Quando a 50 giovani spartani fu ordinato di fare sesso con tutte le spartane

Quando a 50 giovani spartani fu ordinato di fare sesso con tutte le spartane

E poi i loro figli fondarono la prima Taranto.

Tra il 743 e il 724 a.C. (la data esatta è incerta) Sparta decise di vendicarsi di tutte le violenze subite dai Messeni. Si dice che l’assedio di Messene durò almeno 10 anni, per alcuni storici addirittura 20.

Gli spartani avevano da vendicare angherie che avevano avuto inizio secoli prima quando loro erano poco efficienti in guerra… Si narra addirittura che Elena (quella che divenne famosa come pretesto per la guerra di Troia) venne aggredita da un gruppo di predatori messeni, mentre nel tempio pregava la Dea, e stuprata.

L’assedio di Messene non fu impresa facile e ad un certo punto si decise che i guerrieri giurassero di non tornare più alle loro case fino a quando la città non fosse stata espugnata. Ma siccome l’assedio si prolungava, dopo qualche anno la situazione diventò grave perché a Sparta non nascevano più figli, visto che le donne erano senza uomini.

Raccontano Antioco di Siracusa e Eforo di Cuma: «Poiché gli Spartani erano impegnati ormai da dieci lunghi anni nella guerra contro la città di Messene, le donne fecero sapere che la mancanza prolungata di uomini poteva compromettere il futuro stesso della città…».

Urgeva che le donne avessero incontri intimi con i loro mariti, ma come fare? Non era proprio possibile che il giuramento di non tornare più a casa venisse infranto. Forse gli spartani avrebbero potuto risolvere la questione facendo venire all’accampamento di guerra le loro donne… Ma per qualche ragione questo venne giudicato troppo pericoloso o indecoroso.

La decisione che il comando spartano prese fu molto strana e certamente conferma che presso quel popolo i concetti patriarcali di proprietà assoluta delle mogli, da parte dei mariti, erano veramente deboli.

Erano arrivati all’acquartieramento un gruppo di giovanissimi che avevano appena raggiunto l’età considerata adatta per partecipare alla guerra, probabilmente avevano appena compiuto i 18 anni. E si mormora che fossero soltanto 50. A queste reclute, che non avevano ancora giurato di non tornare a casa prima di aver conquistato Messene, e quindi non erano vincolate all’assedio, fu ordinato di far ritorno a casa e con il compito di dare una discendenza agli spartani, unendosi con tutte le donne in età fertile dell’aristocrazia.

Immagina di essere un giovane focoso guerriero spartano, arrivi a Massene assediata e il tuo generale ti ordina di tornartene a Sparta per far l’amore!
E immagina che una volta ritornato a Spara le donne ti chiedano per quale eccesso di vigliaccheria sei di nuovo in città invece di essere là a combattere e tu devi spiegare che l’idea sarebbe quella di far figli con loro. E, suppongo, i giovani avessero anche un ordine scritto che incitava le donne ad accettare quei partner sessuali e garantiva (questo le fonti lo affermano) che i figli nati da quelle unioni avrebbero avuto tutti i diritti degli appartenenti all’aristocrazia.
Non si sa invece come fu organizzata la campagna di accoppiamenti: si stabilirono dei turni? Si procedette per ordine di età o per ordine alfabetico? Oppure quartiere per quartiere? E quanti accoppiamenti poteva sostenere in un giorno un diciottenne spartano avvezzo a 8 ore quotidiane di allenamento ginnico e guerriero? Quanto ci misero i 50 eroi a ingravidare tutte le femmine? Alcune fonti dicono che gli aristocratici spartani fossero circa 9 mila a quei tempi. E visto che la durata media della vita era piuttosto bassa, possiamo ipotizzare almeno 3 mila donne in età fertile. Non sappiamo se i maschi ingaggiati per l’oneroso compito fossero veramente solo 50. Il numero che mi pare esiguo per una leva militare, ma forse si trattava di una leva relativa solo a chi avesse raggiunto i 18 anni negli ultimi mesi.

Mi sono alambiccato con vari calcoli, cercando di dividere i 4.500 spartani maschi per classi d’età, ma mi mancano dati statistici sulla longevità e sui morti in guerra per valutare il numero dei diciottenni ogni anno… E neppure il dato dei 9mila spartani è solido… Quindi lasciamo perdere…

Possiamo in ogni caso ipotizzare, alla grossa e a braccio e alla sansfasan, che toccassero almeno 60 partner per ogni guerriero demografico. E visto che la percentuale di copule che vanno a buon fine per la continuazione della specie è abbastanza bassa (ma non sappiamo come andassero ovuli e spermatozoi all’epoca) possiamo di certo ipotizzare che le relazioni, non si quanto fugaci, andassero avanti per qualche mese prima di raggiungere lo stato interessante globale.

Altra ipotesi che mi balena in testa è che gli ordini militari prevedessero di non dare in sorte quella donna specifica a quel giovane; in effetti sarebbe stato più saggio evitare che si potessero identificare i padri e i loro figli, per evitare situazioni imbarazzanti e vincoli di paternità mischiati…

Quindi si potrebbe ipotizzare che gli ordini ricevuti dai 50 eroi prevedessero di non dedicarsi ad accoppiamenti individuali ma di svolgere l’ardua pugna collettivamente incontrando ogni volta un centinaio di femmine collettivamente. E l’impresa non dovrebbe essere stata impossibile per giovani sani, tonici e eticamente motivati da scopi civici superiori.

Fatto sta che alla fine nacquero un buon numero di bimbi e l’odiata Messene fu espugnata. Ma quando i figli crebbero non venne mantenuto il patto che prevedeva che facessero parte a tutti i titoli dell’aristocrazia militare. Essi se la presero a male e ordirono un complotto allo scopo di prendere il controllo della città (evidentemente erano parecchi e di molto incazzati).

Ma venne scoperto il piano golpista. La pena doveva essere la morte per tutti i ribelli, ma, forse consci del loro comportamento iniquo, i capi di Sparta decisero di dar loro salva la vita esiliandoli. Così, si mormora nel 706 a. C., partì da Sparta un convoglio di navi che raggiunsero l’Italia, che allora era una specie di far west e là fondarono Taranto.

Non è dato di sapere se tra i coloni erano presenti anche le femmine figlie dei 50 eroi. Alcune fonti parlano di poche donne e del fatto che i coloni dovettero combattere contro le popolazioni locali, uccidere i maschi e impossessarsi delle femmine, come grossomodo nello stesso periodo fecero i briganti che avevano fondato Roma con i Sabini.

Chiarisco a scanso di equivoci che gli attuali abitanti di Taranto non hanno nessun legame di sangue e di discendenza con quei primi fondatori della loro città. Infatti nel 209 a.C., il console romano Quinto Fabio Massimo punì la città di Taranto per la sua alleanza con i cartaginesi, la città fu depredata e i suoi 30mila abitanti ridotti in schiavitù e deportati; quindi gli attuali tarantini non discendono in nessun modo dagli spartani ma dai coloni romani, per lo più ex soldati, che colonizzarono quelle terre.

Quindi spero di non aver offeso nessuno narrando come la prima Taranto nacque. Evitate di insultarmi, grazie!

Ovviamente ci sono anche altre versioni di questa storia. 2700 anni son tanti e i racconti si mischiano e si confondono.

Alcuni sostengono che i 50 giovani avessero avuto il permesso di copulare solo con le vergini spartane. Altri insinuano che le cose siano andate ben diversamente e i figli non “regolarizzati” fossero stati generati da aristocratici spartani rimasti a casa perché si erano rifiutati di combattere e quindi declassati al livello degli Iloti, casta composta dai discendenti dei popoli vinti da Sparta e asserviti.

Su Archeotaranto trovi un dotto e ben scritto articolo che cita anche le fonti storiche più antiche: http://archeotaranto.altervista.org/archeota/taras78/lastoria.htm

Leggi anche:
Donne spartane, istruite, nude, ricche, bisessuali e guerriere
Sparta impero del male

Jacopo Fo

Jacopo Fo

Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.

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Jacopo Fo

Jacopo Fo

Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.

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