Prime: perché dovete guardare “La Donna Elettrica” (su Prime)

Ambientalismo e umanità in un quadro bellissimo

La donna elettrica, o meglio La donna in guerra (Woman at war), è un film superbo e delicato che mette insieme i due temi principali di questo tempo, le due sfide più aspre e necessarie: l’ambiente e la questione femminile. Di contorno alla storia, tutto il resto che dell’umanità ci colpisce: l’amicizia, la solidarietà, la passione, la forza, le tradizioni. E poi la maternità, il potere mediatico, l’indifferenza, la politica, l’arguzia. Regia di Benedikt Erlingsson, già noto per Horses and Men, il film è da qualche giorno disponibile su Amazon Prime.

La passione

Apriamo in mezzo alla bellezza mozzafiato dell’Islanda rurale, catturata in modo spettacolare dal direttore della fotografia Bergsteinn Björgúlfsson. Qui, un’eco-guerriera combatte contro le grandi industrie con le sue sole mani. Scocca una freccia su una linea elettrica, provoca interruzioni dell’elettricità e blocca i piani del governo per costruire una nuova fonderia di alluminio. Lei è Halla, guerrigliera in bicicletta, magnificamente interpretata da Halldóra Geirharðsdóttir, di una bellezza imbarazzante e tranquilla, serena, atletica, profonda e caleidoscopica. Forte e oltremodo coraggiosa, armonica quando – nella sua doppia vita – dirige il coro locale del paese.

La maternità

All’apice del suo attivismo, Halla riceve il più inaspettato dei regali, tanto fuori tempo da risultare scomodo. La richiesta di adottare un bambino, avanzata 4 anni prima, ha improvvisamente successo, e lei capisce che adesso no, adesso mal si fonde con la sua vita segreta di ribelle, ricercata dalla polizia di mezzo mondo, con ogni mezzo. Prova ad avanzare dei dubbi, ma vede una fotografia della bambina ucraina che l’aspetta, e quando sente che è orfana di guerra, piccola e minuta eppure già tanto forte, capisce che quella è già figlia sua. “Ti somiglia”, le dicono tutti. E lei sorride: sarà l’erede perfetta. Ma può, Halla, continuare a fare la guerra mentre assume il manto sacro di madre amorevole? La sua nuova responsabilità deve fermarla?

I legami

Chiede aiuto alla sorella gemella, che la ignora, concentrata com’è su se stessa. Intanto il cerchio intorno a Hella si stringe, si indaga sulla lettera che ha scritto come rivendicazione, e la scena del testa a testa tra un poliziotto donna e un poliziotto uomo, che fanno a gara per leggere il testo al capo poliziotto, riassume con ironia il confronto eterno – e mai così contemporaneo – tra maschile e femminile. Intorno, il limite delle relazioni sociali, il sistema islandese e universale dei legami famigliari, che si scioglie quando l’unico uomo che l’aiuta e la salva, un anziano allevatore, si lega a lei per la stima e l’affetto che li rende infine parenti: “Tu per me sei mio cugino”.

La musica

Benedikt Erlingsson cita ambientalisti reali come Berta Cáceres e Yolanda Maturana, come madri ispiratrici di Halla; ma la sua storia ha un aspetto ancora più mitologico, e disegna Halla come un’Artemide sorretta da favole canore, fatte di musici presentati come un coro greco, che media tra l’azione e il pubblico. Una banda zigana che segue Halla nella sua ricerca: batteria, fisarmonica e sousafono. Strumenti e voci (rispettivamente maschile e femminile) drammatizzano gli elementi dell’anima divisa della nostra eroina, che alla fine non rinuncia alla passione per essere madre e, inaspettatamente, riesce ad essere entrambe le cose (ma solo con l’aiuto di tutti).

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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