Qualcuno fermi la polizia di frontiera croata

16 richiedenti asilo sono stati legati e torturati per oltre 5 ore. Altri, hanno subito l’elettroshock. Così ormai dal 2017

Ormai dal 2017 nei Balcani si consuma una violenza inaudita, di cui poco si parla, per mano della polizia di frontiera tra la Croazia e la Bosnia contro chi attraversa quelle terre senza essere in regola con i documenti. L’ultimo allarme viene da Amnesty International: 16 richiedenti asilo sono stati legati e torturati per oltre 5 ore. Un gruppo armato spalmava maionese e ketchup sui loro volti e sulle teste insanguinate. Uno sfregio che si aggiunge a una lunga lista di violenze fisiche e psicologiche contro i richiedenti asilo, come quella di marchiare con una croce in testa chi viene preso e rispedito verso la Bosnia, usando la vernice spray, come si usa fare in certe zone rurali con il bestiame.

Una delle immagini diffuse dalla ong “No Name ” che monitora quanto accade al confine con la Croazia

“L’Unione europea”, ha detto il vice direttore dell’ufficio per l’Europa di Amnesty International, Massimo Moratti, “non può più restare in silenzio e ignorare deliberatamente la violenza e gli abusi da parte della polizia croata alle sue frontiere esterne”.

Invece l’Ue (complici le autorità locali che insabbiano e Zagabria che smentisce anche di fronte alle prove) sta facendo ben poco, né la trattativa con la Croazia, desiderosa di entrare nell’area Schengen senza il vincolo del passaporto, sembra avere subìto battute d’arresto, nonostante condizione necessaria per l’ingresso in Schengen sia proprio il rispetto degli standard europei in materia di diritti umani.

Le notizie che le organizzazioni non governative riescono a ottenere – grazie anche al lavoro dei pochi, coraggiosissimi reporters che si arrischiano a testimoniare il gioco della polizia di frontiera – sono paragonabili a quelle che provengono dalla Libia: utilizzo di elettroshock, coltelli e altri tipi di arma da parte della polizia, che ferisce, umilia e nasconde le prove.

“The game” lo chiamano, il gioco di guardie e ladri che da anni si consuma in Slovenia e Croazia, dove la polizia di frontiera dà la caccia ai migranti, li pesta a sangue e li lascia sulle rotaie perché di loro non rimanga letteralmente traccia, se non quella della tragica fatalità di un treno. Il gioco comprende anche i reporter, picchiati anche loro. 

Tariq, trent’anni, adesso ha entrambe le braccia e una gamba ingessati, vistosi tagli, ecchimosi al volto e alla testa e un forte dolore all’addome.

Quando ci hanno preso non ci hanno dato la possibilità di dire assolutamente nulla. Hanno iniziato semplicemente a colpirci. Mentre ero a terra, mi hanno colpito alla testa con la parte posteriore della pistola e ho iniziato a perdere sangue. Cercavo di proteggermi la testa dai colpi, ma hanno iniziato a darmi calci e colpirmi alle braccia con dei bastoni di metallo. Per tutta la notte ho perso e ripreso conoscenza“.

Tariq ora deve utilizzare una sedia a rotelle per spostarsi e gli ci vorranno mesi prima di riprendere a muoversi autonomamente.

“Sarà sicuramente uno scandalo”, scriveva lo scorso gennaio un ufficiale della Commissione europea a un collega, commentando il mancato utilizzo del governo croato dei fondi Ue stanziati due anni fa per la polizia di frontiera. E in effetti questo è.

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Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

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