Sappiamo leggere le etichette?

UNI EN ISO 9001 22000… sono certificazioni di qualità volontarie e vale la pena conoscerle

Cosa significa quando leggiamo su un sito o su un prodotto sigle come UNI EN ISO 9001 22000 o altri numeri e lettere? Può esserci utile come consumatori? Può servirci saperlo quando acquistiamo un prodotto?

Lo abbiamo chiesto all’avvocato Dario Dongo, esperto di diritto alimentare internazionale, fondatore di Great Italian Food Trade e del sito Fare, che contiene anche informazioni sulle regolamentazioni dei prodotti alimentari.

“Si tratta di certificazioni di qualità. Le certificazioni attestano tramite un ente indipendente accreditato, a seguito di audit periodici che comprendono esami documentali e ispezioni, il rispetto di uno standard o di una norma (cogente o volontaria) da parte di un’organizzazione. Per quanto attiene ai sistemi di gestione di qualità, il percorso di certificazione è adottato dagli operatori su base volontaria”, spiega l’avvocato.

Certificazioni di processo

Poi in questo caso bisogna distinguere tra certificazione di processo e certificazione di prodotto. “Le certificazioni di processo attestano che l’intero insieme delle operazioni condotte nell’ambito di una organizzazione – dalla selezione dei fornitori e l’approvvigionamento delle materie prime, fino all’immissione in commercio e la gestione di eventuali non conformità successive – siano eseguite nel rispetto delle procedure definite, con regolarità e continuità” spiega Dongo. “La qualità viene perciò intesa come la capacità di seguire con criterio le procedure volte a garantire il rispetto della legislazione, dei requisiti di contratto e delle politiche aziendali”.

La ISO 9001 e 22000

La norma principale è la ISO 9001, legata all’Organizzazione Internazionale per la Normazione.  Spesso in etichetta è accompagnata alle sigle UNI EN, che sono i corrispondenti in Italia e in Europa dell’ente di normazione internazionale.

La ISO 9001 è una certificazione di qualità di ampio spettro, che vale per tutte le aziende, non solo quelle dell’agroalimentare e “certifica la capacità dell’azienda di seguire procedure razionali, documentate, improntate al rispetto delle norme e al miglioramento continuo. È sicuramente un ottimo biglietto da visita”, spiega Dario Dongo.

C’è poi uno standard dedicato alla sicurezza alimentare, che è la ISO 22000, che prende le sue basi dalla 9001 e sviluppa i temi specifici di buone prassi igieniche e di autocontrollo igienico-sanitario nella filiera agroalimentare.

Le troviamo in etichetta?

Le certificazioni di processo non dovrebbero in teoria venire indicate in etichetta, anche se ciò a volte accade e tutto sommato non è da biasimare, poiché si tratta di un’informazione che i consumatori possono apprezzare. Se ne trova comunque notizia sui siti web aziendali.

Dongo ribadisce che si tratta di una certificazione di processo, quindi si tratta di una garanzia sulla cultura organizzativa: “Queste certificazioni non esprimono il valore intrinseco del prodotto, ad esempio le prerogative nutrizionali e organolettiche, o la provenienza e qualità delle materie prime. Attestano invece il rispetto di apposite procedure in fase di produzione, tese a garantire il rispetto delle regole e degli impegni assunti (nei confronti dei clienti commerciali e dei consumatori), oltreché i più elevati standard di sicurezza alimentare”.

Alle certificazioni “di processo” si possono poi abbinare quelle “di prodotto”, mediante le quali si attesta che le qualità del prodotto rispondano a determinate caratteristiche, e anche qui può intervenire un ente certificatore. Sono per esempio le certificazioni che attestano l’assenza di residui di pesticidi, oppure l’adesione a un particolare disciplinare, anche a quelli di cui abbiamo parlato, ad esempio Dop, Doc, Igp .

Commenta con Facebook
Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi

commenta

Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi