Continuiamo a esplorare il settore dei satelliti per il monitoraggio ambientale prendendo ad esempio la missione Sentinel dell’Esa. Disegno di Armando Tondo, novembre 2019

Satelliti: cosa vedono e come

Uno degli argomenti all’ordine del giorno è la libertà di circolazione delle informazioni.

Informazione. Anzi: informazioni. Uno degli argomenti all’ordine del giorno è la libertà di circolazione delle informazioni.
In questo periodo sta facendo “notizia” l’abbandono della licenza Creative Commons da parte del quotidiano La Stampa e fino a qualche anno fa i dati ambientali raccolti dai satelliti (per altre informazioni si veda l’articolo pubblicato qui) erano di proprietà esclusiva di chi li raccoglieva, ma le cose stanno cambiando.

Se da un lato alcune risorse naturali, come per esempio l’Amazzonia, sono considerate un bene comune mondiale, non si capisce perché dati e immagini ripresi dall’alto non dovrebbero essere considerate nella stessa maniera. L’utilizzo di questi dati, oltretutto, in stragrande maggioranza è finalizzato da parte della comunità scientifica alla cura del Pianeta, più che all’ulteriore sfruttamento – anche perché chi sfrutta le risorse della Terra in linea di massima è in grado di pagare i dati, il cui costo è ininfluente rispetto alle economie scala possibili – ragione per la quale gli open data spaziali sono più che auspicabili.

La comunità spaziale internazionale sotto a questo punto di vista si sta muovendo. E la capofila è l’Europa. Già, perché se qualche segnale era arrivato dalla Nasa con la messa a disposizione gratuita delle immagini satellitari del programma Landstat, cosa che proseguirà anche con i prossimi passi dell’iniziativa, una svolta è stata data dalla Commissione Europea che ha dato mandato alla propria agenzia spaziale, l’Esa, di rendere accessibili dati e immagini del programma Copernicus che ha al suo interno le missioni Sentinel che possiedono un approccio integrato rispetto alle tematiche ambientali sia sotto al profilo dei fenomeni osservabili, sia dal punto di vista delle tecnologie.

Tradotto: l’Europa tiene sotto controllo il suolo, le aree forestali, le acque, sia marine, sia interne e anche fenomeni dinamici quali alluvioni, frane e altri tipi di dissesto idrogeologico. Un patrimonio di dati e immagini che è a disposizione di chiunque, privato o pubblica amministrazione voglia fare delle analisi ambientali di prima mano, per poi effettuare pianificazioni politiche e di gestione del territorio. Le risorse sono parecchie.

L’Esa infatti rende disponibili agli Stati Membri i Core Services che monitorano i mari, l’aria, il suolo, i cambiamenti climatici e che supportano anche la gestione degli eventi emergenziali. E non solo. Questi dati sono usati dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) che si occupa di formare delle mappe tematiche dell’Europa che consentono il controllo di ciò che succede a terra.

Open data per gli utenti

La disponibilità da parte dell’Unione Europea di questi dati in formato Open Data risponde a una sfida più ampia che è quella di sfruttare risorse caratterizzate da un alto valore aggiunto di per sé al fine di sviluppare servizi e applicazioni utili, sostenibili in senso economico, al fine di rispondere alle esigenze degli utenti. «Sono i cosiddetti servizi downstream, tra cui rientrano anche le applicazioni commerciali che costruiscano Valore Aggiunto su dati telerilevati da satellite – commerciali o Open. – afferma Massimo Zotti, uno dei migliori esperti italiani sull’argomento – I servizi downstream seri in realtà sanno sfruttare non solo i dati satellitari, ma anche le informazioni e gli altri dati resi disponibili dai servizi essenziali che vengono offerti dall’Unione Europea, i Core Services di Copernicus».

Sentinelle del cielo

Vediamo cosa fa nel dettaglio una delle missioni dell’Esa, la Sentinel. Ogni missione Sentinel si basa su due satelliti gemelli per assicurare una copertura adeguata e per fornire dati in “doppia copia” al fine d’avere il massimo d’affidabilità. In questa maniera si abbassa molto la possibilità d’errore o malfunzionamento visto che i dati di un satellite sono utilizzati come strumento di controllo verso il suo “collega” e viceversa. Si tratta di missioni che utilizzano tecnologie come il radar, che ha la particolarità di produrre informazioni dal suolo anche in presenza di coperture e di sensori per immagini multispettrali, indispensabili per il monitoraggio del suolo, delle acque e dell’atmosfera.

Sentinel-1 è una missione radar, diurna e in orbita polare per i servizi terrestri e oceanici. Sentinel-1A è stato lanciato il 3 aprile 2014 e Sentinel-1B il 25 aprile 2016. Sono stati lanciati da un razzo Soyuz partito dalla Guiana francese.

Sentinel-2 è una missione di immagini multispettrali ad alta risoluzione in orbita polare per il monitoraggio al fine di fornire, per esempio, immagini di vegetazione, copertura del suolo e dell’acqua, corsi d’acqua interni e aree costiere. La missione può anche fornire informazioni per i servizi di emergenza. Sentinel-2A è stato lanciato il 23 giugno 2015 e Sentinel-2B è stato seguito il 7 marzo 2017. 

Sentinel-3 è una missione multi-strumento per misurare la topografia della superficie del mare, la temperatura della superficie del mare e della superficie terrestre, il colore dell’oceano e il colore della terra. La missione supporta i sistemi di previsione degli oceani, nonché il monitoraggio ambientale e climatico. Sentinel-3A è stato lanciato il 16 febbraio 2016 e Sentinel-3B il 25 aprile 2018.

Sentinel-5P è il precursore di Sentinel-5 per fornire dati tempestivi su una moltitudine di gas in tracce e aerosol che influenzano la qualità dell’aria e il clima ed è stato portato in orbita su un lanciarazzi dal Cosmodrome di Plesetsk in Russia il 13 ottobre 2017.

Sentinel-4 è un payload (ossia è un satellite ospitato su un altro satellite di carattere commerciale) dedicato al monitoraggio atmosferico che verrà imbarcato su un satellite Meteosat di terza generazione (MTG-S) in orbita geostazionaria.

Sentinel-5 è un payload che monitorerà l’atmosfera dall’orbita polare a bordo di un satellite MetOp di seconda generazione.

Sentinel-6 trasporta un altimetro radar per misurare l’altezza globale della superficie del mare, principalmente per l’oceanografia operativa e per gli studi sul clima.

L’esperienza europea dimostra come l’utilizzo dei dati possa non essere solo rivolto verso il mondo scientifico, o governativo per analizzare fenomeni e decidere politiche, ma come sfruttando gli open data si possa sviluppare anche l’economia grazie alla creazione di nuovi servizi, per rispondere a nuove esigenze.

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Sergio Ferraris

Sergio Ferraris

Giornalista scientifico e ambientale. E' Direttore Responsabile di People For Planet

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris

Giornalista scientifico e ambientale. E' Direttore Responsabile di People For Planet