Italia Brasile Calcio

Quindi, Adani, Italia-Brasile 3-2 fu una partita cinica e non emozionante?

Disegno di Armando Tondo

Dov’è l’emozione in una vittoria cinica? Si chiede Daniele Adani – principe degli opinionisti tattici di Sky Sport – in un’intervista concessa ad Angelo Carotenuto su Repubblica. È in fin dei conti un’intervista in cui Adani, pur cercando di annacquare la propria sete di rivincita, rivendica la propria vittoria culturale su Massimiliano Allegri, alfiere del cosiddetto calcio semplice e sbattuto fuori dalla Juventus dopo cinque scudetti consecutivi. Per far posto al suo opposto, al suo nemico: il “circense” – per dirla alla Allegri – Maurizio Sarri. 

Adani dichiara che nel calcio vincere non basta più. Che nel mondo si gioca per lasciare qualcosa. Testuale. Che la Juve aveva un percorso non più congruo con la grandezza societaria ne’ con le scelte dei club europei la cui identità non dipende dai risultati.

È un principio che sta avanzando ad ampie falcate nel calcio. Anche in Italia. Quest’anno in Serie A sono la maggioranza gli allenatori costruttori di gioco e di emozioni. 

Viene da chiedersi, tra le millanta partite di calcio, come definire Italia-Brasile 3-2 del 1982. Una vittoria cinica? Con tre tiri in porta, che poi in realtà furono più di tre. Forse, però, una delle più emozionanti della Nazionale. Certamente in un posto d’onore, accanto a Italia-Germania 4-3. 

In base a quali criteri si stabilisce se una partita regali o meno emozioni? Ci si può emozionare per una parata che resterà nell’immaginario collettivo, per un salvataggio sulla linea e c’è chi si emoziona per venti passaggi di fila. La presunta superiorità morale di un tipo di gioco – quello contemporaneo, diremmo guardiolista – rispetto a quello più démodé rischia di rinchiudere il calcio in un’unica visione. Come se si potesse giocare soltanto in un modo. Finendo così col minare, invece, una delle ragioni del successo e della immensa popolarità del football. 

Che, anche dopo decenni, regala perle insospettabili. Come quella rivelata da Giovanni Galeone in un’intervista al Fatto quotidiano. Racconta che agli europei del 1988 lui e Arrigo Sacchi (fresco campione d’Italia col Milan) ebbero dalla Federazione due biglietti per Olanda-Inghilterra. E si ritrovarono nel settore degli inglesi, gomito a gomito con gli hooligans. Sacchi gli chiese: e ora che facciamo? Togliti la maglietta e fai finta di niente. La guardarono a torso nudo. Tra fiumi di birra. Forse un filo più suggestivo di quindici passaggi in fila spacciati per la conquista del mondo.

Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.