Prosecco e pesticidi vanno a braccetto

Le bollicine piacciono a tutti ma all’innalzarsi della richiesta si abbassa la qualità

Elegante, fresco e frizzante il prosecco italiano sta letteralmente spopolando nel mondo distanziando di gran lunga il classico champagne. Tra il 2011 e il 2016 nell’area Doc, sita nel nord est dell’Italia e comprendente le 4 provincie del Friuli Venezia Giulia (Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine) e le 5 venete (Belluno, Padova, Treviso, Venezia, Vicenza), si è registrata una produzione triplicata del Prosecco: un giro economico importante, ma non senza un prezzo ecologico da pagare. Una produzione impressionate che rischia però di sfumare e perdere di credibilità. La causa? Troppi pesticidi presenti nel processo produttivo.

La notizia arriva dalla rivista Il Salvagente, leader nei Test di laboratorio contro le truffe ai consumatori, che pone l’attenzione sul tema portando in laboratorio 12 bottiglie di prosecco e riscontrando, in ognuna di esse, una verità allarmante: in tutte le bottiglie è presente almeno un residuo di pesticida, con una media di sei a testa e un picco di ben 7 sostanze in uno dei prodotti testati. Neanche il prosecco bio ne è uscito pulito, ma sono stati riscontrati residui microscopici (0,004 mg) di folpet, un pesticida vietato nell’agricoltura biologica in cima alla classifica di sospetta tossicità insieme al Glifosato (ma vista la quantità minima rilevata, potrebbe anche trattarsi di una contaminazione involontaria).

Il Veneto, patria delle bollicine, è la regione italiana con i livelli più alti di consumo dei pesticidi: quasi 12 kg per ettaro, contro una media italiana di 5 kg. Secondo uno studio condotto dal WWF elaborando i dati ArpavAgenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto nel 2016 nella Regione sono state vendute 16.920 tonnellate di pesticidi, con un record di 4.085 nella sola provincia di Treviso.

Numeri che non sono di gradimento né all’Unesco, che boccia la candidatura delle colline di Conegliano e Valdobbiadene a patrimonio dell’umanità, né ai cittadini e associazioni ambientaliste che, da tempo, attraverso petizioni, manifestazioni e marce per lo stop ai pesticidi, cercano di sensibilizzare sugli effetti negativi dovuti alla contaminazione di tali sostanze dannose alla salute dei cittadini, all’ecosistema e all’acqua.

Importante sottolineare che in nessun caso i residui trovati superano il limite massimo di residuo (Lmr) consentito, ma questa non è garanzia di tranquillità. Come spiega Roberto Pinton, segretario dell’Associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici e naturali, AssoBìo: “Cinque, sei, persino sette residui sotto il limite consentito, si sommano comunque nell’organismo umano”. Dall’altra parte, i produttori si difendono affermando la necessità di una varietà di pesticidi per rendere la pianta più resistente nel tempo e sostenere la domanda del mercato, ma a questa affermazione il segretario di AssoBìo risponde: “Noi del biologico siamo la prova vivente che non è vero. I vigneti coltivati senza pesticidi sono più salutari senza bisogno di questi trattamenti, usati solo per semplificare la procedura”. 

Se la salute dei cittadini e la tutela delle nostre terre non sono stati argomenti sufficienti per stimolare una ragionevole attenzione all’uso di sostanze tossiche nella produzione del Prosecco, ci auguriamo che l’obiettivo mancato per un soffio di rientrare a far parte dell’Unesco sproni nella giusta direzione i coltivatori interessati ad aggiudicarsi non solo un eventuale riconoscimento mondiale ma anche il ringraziamento dei propri consumatori.

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Claudia Faverio

Claudia Faverio

Collabora con People For Planet come social media manager e content analyst

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