Ponte Morandi: il danno e la beffa

Gli sfollati dovranno continuare a pagare il mutuo

La mattina del 14 agosto 2018 è crollato il Ponte Morandi. Conosciuto anche come il piccolo ponte di Brooklyn, simbolo di Genova e importante punto di passaggio e collegamento per persone e merci.

Il crollo del ponte ha causato 43 vittime e centinaia di sfollati. Sono quasi 300 le famiglie che sono state evacuate e molte di loro non potranno più rientrare nella propria abitazione, come quelle le cui case si trovano sotto il moncone, per queste è già previsto l’abbattimento.

Il paradosso di questo evento drammatico che ha scosso tutta Italia è che le famiglie dovranno continuare a pagare il mutuo anche se la propria casa non esiste più. Questo è quanto prevede il nostro ordinamento. Come si evince dalla Gazzetta Ufficiale dove è stato anche dichiarato per 12 mesi, a partire dal 15 agosto 2018, lo stato di emergenza, ai proprietari delle abitazioni direttamente interessate si garantisce la possibilità di richiedere la sospensione dei mutui della quota capitale o dell’intera rata del mutuo ipotecario fino ad un massimo di 12 mesi. Una misura temporanea quindi, a meno che il Governo non approvi l’annullamento dei mutui.

Ma le case non esistono più o, se ancora in piedi ma pericolanti, verranno abbattute. Come sembra essere quasi una normalità per il nostro paese, siamo di fronte ad una situazione paradossale e, come spiega Aldo Bissi, collaboratore di Ridare, portale di Giuffré Francis Lefevbre che affronta tutte le tematiche in materia di risarcimento del danno e responsabilità: “l‘obbligo di restituzione del mutuo è indipendente rispetto alla perdurante esistenza del bene che si è acquistato impiegando la somma mutuata; nel caso che ci occupa, dunque, il mutuatario rimane obbligato a provvedere al pagamento delle rate di mutuo anche nell’ipotesi di perimento totale del bene immobile”. Anche la banca subirebbe un danno dall’abbattimento della casa, in quanto ipotecata, e quindi potrebbe ” in caso di sospensione dei pagamenti, rivalersi su eventuali altri beni del debitore o sulle sue fonti di reddito (per esempio pignorando lo stipendio)”.

Al termine del tempo di sospensione concesso, le famiglie sfollate di Genova dovranno quindi ricominciare a pagare le rate del mutuo.

Unico modo per evitare che questo avvenga sarebbe aver sottoscritto una polizza assicurativa ad hoc che copra il rischio di “perimento dell’immobile”, assicurazioni molto rare che quasi nessuno stipula.

Oppure, data la natura dell’evento e considerando che sono sempre i cittadini a rimetterci, altra ipotesi sarebbe quella di un decreto del governo che, coordinato con l’ABI (Associazione Bancaria Italiana) e le banche interessate, intervenga affinché venga annullato l’obbligo di restituzione del mutuo per quelle case che non ci sono e non ci saranno più.

Ma in questo paese è difficile fare ipotesi logiche su cosa si deciderà e succederà, quindi, come troppo spesso succede staremo a vedere, da spettatori inermi.

Clicca qui per leggere tutti gli articoli sul Ponte Morandi

Commenta con Facebook
Claudia Faverio

Claudia Faverio

Collabora con People For Planet come social media manager e content analyst

commenta

Claudia Faverio

Claudia Faverio

Collabora con People For Planet come social media manager e content analyst