Le energie rinnovabili potrebbero portare elettricità in milioni di case in Africa, una grande occasione di riscatto sociale e sostenibilità ambientale. Disegno di Armando Tondo, febbraio 2020.

Quando le rinnovabili cambiano il destino dei popoli

650 milioni di persone vivono e lavorano senza elettricità. La promessa dell’energia pulita qui è anche promessa di riscatto sociale

Immaginate gli abitanti di tutta l’Europa, anzi di più, senza energia elettrica. Sembreremmo, visti di notte dallo spazio, un grande buco nero, senza luce, dove si percorrono centinaia di chilometri senza alcuna illuminazione, nelle strade come nelle case. Avete immaginato? Bene: sappiate che questo enorme buco nero non è nella vostra immaginazione ma è solo un poco più a Sud. E si chiama Africa.

Già, perché in Africa sono ben 650 milioni le persone che vivono senza elettricità. Sono più del 50% degli oltre 1,2 miliardi di abitanti di questo continente. Potrebbe sembrare che queste centinaia di milioni di persone siano senza un futuro energetico, ma non è così. In realtà il futuro energetico del continente africano ha un nome e un cognome: fonti rinnovabili. Le rinnovabili, infatti, hanno una peculiarità che fonti fossili non possiedono: non hanno bisogno di reti elettriche. Si tratta di un “dettaglio” che spesso viene ignorato nei Paesi come il nostro, dove le reti hanno una storia ormai “secolare” e sono date per scontate, cosa che non è in Africa. Stendere reti in un territorio così vasto e con una densità demografica così basse può risultare difficoltoso sia sul fronte ingegneristico, sia sotto il profilo del ritorno economico.

Povertà fossile, ricchezza di sole

Bisogna considerare il fatto che la propensione alla spesa della media della popolazione africana è molto inferiore a quella dei paesi sviluppati, per cui la sentenza tracciata dalle grandi tecnologie fossili fino a ora è stata chiara: zero elettricità. Per 650 milioni di persone. Per dare un parametro circa le dimensioni, basti pensare che il progetto Desertec di una ventina d’anni fa aveva simulato che un’area quadrata di 500 per 500 chilometri coperta di pannelli fotovoltaici nel deserto del Sahara sarebbe stata sufficiente a soddisfare i bisogni elettrici di tutti gli abitanti del pianeta. Il deserto del Sahara, per rendere l’idea, misura 4.800 per 1.800 chilometri. Ora anche senza Desertec, che è in una fase di stallo per le difficoltà di trasporto dell’elettricità per distanze così lunghe e a causa delle difficoltà geopolitiche di molti stati del Sud del Mar Mediterraneo, le rinnovabili si stanno diffondendo nella società, anche rurale, africana. Ma l’Africa non è tutta uguale. «Sotto al profilo dell’energia bisogna distinguere tra Africa del Nord, subshariana e Sud Africa. – ci dice Roberto Vigotti, segretario generale di Res4Africa – Nord e Sud sono quasi assimilabili all’Europa. Il grande problema è quello dell’Africa centrale che ha molte risorse da fonti rinnovabili, come solare, eolico e idroelettrico, ma ha il problema di come sfruttarle».

Tre soluzioni rinnovabili

Sono tre le soluzioni che si utilizzano in assenza delle reti. Prima di tutto si utilizzano dei piccolissimi sistemi che sono composti da un pannello fotovoltaico da 30 Watt, da una batteria e da una o più lampadine a Led. Con questo sistema, si ottiene luce da utilizzare nelle ore notturne, la ricarica delle batterie e l’elettricità per la radio. Salendo di scala si trovano i piccoli sistemi domestici da 300-500 Watt che fanno funzionare anche piccoli elettrodomestici, mentre poi troviamo le microreti locali che forniscono elettricità in quantità sufficiente per una comunità e spesso per l’irrigazione. E per finire si arriva ai grandi impianti che sorgono dove ci sono le reti elettriche. «I grandi impianti sono essenziali per innescare nuove economie su scala regionale grazie alle interconnessioni delle reti, quando ci sono, o è possibile realizzarle. – prosegue Vigotti – Per gli altri 650 milioni che sono senza elettricità servono soluzioni più piccole». Soluzioni piccole ma d’impatto enorme visto che in un’area come quella subsahariana il 65% delle scuole, con oltre 90 milioni i bambini, non ha accesso all’elettricità.

Luce sul futuro

Ed è la lampadina accesa la notte a essere fondamentale. La luce a Led permette ai giovani di studiare e ai grandi, specialmente le donne, di lavorare a casa la sera, mentre poter ricaricare lo smartphone significa aver accesso, specialmente per gli agricoltori, all’informazione meteo e ai nuovi mercati. «In Kenia abbiamo più cellulari che abitanti (50 milioni di contratti, contro 48 d’abitanti. N.d.R.) e 6 milioni di persone senza elettricità. – ci dice il professor Izael Pereira Da Silva, della Strathmore University di Nairobi – Qui da noi l’incentivazione di grandi impianti è complicata, mentre funziona bene il microcredito alle famiglie». I conti sono presto fatti. Sono sei milioni gli abitanti del Kenia che spendono 30 centesimi di dollaro al giorno per ricaricare lo smartphone presso terzi, con sistemi di generazione spesso diesel con 675 milioni ogni anno di CO2 emessa. Ed ecco che in questo quadro diventano protagonisti i piccoli sistemi che ricaricano anche i cellulari. Con l’elettricità si paga un piccolo leasing con il quale si paga l’impianto nel giro di un anno.

Un vantaggio immenso

Tradotto: pagando la stessa cifra della ricarica fossile si hanno sia l’elettricità per il cellulare, a cui si aggiunge anche la luce e la radio, e alla fine dell’anno ci si paga anche l’impianto. Il tutto non emettendo CO2. Una scelta che hanno fatto circa un milione di kenioti producendo un giro d’affari di 100 milioni di dollari per chi i sistemi li produce, ma soprattutto un risparmio per i cittadini di 100 milioni l’anno a partire dal secondo, che possono essere reinvestiti in attività artigianali di sviluppo come quelle legate al lavoro tessile svolto dalle donne nelle ore serali. Capita spesso che le donne si attivano con questi fondi per lavori che danno loro una rendita economica fissa e che è indipendente dagli uomini. E in questa maniera attraverso l’energia rinnovabile che consente di risparmiare denaro e d’illuminare le case arriva l’emancipazione delle donne. Ma non solo. La luce consente lo studio serale a casa anche alle studentesse che così hanno più possibilità, grazie a una migliore istruzione, di svolgere in futuro lavori più remunerati e quindi di emanciparsi maggiormente. Il risparmio di questi 100 euro l’anno, assieme alla migliore redditività del lavoro in casa, inoltre, consente alle famiglie nel giro di poco tempo d’investire le cifre guadagnate in impianti fotovoltaici più grandi che possono alimentare elettrodomestici di dimensioni maggiori, tra i quali quello fondamentale è il frigorifero. Questo elettrodomestico, infatti, quando arriva nelle case consente di liberare il tempo delle donne dalla spesa quotidiana, permettendo loro di sviluppare ulteriormente attività economiche autonome. Inoltre il frigo riduce le malattie legate alle intossicazioni alimentari che spesso in quelle zone mietono vittime e che comunque, anche quando non lo fanno, possono mettere in crisi l’economia di intere famiglie.

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La bellezza delle energie rinnovabili

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris

Giornalista scientifico e ambientale. E' Direttore Responsabile di People For Planet

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Sergio Ferraris

Sergio Ferraris

Giornalista scientifico e ambientale. E' Direttore Responsabile di People For Planet

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