Riciclo dei rifiuti: L’Italia è prima fra tutti in Europa

Dalla raccolta differenziata nelle grandi città e nei piccoli comuni, ai progetti rivolti a giovani e scuole. Nel nostro Paese si sente parlare sempre con maggiore frequenza di educazione ambientale, dalla gestione delle risorse, fino ad arrivare a quella dei rifiuti. E quando arrivano risultati d’eccellenza proprio dal Belpaese, non si può che essere incentivati a proseguire su questa strada.

La ong ambientalista Kyoto Club ha recentemente diffuso i dati pubblicati dall’Ufficio Statistico dell’Unione Europea (Eurostat) in merito al riciclo dei rifiuti tra i Paesi dell’UE. I dati sono stati pubblicati dall’Eurostat nel mese di settembre 2017, e vedono proprio l’Italia come leader nel riciclo dei rifiuti in Europa, con una percentuale del ben 76,9% di materiale riciclato. Per quanto riguarda i nostri vicini di casa, sempre secondo i dati pubblicati da Eurostat lo scorso settembre, la Francia arriva al 53,6%, il Regno Unito al 43,6% e la Germania al 42,7%. Questo per quanto riguarda la percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti.

Se consideriamo invece la quantità riciclata netta (ovvero il rapporto tra import ed export di rifiuti e cascami), l’Italia raggiunge i 56,4 milioni di tonnellate, che benché sia un ottimo risultato è abbastanza lontano dai 72,4 milioni di tonnellate della Germania. In termini di valori assoluti quindi, quest’ultima conserva ancora il suo primato nel riciclaggio della spazzatura, anche se l’Italia la segue con un’ottima spinta. Altra “medaglia d’argento” a livello europeo, sempre dietro alla Germania, è stata guadagnata dall’Italia in termini di fatturato e di addetti nel settore della preparazione al riciclo.

A cosa dobbiamo il primato dell’Italia?

Il processo di gestione e smaltimento dei rifiuti è ormai diventato una realtà importante per tutti i Paesi, e all’interno della comunità europea l’Italia sembra proprio voler fare la prima della classe.

Quali sono i tipi di rifiuti riciclati maggiormente nel Belpaese? Qui entrano in gioco i riciclabili tradizionali, ovvero parte dei grandi protagonisti della raccolta differenziata di tutte le case: carta, plastica e vetro, ai quali si accodano metalli, legno e tessili.

Ancora grazie ai dati forniti da Kyoto Club, sappiamo che questo genere di rifiuti corrispondono a circa 26 milioni di tonnellate, a cui vanno sommati i rifiuti misti avviati a selezione (circa 14 milioni di tonnellate), i rifiuti organici e verdi (circa 6 milioni di tonnellate) e infine i rifiuti chimici (1,7 milioni di tonnellate).

In questo processo la rete di consorzi italiani di raccolta e riciclo viene ad assumere un’importanza fondamentale. Gli imballaggi (in plastica, vetro, legno, acciaio, alluminio e carta e cartone) fanno capo a Conai (che comprende a sua volta i consorzi Ricrea, Cial, Comieco, Rilegno, Corepla e Coreve, ognuno specializzato nel recupero di un tipo di materiale), per la raccolta degli oli e grassi animali e vegetali si fa riferimento a Conoe, a Cobat per la gestione di batterie e apparecchiature elettroniche, a Ecopneus per il recupero dei pneumatici, e infine a Conou per il trattamento degli oli lubrificanti usati.

I consorzi hanno inoltre un ruolo chiave nello smaltimento dei rifiuti, in quanto offrono contributi ai comuni per ritirare la spazzatura, incentivando così gli enti locali a proseguire con la raccolta differenziata. E i risultati, sempre in riferimento ai dati pubblicati recentemente dall’Eurostat, sono sotto gli occhi di tutti.

Il riciclo negli altri Paesi Europei

Nel mese di marzo 2017 il Parlamento europeo ha approvato il cosiddetto “pacchetto economia circolare”, una vera e propria sfida per l’Europa, che comprende la quasi totale eliminazione delle discariche entro il 2030. L’obiettivo è infatti quello di alzare in tutta la Comunità la soglia dei rifiuti urbani riciclati al 70%, e quella degli imballaggi riciclati all’80%, lasciando così nelle discariche solo il 5% dei rifiuti. E se l’Italia, forte dei risultati da poco raggiunti e sopra ricordati, sembra aver imboccato la strada corretta, non vale lo stesso discorso per altre realtà europee. Come apprendiamo da La Stampa, i Paesi dell’est Europa, ad esempio, tendono a lasciare ancora la maggior parte dei loro rifiuti nelle discariche (la percentuale è dell’80%), recuperando di conseguenza appena il 20% di tutto il complesso. Mentre, se ci spostiamo al nord Europa, riscontriamo la tendenza a bruciare la maggior parte dei rifiuti nei termovalorizzatori (come fa ad esempio la Germania), al fine di produrre energia. E questo abbassa di conseguenza il numero dei rifiuti che possono essere riciclati, e incide ovviamente sulla media europea del famoso 37% di materiale avviato al riciclo.

Il Gruppo di Lavoro Recupero e Riciclo di Kyoto Club

Nei prossimi mesi è prevista la pubblicazione di uno studio, realizzato da Duccio Bianchi (Ambiente Italia) per il Gruppo di Lavoro Recupero e Riciclo di Kyoto Club, con lo scopo di approfondire le diverse fasi del processo di riciclaggio. Come apprendiamo da uno stesso comunicato di Kyoto Club, lo studio farà il punto su più aspetti della sfera del riciclo: dalle fonti di raccolta (rifiuti urbani, ma anche di lavorazione industriale, come di rottamazione e smantellamento), al processo di lavorazione dei rifiuti stessi per il riciclo (dalla selezione dei polimeri, alla pulizia dei flussi, alla creazione di miscele di fusione o di produzione), fino ai prodotti basati interamente o parzialmente su materiali riciclati. Con un occhio di riguardo all’efficienza ambientale (con particolari riferimenti in termini di materia e relativa CO2), economica ed occupazionale, del vasto settore dell’economia circolare. Lo studio è inoltre realizzato con il supporto di Gruppo CAP, Cial, Comieco, Conai, Corplea e Ricrea.

Dopo gli ottimi risultati dell’Italia nell’ambito del riciclo dei rifiuti, approfondire questo tema è ancora più importante. Bisogna comprendere al meglio i propri punti di forza e migliorarsi, nell’ottica di un’efficiente economia circolare. La strada da fare è ancora lunga ma l’Italia potrebbe essere sulla direzione giusta.

[Immagine della Campagna “Italia Rifuti Free” di Legambiente]
Vittoria Marchi

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Collabora con riviste on line e radio dove si occupa di blog

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