Il Progetto PAGURO – E se affondassimo le piattaforme in disuso per farne parco giochi per i pesci?

In Italia ci sono 138 piattaforme petrolifere e metanifere off shore, di cui 9 in disuso. Cosa fare di queste? A Ravenna da diversi anni esiste il progetto Paguro, una piattaforma affondata, diventata patrimonio naturalistico e, di conseguenza, meta turistica.

C’era una volta, al largo di Porto Corsini, in provincia di Ravenna, la piattaforma Paguro per estrarre il metano.
Era fine settembre 1965 e la piattaforma stava perforando un pozzo per raggiungere un giacimento a circa 3000 metri di profondità.
Tutto sembrava procedere secondo i piani: la perforazione aveva raggiunto il proprio obiettivo. Nessuno poteva immaginare che era stata anche intaccata una sacca di gas molto più grande, che si trovava sotto la prima e che conteneva gas ad altissima pressione.
Nella notte tra il 28 e il 29 settembre una terribile esplosione, a cui seguì l’eruzione di gas, provocò l’affondamento della piattaforma creando un cratere sottomarino di 33 metri. L’incendio che ne seguì raggiunse i 30 metri d’altezza e venne spento solo dopo quasi tre mesi, quando finalmente i tecnici riuscirono a cementare il buco del giacimento.
Nella tragedia perirono tre tecnici, che nel tentativo di mettersi in salvo affogarono a causa del mare mosso.

La storia poteva finire qui, in un quel tragico giorno, se non fosse che il mare ha accolto quel relitto creando un nuovo ecosistema marino straordinario.
Nel 1995 venne istituita l’Associazione Paguro per regolamentare le visite turistiche al relitto che si trova a 10 metri di profondità nel punto più alto e a 33 metri in quello più basso. Quella al Paguro non è un’immersione tra le più facili ma senz’altro è una di quelle più affascinanti in Italia.

L’Associazione chiede, per poter immergersi, un brevetto di terzo grado e ha anche una rete di volontari che possono accompagnare i sub in una sorta di gran tour del relitto.

Giovanni Fucci, presidente dell’Associazione, ci ha raccontato che ogni anno sono più di 3.000 le immersioni al Paguro e sorridendo diceva: “Non sembra proprio di essere nell’Adriatico, quando ti immergi trovi pesci bellissimi, astici ed aragoste, e paesaggi straordinari, altro che Caraibi!”

Negli anni la struttura si è ampliata con la deposizione di altro materiale ferroso così da aumentare l’area del reef artificiale. E da maggio di quest’anno immersa c’è anche una strana cernia lunga un metro e mezzo: un’installazione dello scultore Pietro Motta costruita con rottami di ferro. L’opera è stata collocata presso i tralicci della piattaforma e si arricchirà di alghe e mitili e diventerà la casa di molti pesci. Ci raccontava Fucci che bastano pochi mesi perché il mare faccia suoi questi manufatti.
Che ne dite di un’immersione la prossima estate?

L’affondamento della piattaforma Paguro nel 1965, al largo di Ravenna. Fotomontaggi di Armando Tondo

Fonti:
http://www.associazionepaguro.org/
http://www.scubaportal.it/immersione-relitto-paguro.html
http://unmig.mise.gov.it/unmig/strutturemarine/elenco.asp
Intervista a Giovanni Fucci, presidente ass. Paguro

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Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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