure necessarie e strategiche per la lotta italiana all’inquinamento, anche alla luce del provvedimento adottato dalla Commissione europea che il 17 maggio 2018 ha deferito l’Italia (insieme a Francia, Germania, Ungheria, Romania e Regno Unito) alla Corte di giustizia dell’Ue per mancato rispetto dei valori limite stabiliti per la qualità dell’aria e per aver omesso di prendere misure appropriate per ridurre al minimo i periodi di superamento.

In particolare all’Italia è contestato il superamento per più di 35 giorni in un anno dei valori limite giornalieri delle polveri sottili con 50 microgrammi per metro cubo in 28 aree nel territorio nazionale in Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio, dove i valori limite giornalieri sono stati costantemente superati; situazione che, nelle grandi città, si sa, si ripete praticamente ogni anno soprattutto nel periodo invernale quando non piove.

La natura in città può quindi avere un ruolo importante in questa sfida, gli alberi devono far parte di un portafoglio di interventi volti a “pulire” l’aria urbana, anche se non possono e non devono sostituire altre strategie per rendere l’aria più sana. Devono essere usati insieme a queste.

Ci sono degli accorgimenti generali che devono essere considerati nelle valutazioni, oltre alla scelta delle essenze, li vediamo di seguito:

  • piantare vere e proprie barriere di vegetazione vicino alle fonti di inquinamento atmosferico;
  • usare tipologie di barriere moderatamente dense, le migliori per la rimozione degli inquinanti;
  • usare alberi, arbusti ed erba per la “cattura” a più livelli;
  • selezionare le piante opportunamente.

Per quanto riguarda quest’ultimo criterio, la selezione delle piante deve basarsi su questi punti  generali, ma essenziali:

  • Gli alberi sempreverdi possono rimuovere più inquinanti, tuttavia molte specie di conifere sono sensibili agli inquinanti comuni e la valutazione deve essere fatta caso per caso.
  • Selezionare piante con ramificazione e, quindi, chioma densa.
  • Le foglie con superfici pelose, resinose e ruvide catturano più particelle delle foglie lisce.
  • Le foglie più piccole sono generalmente collettori più efficienti delle foglie più grandi.
  • Le specie erbacee possono assorbire più inquinanti gassosi.
  • Usare più specie per mantenere o aumentare la biodiversità.
  • Utilizzare specie a vita lunga che richiedono una gestione minima.
  • Selezionare le specie con resistenza ai parassiti e alle malattie.
  • Selezionare le specie adatte al sito.
LA TOP TEN DELLE PIANTE ANTI SMOG IN TABELLA:

Fonte: Elaborazione Coldiretti su dati Cnr 
(Istituto di Biometeorologia (Ibimet) del Cnr di Bologna

Altre Fonti:

http://www.rinnovabili.it/ambiente/cancellare-10-anni-emissioni-piantando-miliardi-alberi/

http://www.alternativasostenibile.it/articolo/inquinamento-aria-con-soli-31-mq-di-verde-testa-torna-stop-citt%C3%A0

https://www.agi.it/blog-italia/new-botanics/orti_urbani_inquinamento_cambiamenti_climatici-4939096/post/2019-02-02/

http://www.georgofili.info/detail.aspx?id=1451

https://it-it.facebook.com/arboricolturaurbana/
Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

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