Riaprono le spiagge. Tanta attenzione per la sicurezza, meno per l’ambiente

Al mare dopo il Covid: sarà l’estate della plastica monouso e delle mascherine abbandonate?

Riaprire le spiagge in sicurezza ed evitare un nuovo picco dei contagi da Coronavirus è uno dei crucci del momento. Sulla data di riapertura, Regioni e Comuni si sono mossi in autonomia, con un mosaico di regole simili ma non identiche. L’organizzazione e la fruizione degli spazi ruotano attorno a un documento dell’Inail ma preoccupa un secondo fronte: quello ambientale.

Plastica e rifiuti sono un altro virus letale, che la scorsa estate era stato oggetto di campagne di sensibilizzazione senza precedenti. La priorità è salvarci dal Coronavirus, ma non può essere il pretesto per dimenticarci di rispettare gli ecosistemi marini. Il rischio di soffocarli con mascherine abbandonate e stoviglie in plastica è altissimo. L’ambiente è passato di moda?

Chilometri di coste da salvare

L’Italia in Ue ha il maggior numero di acque di balneazione, un quarto del totale, con oltre di 50 mila concessioni demaniali marittime, di cui 11 mila per stabilimenti balneari. L’industria turistica non può ancora contare per certo sugli arrivi dall’estero, ma gli italiani scalpitano da tempo per riversarsi in spiaggia. Il primo pensiero, giustamente, è evitare gli assembramenti e fissare regole ferree sulla fruizione degli spazi.
Ma è come se il problema ambientale, cruciale prima del Coronavirus, fosse stato messo in stand by utilizzando come giustificazione proprio la pandemia e l’esigenza di riaprire in fretta. La sensazione è che sulle nostre spiagge si rischi un utilizzo smodato di oggetti in plastica.
Stoviglie monouso, mascherine, guanti, barriere divisorie, segnaposto… quanto male possono fare al Pianeta? Dove finiranno? I controlli saranno serrati?

Gli “oggetti del Covid” sono i nuovi rifiuti

Nel mondo, si contano già milioni di mascherine finiti in mare.

Le regole Inail specificano che vanno indossate negli stabilimenti balneari fino al raggiungimento della postazione assegnata e, successivamente, all’uscita. È fondamentale la presenza di appositi contenitori in cui eventualmente gettarle, in modo da evitare al massimo le “dimenticanze” di qualche sbadato. Non solo si tratta di oggetti inquinanti, ma anche pericolosissimi per la fauna degli ecosistemi marini.

Fondamentali quindi anche controlli serrati: multe a chi provoca assembramenti e multe a chi deturpa l’ambiente.

Ognuno deve fare la sua parte: i gestori degli stabilimenti balneari possono decidere di offrire servizi plastic free, adottare soluzioni eco-friendly e sensibilizzare i clienti.

La lotta all’abbandono dei rifiuti si concentra su tutti gli “oggetti del Covid”: stoviglie monouso, mascherine e guanti, che per giunta non sono facilmente riciclabili nemmeno se conferiti nei contenitori corretti.
Quanto meno, sarebbe il caso che i cartelli informativi all’ingresso degli stabilimenti balneari e delle spiagge libere includessero in maniera evidente tra i comportamenti da adottare anche le buone pratiche a tutela dell’ambiente.

Divisori e stoviglie: esistono anche quelli eco-friendly

L’Inail fissa a 4 metri quadrati lo spazio tra clienti nei locali di ristorazione, ma i pasti consumati in spiaggia sono tipicamente veloci. Banditi i buffet, molti stabilimenti balneari stanno già comunicando la possibilità di delivery. Gli utenti riceveranno il pasto in spiaggia senza muoversi dalla propria postazione, ma quel pasto difficilmente verrà recapitato in stoviglie di porcellana o vetro. Ecco che il problema della plastica può aggravarsi, a meno che i gestori non optino per stoviglie monouso biodegradabili e compostabili.

Segnaposto e barriere fatti di sacchetti di plastica!

Nei locali ristorazione e nelle spiagge stesse è necessario far rispettare le regole del distanziamento attraverso segnaposto e barriere. Anche qui, ognuno decide per sé. A Genova il sindaco Marco Bucci ha annunciato che, nelle spiagge più grandi, a ogni nucleo familiare verrà assegnato un numero, corrispondente al posto assegnato in spiaggia, dove troveranno sacchi di sabbia numerati.

Incredibile ma vero, sono stati scelti sacchetti di plastica, come mostrato in alcune foto ufficiali.

Così, nelle scorse ore il sindaco ha dovuto fare marcia indietro e promettere che saranno sostituiti con sacchi in juta.

La proposta dell’Enea

Interessante la proposta dell’Enea: barriere divisorie realizzate con posidonia oceanica, pianta marina che si deposita in grandi quantitativi sugli arenili mediterranei e può essere utilizzata per ottenere separatori green tra ombrelloni, corridoi e percorsi.

Un’idea simile a quella suggerita da un’azienda toscana, che propone l’utilizzo di siepi e piante per garantire il distanziamento nei locali commerciali e nelle spiagge.

Morale della favola: esistono tante soluzioni per garantire la sicurezza e, allo stesso tempo, evitare di deturpare l’ambiente e il nostro mare. Il Coronavirus è il nemico da battere oggi, la tutela dell’ambiente resta la sfida di sempre.

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Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

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Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

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