Il Progetto POSEIDON – Le piattaforme in disuso possono diventare un patrimonio del mare?

Su 138 piattaforme metanifere esistenti nei nostri mari, 9 sono inattive.

La questione dello smaltimento non è cosa di poco conto: si tratta di 170mila tonnellate di materiale da trainare in un bacino di smaltimento, con costi di trasporto e lavorazione ingentissimi. Inoltre gli incidenti non sono rari: l’ultimo risale a fine agosto 2017, quando si è rotto il cavo che trainava la Transocean Winner.

Forse la soluzione migliore è “riciclare” queste imponenti strutture.
E le idee sono molte: l’incidente della Paguro – di cui abbiamo parlato nell’articolo Il Progetto PAGURO – E se affondassimo le piattaforme in disuso per farne parco giochi per i pesci? – ha dimostrato che dopo gli opportuni accorgimenti, a cominciare dallo smaltimento delle sostanze inquinanti, il loro affondamento nel mare crea un reef artificiale che permette il proliferare di spugne, pesci, e mitili, e che diventa così meta di immersioni e incentiva il turismo della zona.
L’inabissamento nelle acque marine è stata anche l’idea adottata dagli USA per smaltire i vagoni obsoleti della metropolitana (si v. qui la notizia): i relitti hanno aiutato nella ripopolazione di acque ritenute quasi “desertiche”, ci scuserete il gioco di parole.

L’alternativa all’affondamento delle piattaforme in disuso è quella di lasciarle dove sono e farle diventare altro, sfruttando la posizione e la struttura stessa.
Un ottimo esempio è rappresentato dal progetto ideato da Eni, denominato “Poseidon”, come il dio greco del mare, che prevede di trasformare, grazie a tecniche all’avanguardia, le piattaforme offshore al largo tra Bellaria e Rimini in stazioni scientifiche per lo studio dell’ambiente marino.
Poseidon nasce dalla collaborazione tra Eni, CNR, L’Istituto Scienze Marine e la Fondazione Cetacea.

Racconta Paolo Carnevale, responsabile del progetto: “L’ispirazione è nata da una visita di routine in piattaforma. Già durante il viaggio di avvicinamento la nostra attenzione è stata catturata da un branco di delfini che ci inseguivano giocando nella scia dei motori.” E non solo delfini: tartarughe, branchi di pesci. E da qui l’idea di riconvertire le piattaforme per farle diventare dei veri e propri parchi scientifici aperti agli specialisti ma anche alla gente comune.

Poseidon è un progetto che prevede quattro fasi: EFOS, EBI, CTC e PFF. Un sacco di acronimi che significano altrettante belle cose.

Eni Free Wave Over the Sea (EFOS) è stato avviato nel dicembre 2016 e ha dotato le piattaforme di una serie di apparecchiature radio con tecnologie wireless a microonde, che forniranno un servizio pubblico di comunicazione radio marittima.
Evaluation Biomass Increment (EBI) che osserverà e studierà pesci, tartarughe e cetacei che popolano il mare Adriatico e che hanno il loro habitat sotto le piattaforme. Verranno installate telecamere subacquee e i dati raccolti saranno inviati da EFOS ai ricercatori sia di terra che delle altre piattaforme.
Controlled Tracking Cetacean (CTC) che monitorerà le migrazioni di cetacei e tartarughe. Si prevede anche l’applicazione di microchip con memoria. I dati raccolti, preziosissimi, permetteranno di tracciare un quadro scientifico sia della vita degli animali che della salute del mare.
Pilot Fish Farm (PFF) per valorizzare le risorse locali con pregiati allevamenti di cozze, ostriche e altri molluschi la cui crescita viene monitorata dagli strumenti di EBI.

Già l’esperienza delle cozze di Marina di Ravenna (ne abbiamo parlato nella notizia: Le Cozze di Marina di Ravenna) e altri studi hanno dimostrato che le strutture diventano molto velocemente habitat di mitili e pesci. Giovanni Fucci, presidente dell’Associazione Paguro che gestisce le immersioni nella piattaforma sommersa a Porto Corsini, ci raccontava che bastano due anni perché si crei un reef artificiale estremamente variegato all’insegna della biodiversità.

Poseidon si inserisce in questo contesto allargandone gli obiettivi: sotto la piattaforma cresce il mare e si guarda cosa accade, e sopra lo si studia, si analizzano i dati, e si comunica.

E il progetto potrebbe non fermarsi qui: più piattaforme si potranno collegare tra loro arricchendo così i dati e le informazioni. Ancora Paolo Carnevale: “Potendo contare in un futuro su più punti di monitoraggio ambientale con tecnologie diversificate, si renderà disponibile un enorme quantità di dati meteo ambientali in tempo reale”.

Come trasformare una piattaforma petrolifera (o metanifera) in disuso? Fotomontaggi di Armando Tondo

Fonti:
https://www.eniday.com/it/technology_it/progetto-poseidon-parco-scientifico-marino/
https://issuu.com/mistralcomunicazioneglobale/docs/inserto_omc

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Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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