Scagionata la cannabis: non è una “droga di passaggio”

Nel passaggio dalle sostanze leggere a quelle pesanti non esistono “sostanze ponte”, ma “temperamenti ponte”: una sorta di “inclinazione” alla sperimentazione di ciò che altera o stimola

Si sente spesso dire che chi fa uso di droghe leggere abbia poi la strada spianata nel provare successivamente droghe più pesanti. Gli psichiatri spiegano che, se è vero che le persone che fanno uso di sostanze pesanti hanno quasi sempre cominciato dall’assunzione di sostanze leggere, non è però scontato il discorso reciproco, ovvero che chi faccia uso di droghe “light” passi poi ad assumerne di più pesanti.

Cannabis sotto accusa

La questione è stata posta più volte in particolare nei riguardi della cannabis, il cui consumo viene spesso indicato come una specie di “precedente” che facilita lo sviluppo dell’assunzione e della dipendenza da droghe più pesanti. Come spiega Matteo Pacini, psichiatra, psicoterapeuta ed esperto di dipendenze, più che di “droghe ponte” ovvero “di passaggio” sarebbe più corretto parlare di “temperamenti ponte”: in poche parole le persone passano da droghe più leggere a sostanze più pesanti per via delle loro attitudini, e non per aver provato una certa sostanza che crea una sorta di connessione, e quindi appunto di ponte, con un’altra.

I temperamenti-ponte

Da una parte, spiega Pacini, «è vero che chi usa cannabis di solito prova altre droghe più facilmente e a un’età minore. Così come è vero che chi prova la cannabis prima dei vent’anni tende a passare ad altre droghe molto più spesso rispetto a chi la prova in età meno giovane». Questi dati, spiega però l’esperto, non sono significativi «perché le cose potrebbero semplicemente stare in questo modo: chi usa sostanze, a partire ovviamente da quelle legali e più reperibili, in età precoce, ha una tendenza indiscriminata a provare tutte le droghe, e quindi proverà più probabilmente e prima anche quelle illegali e pesanti». Quindi, precisa lo psichiatra, non esistono “droghe-ponte” ma “temperamenti-ponte”, in cui il “ponte” verso l’uso di sostanze pesanti dipenderebbe non dalla precedente assunzione di una determinata sostanza, ma dall’indole della persona che si sente attratta da tutto ciò che può stimolare o alterare e che quindi risulta più propensa di altre a provare nuove sostanze.

Cannabis scagionata

Insomma, il passaggio da droghe più leggere a droghe più pesanti non esiste. «Quando si parla del passaggio dall’assunzione di sostanze più leggere a sostanze più pesanti, il concetto di ‘droga ponte’ risulta fallace di per sé: come si fa a sostenere che il consumo di cannabis induca il cervello a volere una droga più forte, ad esempio l’eroina, se di quest’ultima il cervello non ha esperienza perché non l’ha mai provata?» spiega Pacini. «La cannabis, quindi, può essere scagionata dall’accusa di fungere da ‘droga di passaggio’: l’ipotesi che il consumo di questa sostanza possa essere un ‘ponte’ verso sostanze più pesanti non è mai stata dimostrata. La cannabis è infatti una droga molto diffusa e consumata sia da chi è poi diventato tossicodipendente, passando all’uso di sostanze più pesanti, sia da chi non lo è diventato».

Stimolanti e tranquillanti, eroina e alcol

Se la cannabis può essere scagionata dall’accusa di fungere da “droga ponte” favorendo in chi la consuma il passaggio alle droghe pesanti, altri “meccanismi-ponte” nell’ambito delle sostanze stupefacenti esistono, e sono stati scientificamente provati. «È il caso, ad esempio, del passaggio dalle droghe stimolanti a quelle tranquillanti e del passaggio dall’eroina all’alcol», spiega Pacini. «Nel primo caso le persone che fanno uso di amfetamine, cocaina e psichedelici tendono nel tempo a passare all’uso misto per compensare gli effetti ansiogeni e depressivi di queste sostanze, e successivamente a passare all’assunzione di sostanze prevalentemente sedative come alcol, eroina e tranquillanti. Nel secondo caso, chi in passato ha fatto uso di eroina, anche dopo essersi disintossicato tende con una certa frequenza a trovare rifugio nell’alcol alla ricerca di un effetto di compensazione».

 La cannabis non è una droga leggera, ma “intermedia”

A differenza di quello che comunemente si crede la cannabis non è una droga leggera, ma “intermedia”. Se una droga è una sostanza chimica che quando viene assunta modifica alcune funzioni mentali, «si possono distinguere sostanze leggere e pesanti in base al fatto che l’alterazione prodotta a livello mentale (sensazione di sballo, euforia) sia più o meno violenta e sconvolgente rispetto al normale funzionamento del cervello», spiega l’esperto. Alcune sostanze vengono considerate leggere (come sigarette e caffè), altre pesanti (come eroina e cocaina), altre ancora “intermedie”: è il caso della cannabis e dell’alcol, i cui effetti acuti e cronici a livello mentale variano a seconda della quantità assunta e della sensibilità individuale. Come spiega Pacini, «il concetto di ‘pesantezza’ di una sostanza dipende da due fattori: dall’effetto che sortisce (a livello acuto e cronico), e dalla capacità di indurre dipendenza. Uno stupefacente risulta pesante sia come effetto, sia come dipendenza. Per quanto riguarda la cannabis, la classificazione come ‘sostanza intermedia’ è riferita al fatto che dal punto di vista della dipendenza sostanzialmente non ne dà, anche se poi può dare altri problemi, anche gravi”.

Immagine cover: Disegno di Armando Tondo

Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.