#PortaLaTazza e #PortaIlBicchiere: ti regaliamo un giro! L’idea di una giovane barista

Idea semplice e vincente che fa risparmiare tutti

Siamo tutti sempre pronti a lamentarci del degrado per strada e delle montagne di rifiuti che la pandemia ha portato con sé, ma in quanti avremmo avuto questa idea? Il piccolo, e finora noto a pochi, bar Ciabot, a Borgata Corbiglia, una frazione del torinese, ha lanciato l’iniziativa #PortaLaTazza per ridurre i rifiuti dell’asporto e in poche ore ha sbancato il web. Io l’ho letto sulla pagina Facebook del mio quartiere, in centro a Milano, e l’idea è sembrata la soluzione nei commenti di molti che, tra birre d’asporto e caffè in piedi, notano l’imbruttirsi delle piazze cittadine, e se ne lamentavano senza sollievo.

L’incentivo? Una bevuta gratis

Ecco dunque una possibile risposta: oltre alla borraccia, infiliamo nello zaino una tazzina, o un bicchiere da campeggio, di quelli infrangibili, e mostriamoci orgogliosi di usarli. Se poi bar e locali volessero seguire l’esempio torinese e offrire una bevuta (caffè, ma anche birra, aperitivo e quant’altro) ogni 10 ne saremmo ancora più orgogliosi. Dal canto suo, infatti, il locale può contare su un notevole risparmio, limitando l’uso dell’usa e getta.

La sensibilità di Alessia

“Con l’asporto stiamo producendo troppi rifiuti. Se andiamo avanti così la terra soffocherà. Basta una tazza per aiutarla a respirare. #portalatazza e ogni 10 caffè avrai un caffè in omaggio. Essere ecologici è conveniente!”. Questo il messaggio che sta facendo impazzire il web. A chi è venuta l’idea? È giovanissima e donna, Alessia Bruno, 25 anni, la titolare che gestisce il bar con i suoi genitori da 5 anni. Non è questa la sua prima idea green: ha già introdotto borracce personalizzate con il nome inciso gratuitamente e l’acqua alla spina.

L’immondizia è troppa

“Salvo i brevi periodi in zona gialla, è da novembre che bar e ristoranti sono obbligati a servire cibo e bevande d’asporto producendo davvero troppa immondizia – ha spiegato Alessia a Terrnuova – Il nostro bar è arrivato a produrre due sacchi d’immondizia al giorno solo di bicchierini da caffè. Abbiamo sempre cercato di rifornirci di materiale biodegradabile, ma non sempre ci riuscivamo perché le forniture erano scarse e i nostri fornitori spesso rimanevano senza”.

Il biodegradabile non aiuta

Tra l’altro, ad Alessia naturalmente non sfuggono le criticità del ricorso all’usa e getta anche compostabile: “Per produrre bicchierini compostabili si sprecano materie prime vegetali, acqua e terreno, serve anche tanta energia per tutta la filiera di produzione. Che senso ha usare questi oggetti una volta e buttarli? È uno spreco assurdo che si potrebbe evitare col gesto semplice di portarsi la tazza da casa” ha aggiunto.

Dal caffè al vino…è un attimo

Ma come reagisce la gente del paese? “Inizialmente con un po’ di titubanza, poi hanno iniziato a portare tazzine per caffè e tazze per orzo o cappuccino….addirittura alcuni signori anziani sono venuti con il loro bicchiere chiedendomi di riempirlo di vino!”. Come dar loro torto, appunto. Del resto, Bar Ciabot deriva da ciabòt, un piccolo fabbricato caratteristico dei vigneti piemontesi che raccoglie utensili e mezzi vari legati al lavoro della viticoltura, e vanta anche una produzione propria.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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