Quello che siamo diventati

La deportazione di Castelnuovo di Porto (notizia) è il segnale chiaro che ci dovremo abituare senza tregua a un linguaggio violento che ha radici in pensieri volgari, alimenta visioni drammatiche e origina azioni disumane.

Ci nascondiamo dietro le analisi, i numeri, i confini, le responsabilità altrui, i decreti. E mentre noi ci nascondiamo bambini, donne e uomini annegano in mare o vengono condannati per strada a spogliarsi della loro dignità.

Siamo arroganti e bugiardi perché ci raccontiamo che tutto questo dipende solo da e con un’irresponsabilità disumana continuiamo a non volere considerare i motivi per cui si trovano su quei barconi o sotto un mucchio di cartoni negli angoli delle nostre città. In un gioco al massacro dove responsabilità, risposte, visioni politiche si sacrificano sull’altare della propaganda elettorale non facciamo altro che sciorinare litanie che recitano come siamo bravi a contenere gli sbarchi, a negare ogni decenza e a denunciare che, chi si affida a chi noi non ci affideremmo mai, lo fa solo perché vuole vivere.

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