Latte artificiale ai neonati: molti ospedali indicano alle mamme la marca da usare. Ma è illegale

Per legge le lettere di dimissioni dei neonati non devono avere uno spazio apposito per la prescrizione dei sostituti del latte materno

AGGIORNAMENTO:
Peopleforplanet ha chiesto un incontro alla ministra della Salute Giulia Grillo al fine di parlare di questo argomento e conoscere il parere della ministra al riguardo.
L’ufficio stampa del ministero della Salute ha dato riscontro positivo di ricezione. Siamo in fiduciosa attesa che ci riservino un appuntamento.

 

Molti ospedali italiani al momento delle dimissioni post-parto di mamma e bimbo prescrivono latte in polvere per neonati indicando una specifica marca. E così molte neomamme tornano a casa con in braccio il piccolo e, in mano, il libretto di dimissioni – o in alternativa una sorta di “ricetta” – con l’indicazione di quale latte artificiale (tecnicamente: latte in formula) utilizzare per alimentare il nuovo arrivato nel caso in cui non avessero latte o il loro latte non fosse sufficiente. Una condotta illegale che ormai va avanti da diversi anni.

“Le neomamme che ricevono il libretto di dimissioni del proprio bimbo con l’indicazione di una marca di latte artificiale, oppure un foglio che somiglia in tutto a una ricetta medica con la segnalazione del latte da dare al proprio figlio, solitamente in buona fede pensano che questo ‘consiglio’ sia stato dato per qualche motivo medico. Ma non è così, e questa indicazione costituisce invece una violazione di legge“, afferma Martina Carabetta, Consulente professionale in allattamento materno (Ibclc, International board certified lactation consultant).

La legge c’è, ma non viene rispettata

Nel nostro Paese esiste infatti una legge del 1994, aggiornata dal Decreto 09 aprile 2009 , n. 82 (Regolamento concernente l’attuazione della direttiva 2006/141/CE per la parte riguardante gli alimenti per lattanti e gli alimenti di proseguimento destinati alla Comunità europea e all’esportazione presso Paesi terzi) che all’articolo 10 precisa che “la pubblicità degli alimenti per lattanti (soggetti di età inferiore a dodici mesi, ndr) è vietata in qualunque modo, in qualunque forma e attraverso qualsiasi canale, compresi gli ospedali, i consultori familiari, gli asili nido, gli studi medici, nonché convegni, congressi, stand ed esposizioni”, mentre l’articolo 14 specifica che “le lettere di dimissione per i neonati non devono prevedere uno spazio predefinito per le prescrizioni dei sostituti del latte materno”. La realtà, però, ci racconta una storia diversa, di una legge che è stata negli anni, e viene tuttora, quotidianamente disattesa.

Pratica illegale ed eticamente scorretta

La promozione di una determinata marca di latte artificiale, spiega Carabetta, “non solo è vietata dalla legge italiana, ma è anche eticamente scorretta dato che arriva dagli operatori della salute, che hanno ovviamente autorevolezza agli occhi delle neomamme e dei neopapà. L’indicazione di uno specifico latte artificiale alla dimissione dall’ospedale dopo il parto induce infatti i genitori a credere che quella marca sia migliore rispetto ad altre, o che il bambino sia obbligato per qualche motivo ad assumere quello specifico latte“.

Tecniche di marketing

Nulla di più fuorviante: i latte in formula, infatti, sono molto simili tra loro perché “la loro composizione è determinata da una normativa europea alla quale tutti i produttori devono attenersi. Possono esserci piccole variazioni che, comunque, devono risultare comprese nei limiti previsti da questa normativa. Le presunte ‘qualità speciali‘ che vanta una o un’altra marca sono invece solo tecniche di marketing”, precisa l’esperta.

Promuovere l’allattamento al seno

“Un ospedale, a maggior ragione se pubblico, non dovrebbe diventare strumento di marketing per produttori di latte, biberon o quant’altro. Il latte artificiale dovrebbe essere suggerito solo dopo un serio lavoro di promozione dell’allattamento al seno e solo quando davvero necessario. E non come ‘ciambella di salvataggio’ per presunte future difficoltà che il più delle volte ancora non si sono presentate”. E nel caso in cui le difficoltà si presentassero davvero, “la mamma dovrebbe prima essere inviata a un operatore competente in allattamento al seno, che spesso lavora anche con l’allattamento misto, per la risoluzione delle problematiche. Ma sempre nell’ottica di salvare l’allattamento al seno, se possibile: e la mia esperienza mi dice che è possibile nella stragrande maggioranza dei casi”, continua Carabetta.

La nostra inchiesta

La redazione di Peopleforplanet ha raccolto diverse testimonianze chiedendo a mamme e neomamme la loro esperienza in merito a eventuali prescrizioni di latte artificiale ricevute al momento della dimissione ospedaliera dopo il parto. E così sono state raccolte diverse esperienze tra il 2009 e il 2018 che hanno messo in evidenza come, al momento delle dimissioni ospedaliere,  la prescrizione di latte artificiale per neonati di una specifica marca avvenga spesso e volentieri.

Ecco cosa abbiamo scoperto

Molto spesso la prescrizione di un latte artificiale di una specifica marca viene effettuata direttamente sul libretto sanitario del bimbo al momento delle dimissioni ospedaliere, scritta con la penna in uno spazio appositamente predisposto.

Altre volte la prescrizione viene fatta su un foglio – che non sempre riporta l’intestazione della struttura ospedaliera – che viene poi inserito in mezzo al libretto sanitario, e insieme a questo consegnato alla neomamma; in alcuni casi la precisazione della marca è effettuata con la penna, in altri casi è invece stampata insieme alle indicazioni su come preparare il biberon di latte in polvere.

Le prescrizioni di latte in formula vengono rilasciate anche a mamme che allattano al seno senza alcun problema, con bambini sani e che prendono peso con il solo latte materno.

Non mancano i casi in cui viene specificato che, di quella specifica marca di latte in formula, viene prescritta esclusivamente la formulazione liquida, con esclusione di quella in polvere.

In alcuni casi la prescrizione del latte in formula da utilizzare è accompagnata dalla prescrizione di una specifica acqua oligominerale da utilizzare per la preparazione del latte stesso.

Diverse volte la marca di latte artificiale non viene scritta, ma specificata a voce al momento delle dimissioni.

Una mamma ci ha raccontato che il pediatra di famiglia, interpellato relativamente all’eventuale sostituzione del latte in polvere prescritto dall’ospedale al momento della dimissione del loro bimbo perché difficilmente reperibile, ha risposto che non era possibile cambiare marca e che era obbligata a somministrare al piccolo esclusivamente il tipo di latte in formula che le era stato prescritto dall’ospedale.

In alcuni casi, oltre alla prescrizione di una specifica marca di latte in formula, è stata prescritta anche l’assunzione da parte della mamma di bustine o compresse di sostanze galattogoghe (ovvero in grado di stimolare la produzione di latte), relativamente alle quali, però, non ci sono evidenze scientifiche di efficacia. Ma questa è un’altra storia.

La legge parla chiaro

Il Decreto 9 aprile 2009 parla chiaro. All’articolo 10 precisa che “la pubblicità degli alimenti per lattanti (bambini di età inferiore a dodici mesi, ndr) è vietata in qualunque modo, in qualunque forma e attraverso qualsiasi canale, compresi gli ospedali, i consultori familiari, gli asili nido, gli studi medici, nonché convegni, congressi, stand ed esposizioni”, e all’art 14 precisa che “il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, le Regioni e le Province autonome promuovono iniziative e campagne sulla corretta alimentazione del lattante, sostenendo e proteggendo la pratica dell’allattamento al seno mediante azioni volte a: diffondere e a valorizzare i corsi di preparazione alla nascita e altre iniziative educative nelle maternità e sul territorio, con adeguate informazioni sull’allattamento al seno; a favorire nei reparti di maternità l’adozione e la prosecuzione dell’allattamento al seno, diffondendo il rooming-in ed attuando i più efficaci modelli organizzativi proposti al riguardo; a fornire raccomandazioni utili sulla base delle indicazioni convalidate  a  livello  internazionale, promuovendo interventi formativi, sostenendo e coordinando le iniziative di promozione e di educazione sanitaria; a realizzare sistemi di osservazione e di monitoraggio sulla diffusione della pratica dell’allattamento al seno, sia in termini di prevalenza che di durata; a vigilare affinché al momento della dimissione dal reparto maternità non vengano forniti in omaggio prodotti o materiali in grado di interferire in qualunque modo con l’allattamento al seno; a contrastare ogni forma di pubblicità, anche occulta, e di comportamenti ostativi alla pratica dell’allattamento materno”.

L’articolo specifica inoltre che “le lettere di dimissione per i neonati non devono prevedere uno spazio predefinito per le prescrizioni dei sostituti del latte materno. Nei casi in cui tali prescrizioni si rendano necessarie per cause materne o neonatali,  esse devono riportare l’indicazione all’uso del sostituto del latte materno nonché le informazioni congrue al suo più corretto utilizzo”.

L’articolo 15 prosegue dicendo che il materiale informativo e didattico da chiunque predisposto e in qualunque modo diffuso, destinato alle gestanti, alle madri di lattanti e bambini, alle famiglie ed a tutti gli interessati nel settore dell’alimentazione dei lattanti e della prima infanzia, non deve avvalorare la tesi – attraverso dati, affermazioni, illustrazioni o altro – che l’allattamento artificiale sia uguale o equivalente all’allattamento al seno, e precisa che “l’allattamento al seno, per la superiorità e i benefici che offre rispetto all’allattamento artificiale, va promosso come pratica di alimentazione esclusiva nei primi sei mesi di vita” e che “è superiore e offre benefici anche nel regime alimentare diversificato del lattante”, ovvero anche dopo i primi sei mesi di vita, quando il bimbo inizia a mangiare cibi solidi. E infine sottolinea che l’utilizzo non appropriato degli alimenti per lattanti (fino al sesto mese di vita) e di quelli di proseguimento (dopo il sesto mese di vita) “comporta dei rischi per la salute del lattante”.

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Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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