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Poveri, rancorosi, urticanti come spray al peperoncino

Secondo i Dati Censis in questi ultimi anni gli italiani si sono incattiviti. L’Italia sembra vivere in un film di Ettore Scola, senza il lirismo di Ettore Scola.

“Non si può morire così”

In che senso? Quale formula dovrebbe avere la morte per trovare motivo di legittimità? La morte è terribile, in qualunque situazione, a tutte le età, settimane, mesi o anni. Lo è per chi rimane e prova lo sgomento di ritrovarsi solo, senza un grammo della volontà gioiosa profetizzata da Nietzsche, malgrado il superamento di dio, malgrado il materialismo laico occidentale.

Non ci sono morti più o meno terribili agli occhi di chi resta, anche se alcuni sembrano prestare più attenzione alle persone che muoiono sotto una balaustra di Corinaldo che a quelle che muoiono sotto un’onda del Mediterraneo. Forse perché credono più nella vita di chi si sposta per andare a un concerto che in quella di chi si sposta per rifarsela, la vita. Per eludere le difese che abbiamo eretto di fronte all’angoscia che suscita la miseria altrui e rendere più credibile la vita di chi sfugge dai campi libici, i giornalisti Amedeo Ricucci e Simone Bianchi nel 2017 hanno fatto un reportage, L’imbroglio, girato quando agli esteri c’era Marco Minniti, ed è stato fatto sparire dalle teche Rai. (Non qui, però, dove dalla pagina Facebook di Ricucci è ancora visibile).

Incattiviti e rancorosi, l’ultimo rapporto Censis definisce così gli italiani, riuniti sotto un rudimentale imperativo che potrebbe essere riassunto nel motto “Chi vuol esser lieto, non ci provi: di doman non v’è certezza“.

Se già l’anno scorso, nel 2017, l’immaginario collettivo aveva “perso la sua forza propulsiva di una volta”, ed era venuta a mancare “un’agenda condivisa”, ora, testuali parole del Censis, siamo ostaggio di una sorta di “sovranismo psichico”, uno stato pervasivo che più o meno consapevolmente “talvolta assume i profili paranoici della caccia al capro espiatorio, quando la cattiveria – dopo e oltre il rancore – diventa la leva cinica di un presunto riscatto e si dispiega in una conflittualità latente, indivualizzata, pulviscolare”. Incattiviti, rancorosi e spaventati perché sempre più poveri. Dal 2000 a oggi gli stipendi italiani sono cresciuti di un decimo rispetto a quelli francesi e tedeschi. Dal 2008 a oggi il divario tra lo stipendio dei giovani e quello degli anziani è aumentato di 4000 euro.

I giovani italiani diventano sempre più poveri e milioni e milioni di poveri altrettanto giovani premono sulle frontiere del Sud Europa e finiscono per essere poveri qui, non più in Africa e in Medio Oriente. Al di là delle ideologie è un problema pratico che l’Europa deve ridistribuire fra i suoi membri al più presto, a partire da una riformulazione dei trattati di Dublino. Prima ancora di scuotere la testa con tono grave e ripetere che non si può morire così, ci si dovrebbe chiedere se si possa continuare a vivere così, ognuno al di qua di una barricata.

Senza andare troppo indietro nel tempo, fino al mese scorso il partito della Lega costellava l’Italia di gazebo dove venivano distribuiti gratuitamente spray al peperoncino. Non significa niente. Nella pratica la Lega non è responsabile della tragedia di Corinaldo, così come nella teoria lo strumento non può fare le veci delle intenzioni di chi ne fa uso. Siccome però la vita dipende da quella strana intersezione tra pratica e teoria chiamata coscienza, chi invoca la legittima difesa e vuole sdoganare la detenzione di armi e di ‘dispositivi di difesa’ è ora che inizi a interrogarsi sui possibili scenari di ‘offesa’ che gli strumenti di ‘difesa’ sono in grado di creare.

Brutti, sporchi e cattivi come in un film di Ettore Scola ma senza il lirismo di Ettore Scola, è così che stiamo diventando. Poveri anche dell’antico genio di entrare in una cabina elettorale, mettere una fetta di mortadella dentro la scheda elettorale, e scrivere: “Magnateve pure questa”.

Immagine di copertina: Vita.it

Stela Xhunga

Stela Xhunga

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