Scienza divertente: il meglio del meglio

Perché ridiamo e cosa ci fa ridere? L’umanità non lo sa, ma ridiamoci sopra

Cosa ci fa ridere? E perché ci fa ridere? Secondo una delle ultime delle teorie scientifiche in merito, il senso dell’umorismo nasce quando una persona realizza la violazione di una norma etica, sociale o fisica, ma non valuta questa violazione poi così offensiva. Quindi, chiunque giudichi questa violazione non così importante, riderà, mentre una minoranza che la riterrà scandalosa non lo farà. Ipotizziamo, per capirci, una chiesa che arruoli fedeli promettendo in cambio l’iscrizione a una lotteria con un suv in premio. Tutti trovano la situazione incongrua, ma solo chi non crede la troverà divertente.

Assunto ciò, possiamo forse capire meglio il top dell’ilarità condotta proprio in nome della scienza, e perfetta perché – oltre che derivare dal pilastro delle nostre società, la comunità scientifica internazionale, pilastro per una volta rovesciato e derisibile in perfetto stile carnevalesco – questo umorismo è stato sempre realizzato involontariamente da esimi studiosi, con articoli talvolta anche pubblicati su riviste scientifiche autorevoli.

Stiamo parlando degli IgNobel, fiore della Improbable Reserch, assegnati annualmente a dieci ricerche “strane, divertenti, e perfino assurde“, quel tipo di lavori improbabili che “prima fanno ridere e poi danno da pensare“, per “premiare l’insolito, l’immaginifico, e stimolare l’interesse del pubblico generale alla scienza, alla medicina, e alla tecnologia“, ma ridendo. Ecco una lista dei migliori:

Nel 1992, per la categoria Arte ricordiamo la vittoria di Jim Knowlton, moderno homo universalis, per il suo poster di anatomia classica “Peni del Regno Animale”. Nominato anche il Sovvenzionamento Nazionale per le Arti degli Stati Uniti, per aver incoraggiato il signor Knowlton a presentare il proprio lavoro anche in forma di libro pop-up.
Sempre in tema peni, tema amatissimo dai ricercatori, l’anno successivo l’IgNobel per la Medicina fu assegnato a James F. Nolan, Thomas J. Stillwell e John P. Sands Jr., compassionevoli curatori, per la loro accuratissima ricerca “Come gestire intelligentemente un pene intrappolato nella zip dei pantaloni“.
Quell’anno si guadagnò l’Ig-Nobel per la Pace la Pepsi-Cola Company, che nelle Filippine pubblicizzò una lotteria per diventare milionari ma poi annunciò i numeri vincenti sbagliati, causando una rivolta di 800.000 presunti vincitori che ebbe il merito, per la prima e unica volta nella storia della nazione, di riunire insieme bande rivali fino ad allora acerrime nemiche.

Per lo studio delle probabilità, ricordiamo la vittoria di Bert Tolkamp e Marie Haskell, responsabili di due scoperte correlate riguardanti la pastorizia. Prima di tutto hanno stabilito che più a lungo una mucca starà sdraiata, maggiore sarà la probabilità che si alzi. Secondariamente, hanno chiarito che, una volta in piedi, non sarà facile stabilire quando si sdraierà nuovamente.
Le mucche sono decisamente prese di mira dalla scienza: nella categoria Medicina veterinaria un IgNobel è stato vinto pochi anni dopo da ricercatori della Newcastle University, per aver dimostrato che le mucche con un nome fanno più latte delle mucche anonime.
Completiamo il regno animale ringraziando due biologi americani che hanno scoperto che le pulci dei cani saltano più in alto rispetto alle pulci dei gatti.

Ancora vogliamo citare l’IgNobel per la Psicologia agli studiosi che hanno notato, e quindi poi scientificamente comprovato, che inclinando la testa a sinistra la Torre Eiffel pare più piccola.

E come non citare l’IgNobel per la Pace finalmente meritato per Alexander Lukashenko, presidente della Bielorussia (dal 1994), per aver reso illegale applaudire in pubblico.

Per l’Economia, grazie a Karl Schwärzler e all’intero Liechtenstein, per aver reso possibile noleggiare tutto il Paese per convegni, matrimoni, bar mitzvahs e ogni altro genere di festa.

Per la Tecnologia un applauditissimo IgNobel se l’è guadagnato John Keogh, Australia, per aver pensato – e ottenuto! – il brevetto sulla ruota, Anno Domini 2001. Menzione speciale naturalmente anche all’ufficio brevetti australiano che ha sottoscritto questo traguardo dell’innovazione umana con il brevetto numero #2001100012.

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente