Roghi intorno a Chernobyl, si teme rischio di radioattività

Bruciano i territori intorno alla zona di Chernobyl Exclusione, nell’Ucraina settentrionale, dove nel 26 aprile 1986 è avvenuto il catastrofico incidente.

All’inizio di aprile 2020, i satelliti della Nasa hanno rilevato i primi incendi nelle foreste di Denysovets, Kotovsky e Korogodsky. I funzionari combattono gli incendi nella zona di esclusione dal 4 aprile 2020, con centinaia di vigili del fuoco e almeno otto unità aeree operative. Un villaggio all’interno dell’area di esclusione, Polesskoye, è già stato evacuato dalla polizia il 9 aprile. Il giorno precedente, l’8 aprile, il fumo aveva raggiunto verso la capitale dell’Ucraina, Kiev, distante circa 100 chilometri (60 miglia) dall’area.

La radioattività per ora è a norma ma i rischi ci sono

Le fiamme hanno raggiunto la cittadina di Pripyat, a solo due chilometri dai depositi di materiale radioattivo di Podlesny, dove sono state smaltite le scorie radioattive.

I livelli di radioattività al momento restano normali in tutta l’Ucraina e la Biolorussia, ma la ricerca, fa sapere la stessa Nasa in un comunicato condiviso anche via Facebook, “ha dimostrato che gli incendi in aree fortemente contaminate possono riprendere elementi radioattivi in plumi di fumo che poi si trasportano in lunghe distanze”. Il 5 aprile, sono stati eseguiti dei test dell’aria a Kiev e nelle vicinanze periferie per misurarne la radioattività, ma non è stata rilevata nessuna contaminazione a rischio d’uomo, stando agli organi statali. Stando invece a Yegor Firsov, head of the country’s ecological inspection service, i livelli di radioattività sarebbero 16 volte sopra il normale.

Per tranquillizzare la cittadinanza, dal aprile 9, il servizio di emergenza statale dell’Ucraina continua a diffondere comunicati in cui si assicura che i livelli di radiazioni di fondo rimangono all’interno della normale gamma abituale di Kiev.

Quanto estesi sono gli incendi? La denuncia di Greenpeace

Divampate il 4 aprile, le fiamme hanno rapidamente coperto un’area di 20 ettari, per poi raggiungere il 7 aprile i 35 ettari. Il villaggio di Polesskoye è stato evacuato dalla polizia. Secondo Greenpeace però l’area sarebbe molto più vasta rispetto a quella denunciata dalle autorità ucraine.

Niente più turismo a Chernobyl?

Una delle entrate economiche della zona, specie dopo il successo della miniserie della HBO su disastro di Chernobyl, è rappresentato dal turismo, con tanto di agenzie e tour operator, come testimonia Yaroslav Emelianenko alla BBC.

La struttura di smaltimento dei rifiuti radioattivi di Podlesny è stata costruita dopo l’incidente per isolare le scorie durante le operazioni di messa in sicurezza dell’impianto. Le scorie radioattive sono state inserite all’interno di speciali vasche di cemento dello spessore di diversi metri. Podlesny si trova soltanto a un chilometro e mezzo a nord del sito dell’ex centrale nucleare di Chernobyl.

Podlesny e le vasche di scorie radioattive

La struttura di smaltimento dei rifiuti radioattivi di Podlesny, che si trova soltanto a un chilometro e mezzo a nord del sito dell’ex centrale nucleare di Chernobyl, fu costruita dopo l’incidente per isolare le scorie durante le operazioni di messa in sicurezza dell’impianto. Le scorie radioattive sono state inserite all’interno di speciali vasche di cemento dello spessore di diversi metri.

Come smantellare centrali nucleari e rifiuti radioattivi? Il problema è anche italiano

«Questi impianti non sono stati costruiti con l’idea che un giorno qualcuno avrebbe dovuto smantellarli». A dirlo in un’intervista condotta da Peopleforplanet è Davide Galli, il responsabile del sito di Trino (Vc) della Sogin, la società pubblica responsabile del decommissioning (ossia dello smantellamento di una centrale nucleare) e della gestione dei rifiuti radioattivi. Da qualche anno Sogin apre le porte delle ex centrali nucleari presenti sul nostro territorio, ormai non più attive ma simbolo di un passato la cui eredità pesa ancora sul presente dei cittadini. Peopleforplanet ha partecipato all’Open Gate dello scorso aprile, e questo è il racconto di quella giornata: una domenica atomica.

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

Potrebbe interessarti anche

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più consulta la Privacy e Cookies Policy