Scoperto il più grande anfibio vivente: era in un museo di Londra

Oggi i musei e gli zoo sono angoli inesplorati dalle mille sorprese

E questo succede perché non ci sono fondi per la ricerca, e gli studiosi spesso ignorano scoperte importanti che hanno sotto gli occhi.

Il più grande anfibio al mondo, ancora vivo in natura, è stato scoperto e classificato assieme ad altre specie simili in un museo di Londra. La sorprendente scoperta – che potrebbe sembrare assurda – è descritta nello studio pubblicato su Ecology and Evolution da un team di ricercatori britannici, canadesi e cinesi guidato da Samuel Turvey della Zoological Society of London (ZSL). Hanno utilizzato il DNA di esemplari museali raccolti all’inizio del XX secolo per identificare due nuove specie di salamandre giganti, una delle quali è diventata probabilmente la più grande specie di anfibio mai conosciuta al mondo.

Le salamandre cinesi sono oggi in pericolo di estinzione ma un tempo erano diffuse in tutta la Cina e classificate come appartenenti a un’unica specie; oggi, grazie a questo studio, sappiamo che esistono almeno tre distinti gruppi genetici nelle salamandre, sparsi in diverse zone fluviali o montuose cinesi.

A fronte del processo di estinzione di massa che stiamo vivendo, i ricercatori hanno espresso – anche qui – la speranza che maggiori sforzi, o alcuni sforzi, saranno fatti per proteggere le scarse popolazioni di salamandre giganti ancora esistenti in natura. Sicuramente questa scoperta potrebbe aiutare la cosa.

Ma soprattutto questo ritrovamento – avvenuto su un soggetto che era sotto gli occhi della scienza da quasi un secolo – può servire a farci riflettere sulla costante carenza di investimenti che limita così ridicolmente la nostra comprensione del mondo. Spesso i musei, le loro cantine, gli stessi zoo, sono siti di ricerca inesplorati, figuriamoci il mondo naturale.

Solo pochi mesi fa, in Kenya, un giovane ricercatore, in pausa pranzo, ha aperto un cassetto e ha scoperto i resti di un grande carnivoro ora estinto, da sempre sconosciuto, appartenente al gruppo degli ienodonti. Gran parte della mandibola di questo enorme mammifero carnivoro, frammenti del suo cranio e parti dello scheletro, hanno permesso di capire che l’animale era più grande di un orso polare. Eppure i suoi resti erano rimasti non studiati per decenni in un cassetto del Nairobi National Museum. Sono bastati alcuni esami per capire che si trattava di una nuova specie, chiamata poi Simbakubwa kutokaafrika (grande leone). Lo studio è stato pubblicato di recente su Journal of Vertebrate Paleontology. La sua importanza? La scoperta sta contribuendo a chiarire, per esempio, alcuni aspetti dell’evoluzione delle scimmie antropomorfe e dunque anche dell’uomo.  

Figuriamoci cosa succederebbe se un team di ricercatori si dedicasse a tempo pieno a fare ordine nelle cantine e in ogni anfratto di musei (e zoo).

Immagine: Maurizio Anton by https://www.abc.net.au

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente