Prescrizione sì/no: 7 domande che forse ti stai facendo

È diventata questione solo politica ma almeno una di queste domande, a cui la politica non risponde, ce la siamo posta tutti

Dopo quanto tempo scatta la prescrizione? 

I reati più gravi hanno tempi di prescrizione ormai siderali: l’associazione mafiosa si prescrive in 30 anni, idem la violenza sessuale, l’omicidio stradale fino a 45 anni, il disastro ambientale in 37 anni e sei mesi, la corruzione tra i 12 e i 15 anni, la rapina in 25 anni e la bancarotta in 18 anni. L’aumento dei tempi di prescrizione e di conseguenza la diminuzione degli imputati che ne beneficiano, è stato introdotto dopo la riforma Orlando. 

La prescrizione vale per tutti i reati? 

No, i reati che prevedono la pena dell’ergastolo sono imprescrittibili.

Nei processi per reati per i quali vale la prescrizione, la prescrizione è inoppugnabile? Scatta in automatico?

No. La cassazione può sempre decidere che il terzo grado di giudizio è inammissibile perché il ricorso è inaccessibile e bloccare la prescrizione. Succede con una certa frequenza.  

La legge Bonafede si applicherebbe alla maggior parte dei processi?

No. La legge Bonafede che sta dividendo Governo, maggioranza e l’intero sistema giuridico, riguarda una minima parte dei processi: le statistiche del Ministero della giustizia per il 2017 dicono che il 53% dei processi si è prescritto nella fase delle indagini preliminari – dunque per volontà del Pubblico Ministero o della Procura, senza nessun intervento dell’avvocato di difesa – e almeno un altro 22% nel corso del giudizio di primo grado, prima che la riforma possa avere efficacia (perché cancella la prescrizione dopo la sentenza di primo grado). Di fatto, la legge Bonafede si applicherebbe a poco meno di un quarto dei processi che oggi si prescrivono.

In breve, perché i c.d. “giustizialisti” sono a favore dell’abolizione della prescrizione? 

Coloro che più traggono giovamento dalla prescrizione sono coloro che si possono permettere avvocati e processi lunghi. I ricchi, i cosiddetti ‘colletti bianchi’, che grazie alla prescrizione rimangono impuniti senza scontare alcuna pena in carcere. Trenta anni fa è entrato in vigore il nuovo codice di procedura penale che ha allungato i tempi della giustizia.  Poi con la legge ex Cirielli – che si chiama così perché, secondo l’ex pm Piercamillo Davigo, l’onorevole proponente disse di non chiamarla più con il suo nome perché aveva orrore di ciò che era diventata – i tempi di prescrizione si sono dimezzati. Il risultato è che un sistema di prescrizione così ce l’hanno solo l’Italia e la Grecia. Non è vero che l’abolizione della prescrizione vale solo nei Paesi “barbari”. Negli Stati Uniti, con l’inizio del processo cessa di decorrere la prescrizione, come in Italia nel processo civile. Se si ritiene che i termini di prescrizione siano utili allora si accorcino prima del processo ma una volta che il processo comincia non si può fare una corsa contro il tempo.

In breve, perché i “garantisti” sono contrari all’abolizione della prescrizione?

La ragione per cui in Italia la prescrizione funziona ha a che vedere con le fondamenta della civiltà giuridica, finanche costituzionale, che poggiano sul principio in dubio pro reo: meglio un colpevole libero che un innocente in carcere. I verbali e le indagini svolte su richiesta del Pubblico Ministero sulla base delle quali l’imputato viene rinviato a giudizio talvolta registrano un grado di approssimazione sconcertante. Intercettazioni male interpretate, fraintendimenti, scambi di persona. La legge Bonafede, potrebbe aumentare i tempi del processo, con evidenti ricadute sociali, morali e pecuniarie a danno dell’imputato, e potrebbe addirittura sovvertire il principio in dubio pro reo

In Italia esiste la responsabilità civile dei magistrati? 

No. A differenza che in America e in Inghilterra, dove è prevista dal diritto anglosassone, il diritto romano non prevede, in caso di errori e/o abusi d’ufficio, responsabilità civile del magistrato. Il rovescio della medaglia della responsabilità civile, quando si svolgono professioni particolarmente delicate come quella del medico, del magistrato, è d’altra parte il rischio di ridurre la disponibilità degli attori ad assumersi rischi e azioni ad alto tasso di responsabilità. Esigere coraggio dai magistrati significa tuttavia ammettere che non basta che i magistrati si limitino a fare ciò che prevede la stessa legge: applicare la legge. Significa ammettere che il sistema giudiziario è in crisi. 

Immagine copertina tratta dal film The dogman di Matteo Garrone

Stela Xhunga

Stela Xhunga

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