Prodotti sfusi a domicilio, è boom

Tornano i “milkman” ma 2.0: contro la plastica usa e getta, consegnano tutto sfuso, dal latte al sapone a domicilio

In tutto il Pianeta si sta facendo largo il ritorno all’acquisto di prodotti sfusi, unito alle consegne a domicilio e incoraggiato dalle app di delivery. Vengono in mente i vecchi milkman (il lattaio di una volta, che lasciava il latte fresco vicino allo zerbino) e il vuoto a rendere, ma oggi non si consegna più soltanto latte, bensì tutti quei prodotti che possiamo evitare di acquistare nei supermercati racchiusi in inutili contenitori di plastica. Da un lato, nascono nuove piattaforme, dall’altro le fattorie e i produttori riacquisiscono un ruolo fondamentale.

In tutto il mondo si diffondono gli e-shop per acquistare prodotti sfusi

“Ripulire gli oceani dalla plastica non è abbastanza. Dobbiamo tornare indietro fino a rivedere l’idea dell’avere a disposizione prodotti usa e getta”, ha tuonato Tom Szaky, CEO di Terra Cycle, la società del New Jersey che si occupa di riciclo e che compare alle spalle di Loop, una delle tante nuove piattaforme di acquisto che consegna a domicilio prodotti come shampoo e detergenti in contenitori riutilizzabili. Questi vengono poirecuperati ancora una volta a domicilio – quindi senza spostamenti da parte del consumatore per riconsegnarli – vengono lavati e riutilizzati.

Loop è stata presentata al World Economic Forum, segno lampante che questa “moda” di sbarazzarsi della plastica superflua non è soltanto una mania nata per soddisfare una manciata di consumatori ambientalisti. Ovunque nel mondo sembra che si stia tornando agli anni Cinquanta: il produttore è anche colui che possiede il flacone che lascia sulla soglia e che, dunque, passa a riprendere una volta vuoto. Tra i partner di Loop spiccano nomi quali Nestlé, Procter & Gamble e PepsiCo, evidentemente consapevoli di quanto questo meccanismo potrebbe essere per loro fatale se non ne facessero parte. La P&G ha come obiettivo quello di rendere tutti i packaging riutilizzabili o riciclabili entro il 2030, ma le consegne a domicilio sono una trovata più sostanziosa e che supera ancora meglio la questione della plastica in eccesso nel sistema di consumo. Al momento Loop è in fase sperimentale, con l’obiettivo di allungare sempre di più la lista dei prodotti acquistabili, che appunto possono provenire anche da grandi brand (non sempre in prima linea per la sostenibilità, diciamolo).

Intanto, sempre negli Usa, persone provenienti dalle esperienze più diverse si danno da fare. Tamara Lim ha fondato il Wally Shop, altro e-shop di consegne a domicilio che promette l’utilizzo di packaging riutilizzabile. È una sorta di fattoria online, creata da un’ex manager di Amazon stanca di sentir chiedere dai clienti perché prodotti piccolissimi fossero recapitati in imballaggi giganteschi. Il suo è un progetto relativamente piccolo, copre soltanto Brooklyn per ora, ma è un altro esempio di ciò che sta accadendo: piccoli negozi online di delivery stanno rivoluzionando il sistema e stanno lottando contro la plastica ogni giorno. In questo caso, si consegnano pasta, ortaggi, pane attraverso corrieri che poi tornano a recuperare i contenitori.

I produttori si attrezzano per tornare a essere milkman

Si sono attivati intanto anche i produttori, che così riescono a potenziare la loro rete di vendite senza dover passare dagli intermediari. Accade anche in Italia, dove gruppi di acquisto o singoli consumatori sono tornati negli ultimi anni a riscoprire i vantaggi di rivolgersi direttamente ad agricoltori ed allevatori per fare la spesa ed essere certi di una maggiore qualità e genuinità dei prodotti. All’estero però, soprattutto nei Paesi anglosassoni, è sempre stata più marcata la tradizione dei milkman e quindi oggi il loro ritorno in versione moderna fa clamore. Sui quotidiani locali le storie si moltiplicano. Ad Auckland aziende come la Bella Vacca Jerseys hanno modificato la loro attività riconvertendola alle consegne di latte a domicilio, al punto che hanno dovuto vedersela con le bottiglie di vetro che scarseggiavano in tutta la Nuova Zelanda e hanno dovuto rallentare la diffusione capillare di questo business. La strategia è diventata allora quella di iniziare dalle botteghe che già vendevano i prodotti dell’azienda; intanto la domanda di latte saliva, così entro Natale l’azienda si doterà di un pastorizzatore più grande, sempre mentre è impegnata a pianificare un sistema di consegne a domicilio efficiente, che partirà ufficialmente nel 2020. Al momento la Bella Vacca consegna già circa 1000 litri di latte 3 volte alla settimana ai bar e alle botteghe di Auckland. Se anche solo l’1% della popolazione della città comprerà un litro di latte alla settimana, le consegne a domicilio saranno di 2000 litri al giorno. Occorre iniziare quando si è preparati ad affrontare una mole di lavoro simile. Una mole di lavoro che porterà benefici all’ambiente, ai produttori, alle comunità locali e genererà posti di lavoro nel settore agricolo.

I Millennials hanno innescato la rivoluzione inglese

Il caso di Londra dimostra che la fascia dei Millennials, molto attenta alle questioni ambientali, ha innescato un cambiamento rapidissimo grazie alle pressioni implicite esercitate attraverso le scelte d’acquisto. I Millennials hanno iniziato ad utilizzare le bottiglie di latte in vetro e questo ha reso evidente la necessità di un ritorno repentino dei milkman (e delle milkwoman, ovviamente). Non è una sensazione, è tutto confermato dalle aziende che producono bottiglie in vetro e che hanno ammesso un aumento della domanda da parte di famiglie e giovani, disposti a pagare un prezzo maggiore purché il loro latte fosse imbottigliato. Non è un dato ufficiale, ma si parla di un +25% di consegne a domicilio nel Regno Unito negli ultimi 2 anni, oltre ad un aumento generalizzato delle vendite di latte. Ci stanno guadagnando tutti: i produttori, le aziende di delivery, l’ambiente. È diventata praticamente una moda, un po’ come accade con le borracce in alluminio (anzi: in acciaio!): le bottiglie di latte sono un’icona, la plastica non lo è più.

Leggi anche:
Cannabis light: il nuovo trend è la consegna a domicilio
Il ciclocorriere che ripara le cose
Ma quale plastic free? In Italia oltre 2 milioni di imballaggi alimentari in confezioni inquinanti
Unilever, svolta ambientale: entro 2025 dimezzerà imballaggi in plastica

Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.