Reddito minimo garantito per ogni cittadino europeo

Il parere del Comitato economico e sociale europeo (Cese) arriva alla Commissione europea

In Italia se ne parla poco, troppo è il rigurgito antieuropeista, ma in Europa esiste e opera il Cese-Eesc, il Comitato economico e sociale europeo, che di recente ha votato a favore con 158 sì, 81 no e 12 astensioni per una direttiva quadro europea sul reddito minimo che chiede alla Commissione europea di «adottare un quadro UE vincolante che stabilisca un reddito minimo adeguato in tutta Europa, adattato al tenore di vita in ciascuno Stato membro».

Il reddito minimo garantito non è esclusiva della sinistra né tantomeno della sinistra marxista. Qualcuno si stupirà nello scoprire che c’è tutta una storia liberale dietro provvedimenti come il reddito minimo garantito, il reddito di cittadinanza gestito dai centri per l’impiego (che in Italia sono ridicoli) voluto dal Movimento 5 stelle, il REI introdotto dal Pd, e via dicendo. Il reddito di cittadinanza sarebbe stata una manovra di sinistra se non fosse stata a debito. Sarebbe stata anzi schiettamente socialista se al posto di aumentare il debito pubblico avesse aumentato – per dirne una – la tassazione sui redditi alti. Ma il passato non si fa con i “se”, e il presente men che meno. Intanto molti europei sono poveri, seppure meno rispetto all’anno scorso, e ancor meno rispetto agli anni addietro.

Secondo i dati Eurostat il 22,5% della popolazione dell’Ue è a rischio di esclusione sociale o di povertà, l’1% in meno rispetto al 2016. Nel 2017, nell’Unione europea la disoccupazione di lunga durata era salita al 3,4% e nel 2016 il numero di lavoratori poveri nell’Ue toccava invece il 9,5% .

Pur fra le contraddizioni e le accuse di chi la vorrebbe snaturata e manovrata da fantomatici poteri forti, sembrerebbe che l’Unione europea non se la stia cavando troppo male. Ciò non toglie che ad oggi 112,9 milioni di europei siano poveri e che di questi ben 26 milioni siano bambini. Gli impegni dell’Ue «miranti a ridurre di 20 milioni il numero di cittadini dell’Ue a rischio povertà in generale hanno fallito» denunciano il Cese e in particolare l’ex presidente del Cese e oggi capo dell’EESC Workers’ Group, il sindacalista greco George Dassis, molto critico riguardo all’Open Method of Coordination (OMC), lo strumento finora utilizzato dall’Ue per contrastare la povertà:

«Non ha soddisfatto le aspettative. Non ha garantito un reddito minimo adeguato in tutti i Paesi dell’Ue, con il risultato che le disuguaglianze hanno continuato ad allargarsi all’interno e tra gli Stati membri, presentando un grave problema per la credibilità dell’Unione europea».

Quello a cui fa riferimento Dassis neanche troppo velatamente è l’atrofizzarsi di una Europa a due marce. Un problema giuridico oltre che economico, perché secondo alcuni giuristi disattende i testi giuridici e i principi sociali dai quali è nata l’Unione europea. In ogni caso un problema politico, perché superare l’assistenzialismo nazionale in favore di un reddito minimo europeo significa superare le divisioni fra gli Stati membri e introdurre parametri che per quanto flessibili e calibrati in base alle specifiche di ogni Stato rimangono pur sempre parametri arbitrari che devono sottostare a bilanci di riferimento altrettanto arbitrari. Il Cese vorrebbe una «metodologia comune per l’inquadramento dei “bilanci di riferimento” (ovvero panieri di prodotti e servizi – assistenza sanitaria e personale, alloggio, abbigliamento, mobilità, istruzione, tempo libero, relazioni sociali, cultura, ecc. Adattati allo standard di vivere in tutti gli Stati membri)». Standard, appunto, con tutte le approssimazioni e i rischi del caso.

Non tutti sono d’accordo con il parere approvato dal Cese di sottoporre alla Commissione Europea la proposta di una direttiva per il reddito minimo. Qualcuno, come Jacek Krawczyk, presidente dell’Employers’ Group, ritiene che l’unico strumento attualmente in grado di ridurre la povertà in Europa rimanga la sussidiarietà nazionale:

«Affrontare il reddito minimo a livello nazionale non è solo appropriato, ma anche più efficiente in quanto i sistemi di reddito minimo saranno adattati alle caratteristiche specifiche di ciascuno Stato membro».

Con le elezioni europee ormai prossime, non resta che attendere e vedere come i nuovi compomenti del Parlamento europeo intenderanno confrontarsi con il parere del Cese depositato in Commissione europea. Uniti nella buona e nella cattiva sorte, finché povertà non ci separi.

Stela Xhunga

Stela Xhunga

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