Riselda, “Niente (e nessuno) è un rifiuto”

Dai carcerati arriva l’esempio filosofico di come si fa la differenziata, guadagnando soldi

Riselda nasce nel 2010 nel carcere di Sollicciano, Firenze, su idea di un detenuto, Fernando Gomes Da Silva. Fernando ne parla con Sarah, conosciuta lì dove lei lavorava a un Progetto di difesa del diritto alla salute. Nel 2015 Fernando viene trasferito al carcere di Bollate, Milano, dove la sua idea si rafforza ulteriormente e parte la “raccolta del dato”, sperimentazione del dispositivo Riselda: si iniziano a tracciare manualmente i sacchi di rifiuti indifferenziati di ogni singola cella della Casa Circondariale.

I detenuti vengono premiati per i loro comportamenti virtuosi: 1 ora di colloquio con i familiari o 1 telefonata straordinaria se decidono di aderire al progetto. Alla fine, “il progetto ha permesso di creare 18 nuovi posti di lavoro regolarmente stipendiati e un tasso di raccolta differenziata che si attesta oggi ad oltre l’80%”, racconta Fernando, che intanto ha l’occasione di conoscere il programma Virgilio del Rotary Club di Milano Ovest e coinvolgerlo nel progetto. Oggi alcuni imprenditori in pensione, soci Rotary, sono diventate figure di riferimento del progetto Riselda.

Una macchina intelligente

Riselda è un cassonetto intelligente e brevettato che premia il cittadino riciclatore. Ogni utente ha a disposizione una card personale per buttare qualsiasi tipo di rifiuto: indifferenziato, plastica, carta e organico. Si inserisce la card nel cassonetto e la macchina riconosce e stampa un’etichetta adesiva con un codice a barre. L’etichetta va applicata al sacchetto e poi si seleziona il materiale che si desidera buttare. La macchina pesa e smista il sacchetto nel contenitore ed è in grado di fornire dati su quanto un determinato cittadino ha riciclato e su cosa. In questo modo gli enti preposti potranno calcolare la tassa sui rifiuti non più sul metraggio delle abitazioni ma su quanta spazzatura effettivamente produce un cittadino. Giustizia, finalmente. Ambientale, sociale e fiscale.

Questo innovativo cassonetto è pensato per essere posizionato nei condomini in modo da rendere più semplice la consegna e la raccolta dei materiali. Varie aziende e amministrazioni si sono dimostrate interessate al progetto. Ma andiamo per ordine.

La storia di un detenuto

Nel 2019 ancora un altro passo avanti: Sarah e Fernando si incontrano nuovamente e riescono a trasferire il progetto dalle mura carcerarie ai quartieri cittadini. Tre diverse generazioni ad oggi lavorano assieme e condividono visione e valori: tutto può essere recuperato, tutti, a prescindere dall’età, dalla provenienza e dai contesti, tutto e tutti hanno diritto (e dovere) di “ottenere una seconda possibilità, per esprimere il proprio potenziale, le proprie unicità, viste e vissute come patrimonio, oltre ogni diversità, stereotipo e stigma”, spiega Fernando. Il brasiliano è stato citato dall’ex ministro per l’integrazione Cecile Kyenge che ha raccontato la sua storia nel libro “Ho sognato una strada. I diritti di tutti” come esempio di buone pratiche messe in campo da immigrati.

La filosofia che ci unisce

Il cuore del progetto “sta nel voler migliorare il paradigma del rifiuto, traghettando un punto di vista comune che aiuti a dare valore a ciò che generalmente viene scartato: ciò che è rifiuto e negazione diviene risorsa e accettazione. Si crea un circolo virtuoso nel quale si dà valore alle persone ponendole al centro, fornendo loro gli strumenti per far emergere le proprie capacità, talenti e competenze. Dalla sostenibilità ambientale alla sostenibilità personale, insomma, e viceversa”.

In questo modo il team carcerario oggi fa scuola, si impegna nell’obiettivo di rendere il cittadino comune più consapevole, protagonista del cambiamento, attivatore dell’impegno e dei comportamenti virtuosi individuali e poi collettive che portano al rispetto dell’ambiente e della società tutta. “La valorizzazione, la premialità, l’agire per il bene comune attraverso un bilancio partecipativo hanno reso il cittadino Ambasciatore, permettono di individuare tutti quei dati riferibili a comportamenti viziosi che possono, nel tempo, essere invertiti nella loro rotta”.

Il successo

Il Comune di Milano ha valutato tanto positivamente il progetto Riselda da lasciarlo varcare le mura del carcere per trasferirsi sul territorio, inizialmente milanese. È la primissima sperimentazione sul territorio, sostenuta dal Comune di Milano. L’idea si è aggiudicata il 2° posto, su oltre 300 progetti presentati al Bando “Scuola dei Quartieri”, inoltre è anche il progetto scelto per partecipare al Crowdfunding Civico che si aprirà nelle prossime settimane. Il progetto è sostenuto, tra gli altri, da PonMetro, Fondi strutturali europei e dal programma Operativo di Città Metropolitana.

Quanto è importante smaltire correttamente le pile?

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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