Scuola, le migliori mense in Italia nonostante il Covid-19

Vincono Cremona e i sistemi ibridi, da tutta Italia no al lunch box

Ieri è stato presentato il 5° Rating menù di Foodinsider, l’osservatorio delle mense scolastiche, in collaborazione con Slow Food Italia, che ha incoronato Cremona come migliore mensa secondo una serie di parametri. Quest’anno l’indagine è stata spezzata nel pre-lockdown e nel post-lockdown, con la valutazione di tutte le soluzioni adottate da Comuni e aziende di ristorazione per limitare i contatti nella pausa pranzo dei bambini.

Mensa pre-lockdown: pasti sani ma poca fantasia

Secondo Foodinsider tra i migliori menù rimane Cremona, seguito da Fano, Jesi, Trento, Rimini, Bergamo e Mantova che si posizionano nella fascia dell’eccellenza all’interno del 5° Rating dei menù scolastici.

Dall’analisi in generale emerge una buona predisposizione generale a rendere i menù più sostenibili e sani – con l’incremento dei piatti a base di legumi – a valle però di una generale incapacità di elaborazione di nuovi piatti spesso per l’esigenza di risparmiare tempo.

Mensa post-lockdown: no al lunch box

La buona notizia è che in quasi tutta Italia insieme alle scuole sono ripartite anche le mense, pochissime realtà infatti vi hanno rinunciato. Risultato importante e non scontato soprattutto per i bambini che a casa non possono contare su pasti completi dal punto di vista proteico. Nel report si sottolineano poi i rischi del lunch box, che in estate ci sembrava come unica soluzione possibile per il ritorno a scuola. Aumento esponenziale di rifiuti (plastica e cibo), perdita di fragranza dei cibi, impoverimento del potere nutrizionale e protettivo del pasto e reazione conflittuale delle famiglie, sono alcuni degli aspetti negativi che comporta l’adozione dei lunch box al banco.

Da settembre, per lo più convivono sistemi ibridi con consumo del pasto sia in refettorio che in classe, con rapporti inversi secondo il modello organizzativo di ciascun Comune: a Trento il 12% mangia in classe e l’88% in refettorio, mentre a Rimini è l’inverso. Alcuni refettori si sono dotati di plexiglass per separare le classi.

Con il Covid, tra i fattori negativi viene riportato l’aumento dei costi per i Comuni, che si sono fatti carico dei maggiori oneri dovuti agli investimenti in attrezzature, stoviglie monouso e personale, e la netta assenza di controlli e ispezioni per mancanza di linee guida sull’accesso nei refettori.

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Caterina Conserva

Caterina Conserva

Giornalista con la passione per l'ecologia, i libri e le lunghe camminate in giro per il mondo

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Caterina Conserva

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