Romania: fallisce il referendum per vietare i matrimoni gay

La costituzione rumena non si tocca.

Sabato e domenica scorsi in Romania si è tenuto il referendum a favore della famiglia tradizionale e contro le nozze gay. Secondo i dati ufficiali l’affluenza al voto ha raggiunto il 20,4%, decisamente al di sotto del quorum stabilito al 30% per rendere valida la consultazione.

Per cosa è stato chiamato a votare il popolo rumeno?
All’elettorato è stato chiesto di decidere se modificare o meno l’articolo 48 della Costituzione il quale, nella sua formulazione attuale, afferma che “la famiglia è fondata sul matrimonio liberamente contratto dai coniugi”; con il referendum si è sottoposta alla popolazione la possibilità di modificare l’articolo precisando che il matrimonio dev’essere contratto da “un uomo e una donna”.

Promosso dalla Coaliția pentru Familie, la Coalizione per la Famiglia, formata da organizzazioni di destra e vicine alla Chiesa, l’obiettivo di questa mossa politica sarebbe stato quello di rendere impossibile il riconoscimento delle unioni fra persone dello stesso sesso. Non trovando alcun tipo di opposizione da parte del Partito Socialdemocratico al governo, non è stato difficile per la proposta arrivare al Senato e ottenere successivamente, con larga maggioranza, il via libera anche dalla Corte Costituzionale.

L’intensa campagna portata avanti dalla Chiesa e dalle destre politiche, come riporta anche Internazionale, è stata caratterizzata da vergognosi tentativi di mettere in ridicolo e in cattiva luce orientamenti sessuali differenti da quelli comunemente definiti come tradizionali, incoraggiando il popolo ad andare alle urne con anche mezzi intimidatori. Ne è una dimostrazione la prima pagina del Romania libera, uno dei principali quotidiani rumeni, dove, sotto il titolo “Nuovo ordine Lgbt”, è rappresentata una foto che mostra un soldato nazista in uniforme nera.

Nonostante questi discutibili tentativi, gran parte del popolo rumeno ha disertato le urne, di fatto boicottando la consultazione, non rendendola valida e impedendo così il rischio di discriminazioni e le ripercussioni che ne sarebbero conseguite verso le comunità omosessuali. La Romania ha visto l’abolizione del reato di omosessualità nel 2001, ma ancora oggi all’interno della società, come afferma la comunità Lgbt, le discriminazioni sono diffuse e, con buona probabilità, la modifica dell’articolo costituzionale sarebbe stata causa di un aumento delle intolleranze.

Non conosciamo le ragioni per cui solo una piccola minoranza si è recata al voto, ma sappiamo per certo che una larga maggioranza ha volontariamente deciso di non appoggiare questa manovra politica, percependo il rischio e il solo risvolto negativo: quello di ritardare un progresso democratico e civile che, in altri stati del mondo occidentale, è già inarrestabilmente in moto.
La società rumena ha spezzato le gambe alle correnti omofobe prima che queste potessero correre destabilizzando un Paese già instabile, e ha invece riconosciuto che una società dove i diritti vengono garantiti e dove si ha eguaglianza è una società migliore.

 

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Claudia Faverio

Claudia Faverio

Collabora con People For Planet come social media manager e content analyst

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