Sarri è l’8 settembre della Juventus

Il club rinnega Allegri, la propria storia, il proprio motto. E si converte al calcio contemporaneo. Tra lo scetticismo dei mercati e dei tifosi

Disegno di Armando Tondo
Sarri Tra Bene E Male. Disegno di Armando Tondo

La notizia non è Sarri che va alla Juventus: desiderio scontato e comprensibile, coronamento di una carriera lunga e sofferta. La notizia – enorme – è la Juventus che cerca e ingaggia Sarri. Che lo sceglie come proprio allenatore. 

Dopo otto scudetti consecutivi, di cui cinque con Allegri in panchina. Dopo anni di scontro feroce sull’idea di calcio, con i bianconeri da sempre per la visione pragmatica del pallone, contrapposti proprio all’estetica di Maurizio Sarri e del Napoli dei 91 punti, la Juventus rinnega sé stessa. E firma il proprio 8 settembre.   

L’ingaggio di Sarri è una rivoluzione copernicana per il club da sempre contrassegnato dalla frase di Boniperti: “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”. Andrea Agnelli, dicono convinto da Nedved e Paratici, ha di fatto ammesso che nella disputa ideologica sul modo di intendere il calcio, avevano ragione gli altri, gli avversari. E per avversari non intendiamo soltanto Sarri e il Napoli, ma anche tutti i propugnatori di un calcio spettacolare e mai più sparagnino. È come se negli ormai celebri siparietti tv tra Adani e Allegri, Agnelli fosse intervenuto e si fosse schierato con l’opinionista. In barba ai cinque campionati consecutivi vinti. E, soprattutto, con l’ossessione di quella Champions che tormenta le notti di dirigenti e tifosi bianconeri.

La Juventus di Allegri ha battuto sul campo (anche se non tutti sono d’accordo) il Napoli di Sarri ma, esonerando il livornese e chiamando il toscano di Figline, è come se la società bianconera avesse ammesso che in fondo quella vittoria non è stata rotonda, piena. Non ci azzardiamo a dire meritata, ma il senso è un po’ quello. 

Con Sarri, la Juventus ha anche deciso di sfidare il proprio mondo. Oltre alla propria storia. E non tanto per aver ingaggiato l’uomo che sfoderò il dito medio all’esterno dello Stadium. È proprio il salto in una dimensione a loro sconosciuta. Da un giorno all’altro, bisogna imparare a memoria che il gioco è più importante del risultato. Da ripetere almeno trenta volte, prima e dopo i pasti. Per ora, la risposta dei tifosi è come quella dei mercati: negativa. 

Ma – per quel che riguarda l’ambiente – fu così anche con l’ingaggio di Allegri, ripetono a cantilena dalla Juventus. È il loro nuovo mantra.

Foto copertina di annca da Pixabay

Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

Massimiliano Gallo

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Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.