Ponte Morandi, Italia: di fronte al disastro

Il crollo di Ponte Morandi pone questioni che non si possono più rinviare

  1. In Italia negli ultimi 5 anni sono crollati 6 ponti. Non si può parlare di caso o di fatalità. 2014: Saxa Rubra e Ponte Lungo a Ceto; 2015 Palermo-Agrigento; 2016 Annone Brianza; 2017 Fossano; e ora, 2018, Genova.
  2. Ci sono ponti che sono stati costruiti negli anni ’60, come Ponte Morandi, per condizioni di traffico radicalmente diverse da quelle attuali ma anche ponti crollati (è il caso di quello sulla Palermo-Agrigento) meno di una settimana dopo l’inaugurazione. Quindi si intrecciano due questioni: riprogrammare la rete viaria alla luce delle nuove esigenze; controllare che le cose siano fatte bene.
  3. La rete viaria italiana è in sofferenza (ciascuno di noi lo vede) per l’enorme flusso di trasporto su gomma delle merci. Bisogna adottare misure per ridurre questo flusso, attraverso sistemi di trasporto alternativi, altrimenti ogni adeguamento della rete viaria rischierà di diventare rapidamente obsoleto.
  4. Bisogna dirsi con franchezza che il “No a qualsiasi cosa” non è una posizione ecologica. Se ci sono opere inutili o dannose ce ne sono altre necessarie.
  5. Basta con i politici “piacioni”, quelli che per non scontentare nessuno non prendono mai una posizione definita rispetto alle cose, che rinviano qualsiasi decisione tanto poi ci sarà qualcun altro a decidere in futuro… Abbiamo bisogno di politici coraggiosi, capaci anche di decisioni che i sondaggi giudicano impopolari. Se no cambino mestiere, è meglio per tutti.
    La questione “gronda” a Genova (il percorso alternativo al ponte crollato) è in discussione da 34 (trentaquattro!) anni.

Foto di Piero Cruciatti/AFP pubblicata su www.ilfattoquotidiano.itFoto di Piero Cruciatti/AFP pubblicata su www.ilfattoquotidiano.it

Immagine copertina: RadioSantaCruz

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Bruno Patierno

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Project Manager di People For Planet

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