Proprio una bella idea, onorevole Marattin!

Richiedere la carta d’identità per chi si iscrive ai social non ha molto senso

La denuncia della senatrice Liliana Segre che ha dichiarato di ricevere ogni giorno oltre 200 post di insulti sui social ha suscitato indignazione e qualche idea bislacca,  come quella del renziano Luigi Marattin che su Twitter (ironia della sorte) ha annunciato: «Da oggi al lavoro per una legge che obblighi chiunque apra un profilo social a farlo con un valido documento d’identità. Poi prendi il nickname che vuoi (perché è giusto preservare quella scelta) ma il profilo lo apri solo così».

L’idea a Marattin l’ha data il regista Gabriele Muccino che sempre su Twitter aveva esclamato: «Subito, al più presto, occorre una legge che obblighi chiunque apra un account social a registrarlo solo tramite l’invio di un documento di identità. Sapremo solo così chi si nasconde dietro la rete commettendo reati penali (!) sotto l’impunità dell’anonimato».

Beata ignoranza

E su Twitter le risposte al regista non sono mancate, alcune serie, altre indignate o sarcastiche.

Paolo Attivissimo – giornalista, esperto di web e cacciatore di bufale – risponde pacato «Mi scusi, ma ha considerato che una donna maltrattata sarebbe obbligata a esporsi al suo aguzzino? O che è facilissimo creare e inviare documenti alterati e spacciarsi, per esempio, per Gabriele Muccino?”»

E c’è anche chi ironizza: il professor Stefano Zanero che si occupa di sicurezza informatica cinguetta «Facciamo un patto, io non mi cimento a girare scene di film (anche perché non saprei proprio da che parte cominciare) e in compenso questi argomenti li lasciate a me ;)»

E poi Zanero spiega bene perché la proposta non è attuabile in un lungo articolo con un titolo significativo:  “Oookay. Ricominciamo da capo, e vediamo perché questa proposta e tutte quelle simili da destra e da sinistra siano tutte UGUALMENTE IDIOTE in modo bipartisan. Non sarò breve”.

Il punto a tutta la questione la mette G (anonimo?), che twitta «Ci vuole la mappatura completa del DNA, altro che cazzi».

Una petizione! Una petizione!

Luigi Marattin ha presentato anche una petizione per chiedere il sostegno popolare alla sua idea e, ironia della sorte, può essere firmata anche coi profili fake: hanno già aderito Gesù, Babbo Natale e pure il Grande Puffo.

Perché si tratta di una stupidaggine?

Lo spiegano in tanti: su Repubblica nell’articolo Carta d’identità per andare sui social, una proposta senza senso Riccardo Luna è molto chiaro: «Andiamo con ordine. La proposta non ha senso per due ragioni: la prima è che già oggi non esiste un vero anonimato sui social e in rete; quando navighiamo siamo identificati da un indirizzo IP che indica esattamente dove si trova il computer o il telefonino collegato alla rete quando mandiamo un messaggio. La polizia postale, se pensa che hai commesso un reato, ti trova subito. Va detto che è possibile navigare nascondendo l’IP, ovvero celando la propria identità, ma questo – ed è la seconda ragione – è un diritto umano sancito dalle Nazioni Unite per difendere la libera manifestazione del dissenso».

Mettiamola così: sono le dittature che cancellano l’anonimato. Chiedere a 30 milioni di italiani la carta d’identità per identificare 200 razzisti – che tra l’altro spesso si firmano con nome e cognome – è quanto meno una cretinata, come afferma Massimo Mantellini su Il Post.

Non ci sono soluzioni?

Come no, afferma ancora Riccardo Luna: «Proprio oggi Tim Berners Lee, che 30 anni fa l’ha creato (il web, non Internet!), ha detto che il lavoro avviato un anno fa con esperti e appassionati per salvare il web dagli spacciatori di notizie false e odio, è al traguardo. Fra un mese sarà pubblicata la proposta finale: il contratto per il web. È questa la proposta che conta. Fatta da chi sa di che stiamo parlando. Il resto è fuffa». 

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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