Banksy, Leonardo Di Caprio, sono sempre più gli artisti che si mobilitano per l’ambiente. Il clima è cultura! Disegno di Armando Tondo, settembre 2019.

Può fare qualcosa la cultura per i cambiamenti climatici? La risposta è sì

Dalle opere di Banksy ai documentari di Di Caprio, molti artisti si mobilitano per l’ambiente

Il clima è cultura” afferma David Buckland nella rivista Nature Climate Change, ovvero i cambiamenti climatici non sono solo una responsabilità scientifica, ma sono soprattutto una responsabilità culturale. E la cultura comprende tutto: dalla politica, all’economia, all’educazione, ai sistemi valoriali, alla costruzione identitaria degli individui.

Se la cultura è il segno umano sul mondo, è l’ingegno che si eleva a creazione, il cambiamento climatico è, ad oggi, la minaccia più concreta alla nostra sopravvivenza e, dunque, anche all’esistenza di un qualcosa da raccontare.

La cultura ha un grandissimo potenziale per mobilitare la popolazione mondiale

Se si guarda alle opere che riguardano il cambiamento climatico, il pensiero va immediatamente al contesto pittorico o scultoreo, oppure ai documentari in cui personaggi di spicco tentano di rendere la minaccia “visibile”, per fornire uno stimolo a fare qualcosa da subito.

Le arte visive infatti sono di per sé esplicative, e possono avere grande influenza sul pubblico: un film, un murale, una scultura suscita certamente emozioni immediate nei confronti dell’ambiente, molto più di quanto potrebbe fare un articolo o un’opera letteraria. C’è il problema semmai che lo stimolo, se non ci si prende il tempo necessario per ragionare, come accade per l’eccitamento temporaneo generato da una narrazione che ci attrae, svanisca non appena questo viene meno, perché il fruitore non ha il tempo materiale per fare propri i temi trattati.

Per questo la cultura diventa importante nella sua interezza, perché attraverso canali di comunicazione diversi il messaggio necessario alla protezione dell’ambiente possa giungere in maniera indiretta ed efficace al passo successivo che è l’azione. Deve poter creare quelle coscienze, quelle consapevolezze, che sono base fertile per poter generare azioni concrete, nel senso della produzione positiva (aziende che producono con minori impatti e meno consumi, imprese che generano meno rifiuti) o nella riduzione negativa (i cittadini stessi che, più consapevoli, differenziano bene i rifiuti, consumano meno acqua, comprano prodotti durevoli, ecc.).

Banksy

Famosi e molto belli sono i murali dell’artista e writer inglese Banksy sulle tematiche ambientali, un artista che sempre stupisce per creatività e immaginazione. Uno dei più recenti è stato realizzato in una città del Galles e rappresenta, all’apparenza, un bambino che gioca e si diverte sotto i fiocchi di neve. In realtà, non si tratta di fiocchi di neve e a svelarlo ci pensa lo stesso video di Banksy pubblicato su Instagram: girando l’angolo si vede un bidone dove brucia spazzatura che sparge ceneri nell’aria.

Come molto bello è anche il suo video uscito nel giugno di quest’anno, dove è registrata la performance di una esposizione in un vicolo i cui quadri compositi raffigurano una nave da crociera e l’allontanamento – in sincronia temporale con il quadro esposto – di una nave sullo sfondo nel bacino di San Marco. Tutto questo per denunciare la presenza e l’eccessiva vicinanza delle grandi navi a un contesto così “delicato”.

Leonardo di Caprio

Un artista che si prodiga per l’ambiente producendo documentari e donando fondi per tante cause, non ultima l’Amazzonia in fiamme, è Leonardo di Caprio.

In un documentario del 2016, Punto di non ritorno, ha dialogato con le più importanti personalità del pianeta sul cambiamento climatico che sta colpendo la Terra. L’ultimo documentario uscito, sempre prodotto da Di Caprio, è Ice on fire. Questo si focalizza invece sulla ricerca scientifica in atto e sulle possibili soluzioni pensate per rallentare la crescente crisi ambientale, ridurre il carbonio in atmosfera e far diminuire la crescita delle temperature.

Before the Flood.INDONESIA- Leonardo with Orangutans in the Leuser Ecosystem…For two years, Leonardo DiCaprio has criss-crossed the planet in his role as UN messenger of Peace on Climate Change. This film, executive produced by Brett Ratner and Martin Scorsese, follows that journey to find both the crisis points and the solutions to this existential threat to human species. .© 2016 RatPac Documentary Films, LLC and Greenhour Corporation, Inc…All rights reserved.

Le installazioni temporanee sui temi ambientali sono sempre più numerose

Balene a grandezza reale e anche molto più grandi, piene di plastica – realizzate da vari artisti in tutto il mondo – sono comparse negli ultimi anni sulle spiagge. Questo perché tanti, tantissimi, sono stati i ritrovamenti di balene o altri cetacei, tartarughe marine e altri pesci di maggiori dimensioni, morti per aver ingerito plastica.

Quest’anno i ricercatori hanno scoperto quasi 40 chili di plastica nello stomaco di un giovane zifio (un tipo di cetaceo) trovato morto nel Golfo di Davao nelle Filippine. 16 sacchetti di riso, pacchetti di merendine e grovigli di filo di nylon. I rifiuti di plastica erano così compressi all’interno dello stomaco della balena morta, che gli hanno occluso lo stomaco, causandone la morte per fame e disidratazione.

Questi mammiferi assorbono infatti l’acqua dal cibo che mangiano e nel suo intestino non c’era traccia di cibo assunto di recente. Il corpo si stava letteralmente macerando dall’interno. E questi ritrovamenti si sono succeduti e sono sempre più frequenti. Da questi episodi tanti artisti, sensibili a questi temi, hanno preso ispirazione e si sono mobilitati per la salute del mare.

Un mese dopo il ritrovamento dello zifio nelle Filippine, davanti a Cultural Center of the Philippines, a Pasay City, è comparsa l’istallazione artistica chiamata “Cry of the dead whale“, ovvero “Il pianto della balena morta“; una scultura creata da Biboy Royong, che è lunga quasi 24 metri e mira proprio a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’uso della plastica.

Per citarne un’altra, sempre imponente: l’opera creata da Studiokca, uno studio di architettura e design di Brooklyn messa in mostra alla Triennale di Bruges, Francia nel 2018.  La balena scultorea, alta più di un edificio di quattro piani, era composta da più di cinque tonnellate di plastica, tutta raccolta nell’oceano Pacifico, per ricordare i 150 milioni di tonnellate di plastica che oggi inquinano gli oceani.

fonte: https://www.wired.it/lifestyle/design/2018/07/07/balena-plastica-oceano/

Quello a cui la cultura dovrebbe mirare è certamente il passaggio da una società del consumo ad una società basata sull’espressione culturale che usa tutte le sue forme e possibilità per ridurre gli impatti dell’uomo sull’ambiente. Perché dalla coscienza matura si passi all’agire, in ognuno di noi.

Altre fonti:

https://www.artwave.it/cultura/cultura-e-cambiamento-climatico-puo-larte-venire-in-soccorso-allambiente/
https://www.nature.com/articles/nclimate1420
https://www.carlocarraro.org/argomenti/cambiamento-climatico/il-clima-e-cultura/
https://www.lifegate.it/persone/news/scultura-balena-plastica

Immagine di copertina: Armando Tondo

Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

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