Ripartenza: le opportunità della crisi, investimenti e politiche dopo il Covid-19

La crisi in corso potrebbe aprire l’opportunità per una rivoluzione politica radicale che porti al centro della programmazione economica e degli investimenti ambiente, sanità, imprese e scolarizzazione

Usare questi giorni per costruire bene il giorno dopo

L’evoluzione della società umana è sempre stata caratterizzata da shock quali pandemie, guerre, pestilenze, recessioni capitalistiche che hanno avuto effetti distruttivi sul versante socio economico, ma che hanno dato anche input per risposte politiche diverse, nel breve e medio periodo. Risposte e direzioni nuove che altrimenti non sarebbero mai state date o perseguite. La crisi potrebbe essere sfruttata per introdurre nuove priorità. La prima, immediata, secondo le tante voci di autorevoli economisti, dovrà essere di certo di politica fiscale, con più spesa pubblica e meno imposte, per minimizzare i costi socio-economici della crisi. E meglio ancora sarebbe, sul versante europeo, se venisse percorsa in maniera unitaria, la strada degli Eurobond. O Coronabond, come suggerisce l’ex direttore generale dell’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio) Pascal Lamy, in un’intervista a Le Figaro, con una posizione forte: “se la Germania non vuole i Coronabond, faremo senza la Germania”.

Obama con la manovra fiscale americana del 2009-2012 fece sì che il deficit USA passasse dal 3% al 10% per vari anni, per cui non stupisce che Trump approvi ora una manovra che è il doppio di quella di allora di Obama; gli americani conoscono la macroeconomia e la applicano. Se la risposta fiscale europea, a sostegno di redditi e occupazione, con la possibilità di utilizzare gli Eurobond, non sarà adeguata, i dati, che già oggi indicano il Pil 2020 in calo per Italia, Spagna e Germania, peggioreranno.

La ripartenza nel breve-medio periodo

Ma la risposta non è solo quantitativa, il post Covid-19, quella che viene definita la “ripartenza”, dovrà affrontare rapidamente i termini qualitativi della risposta. Potrebbe essere l’occasione non per escludere il Green Deal come alcune parti politiche di opposizione in questi giorni stanno suggerendo di fare, ma per andare oltre il Green Deal e parlare di sviluppo umano più ampio. Innanzitutto dando forza nell’immediato al pilastro più importante della crescita e dello sviluppo economico: l’investimento in ricerca e sviluppo, correggendo i disinvestimenti perpetrati in salute ed educazione.

E, superata la fase più critica e il picco della pandemia, tornare agli interventi per il Green Deal e dare alle imprese più piccole e ai senza reddito la liquidità necessaria per superare il momento. Per le imprese ciò significa poter sostenere i costi fissi degli stipendi, ma anche i costi aggiuntivi per la sicurezza, necessari a ristrutturare le produzioni nella fase di convivenza con il virus: la pulizia quotidiana di tutti gli ambienti di lavoro, di transito e degli spazi comuni; la pulizia a ogni fine turno delle attrezzature, della strumentazione e dei distributori di alimenti; la sanificazione periodica e ventilazione degli ambienti, investendo qualche soldo in purificazione. Inoltre, sarà necessario garantire a tutti ed avere scorte di dispositivi di protezione individuale (DPI) adeguati come mascherine, in alcuni casi occhiali protettivi, igienizzanti; scaglionare le presenze negli spazi comuni e nelle mense; avere cura degli spostamenti verso i luoghi di lavoro e di quelli di rientro a casa, durante i quali occorreranno più mezzi e DPI come al lavoro.

Questo per citare alcune misure di sicurezza necessarie nell’immediata ripartenza, sulle quali le imprese dovranno investire e per le quali non dovranno essere lasciate sole, non solo in termini di costi ma anche di norme. Perché la cura della sicurezza di impresa e l’ambiente, ovvero tutte le misure necessarie a garantire non solo il rispetto delle norme ma anche proattività nel migliorare le performance di impresa, fanno parte dello stesso concetto, fanno parte del “welldoing”, in ogni attività, in ogni azienda.

Ed è per questo che non si tratta di scegliere se puntare le risorse sulla Green Economy o sulla tenuta delle imprese di fronte alla pandemia: “Proprio gli investimenti richiesti dalla transizione ecologica sono il principale strumento di ripresa economica che abbiamo a disposizione”. Parole di Roberto Morassut, sottosegretario al Ministero dell’Ambiente: “quei mille miliardi possono essere la spinta a riprendere a camminare e a produrre reddito”.

Non solo Green Deal, ma anche Wellbeing Deal

Un sistema allargato che oltre all’economia/ambiente comprenda anche salute/sicurezza, educazione e ricerca: il Wellbeing deal. Non sarebbe una rivoluzione culturale, perché si conoscono da tempo le vere leve dello svìluppo; si sa da tempo che cambiamenti climatici, deforestazione, allevamenti e coltivazioni intensive, rapporti errati con gli animali, unite alla globalizzazione stanno conducendo a pandemie e disastri ecologico-ambientali.

Perché è anche dall’insostenibilità del modello di sviluppo che guida il mondo che siamo arrivati all’emergenza coronavirus, a questa pandemia che stiamo patendo, messo bene in chiaro anche dalla direttrice esecutiva del Programma ONU per l’Ambiente (Unep) Inger Andersen: “Con la pandemia da coronavirus e la crisi climatica in corso, la natura ci sta inviando un messaggio. Ci sono troppe pressioni allo stesso tempo sui nostri sistemi naturali e qualcosa deve succedere. Siamo intimamente connessi con la natura tutta, se non ci prendiamo cura di lei non possiamo prenderci cura di noi stessi”. Per l’autore del celebre saggio Spillover, David Quammen: “quando noi umani interferiamo con diversi ecosistemi, quando abbattiamo gli alberi e deforestiamo, scaviamo pozzi e miniere, catturiamo animali e li uccidiamo o li catturiamo vivi per venderli a un mercato, disturbiamo questi ecosistemi e scateniamo nuovi virus. Poi siamo così tanti, quasi otto miliardi di persone sul pianeta, che volano in aereo in ogni direzione, trasportando cibo, ed altri materiali, e se questi virus trovano il modo di trasmettersi da un essere umano all’altro, allora hanno vinto la lotteria”. E la lotteria dei virus è, come dicono i biologi, quella di sussistere, di trovare canali di introduzione, trasmissione e diffusione.

Quale Piano UE per la ricostruzione post Covid-19

Ma i segnali di questa consapevolezza non sembrano essere recepiti da tutti, sia in casa nostra che fuori. Se da un lato ci potrebbe essere il Piano Conte per l’UE nell’emergenza coronavirus, l’European Recovery and Reinvestment Plan il piano di ricostruzione dell’economia europea per una linea di difesa comune e coordinata per gestire le emergenze, che la Stampa dipinge come incentrato su sanità, imprese e investimento sull’European Green Deal, c’è chi chiede, tra le forze di opposizione, di rinviare il Green Deal, di mettere uno stop per utilizzare i mille miliardi per altri fini.

E dagli USA non arrivano purtroppo altri segnali confortanti, viene infatti sospesa da Trump l’applicazione delle leggi ambientali, nessuna sanzione verrà prevista per l’inquinamento – fuori norma – prodotto, e senza nessuna data di scadenza. Il rapporto tra diffusione del contagio e inquinamento dell’aria, i livelli di polveri sottili, la densità di particolato, non è ancora scientificamente dimostrato, ma l’evidenza dei dati mostra delle corrispondenze evidenti ed è certamente dimostrato che l’inquinamento uccide provocando malattie o peggiorando patologie respiratorie, cardio-circolatorie, ecc. Cynthia Giles, che era a capo dell’Epa (Agenzia per la protezione dell’ambiente) durante l’amministrazione Obama, ha inviato una lettera alla stessa Epa, firmata anche da una serie di altri sostenitori dell’ambiente, in cui si sottolinea che “permettere il potenziale rilascio di inquinanti atmosferici tossici e di altri inquinanti che possono provocare problemi di asma, difficoltà respiratorie e problemi cardiovascolari nel bel mezzo di una pandemia di una malattia il cui pricipale sintomo è l’insufficienza respiratoria è un gesto irresponsabile”.

Per uscire dalla crisi abbiamo bisogno della scienza e della conoscenza, e tutto quello che scienza e conoscenza – anche in termini di leve di sviluppo – ci indicano, sta nelle direzioni del Green Deal e della risposta fiscale che mitighi le disuguaglianze sempre più marcate tra territori e cittadini.

Se, all’interno della risposta complessiva fiscale volta a minimizzare i costi socio-economici con un’Europa quanto mai compatta, il Green Deal sarà ancor più centrale, arrivando ad andare oltre e formulare un Welldoing Deal di medio lungo periodo con al centro ambiente, sanità, scolarizzazione, imprese, allora questa sì che sarebbe una radicale rivoluzione politica. Una radicale rivoluzione politica che avrebbe davvero messo a frutto la crisi.

Leggi anche:
Origine del Covid-19: Perché le relazioni uomo-animale devono cambiare
L’ex ILVA potrebbe essere il primo passo del Green New Deal italiano
Chi è Frans Timmermans, il capo del green new deal europeo?

Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

Potrebbe interessarti anche

Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

Consigli per gli acquisti

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più consulta la Privacy e Cookies Policy