Scuola post-Covid e pasti monoporzioni in mensa: c’è chi dice no

No alla mensa scolastica come un fast food, no alle monoporzioni in plastica con menù semplificati come previsto dal nuovo Piano Scuola: è questa la petizione di Foodinsider.it con FOOD WATCHER e MenoPerPiù .

Mensa, non fast food

No alla mensa scolastica come un fast food, no alle monoporzioni in plastica con menù semplificati come previsto dal nuovo Piano Scuola: è questa la petizione di Foodinsider.it con FOOD WATCHER e MenoPerPiù lanciata su Charge.org e sui social con gli hashtag #salvalamensa e #moNOporzioni.

“In base a presunti rischi di trasmissione virale – si legge nel comunicato della petizione – il Ministero dell’Istruzione indica il lunch box e le monoporzioni come una soluzione per consumare il pasto in classe. Uno dei possibili scenari della mensa scolastica che si prefigura a settembre è questo: pasti in monoporzioni di plastica sigillate e menù semplificati stile fast food. Tradotto: cibo preparato a livello industriale in cucine centralizzate, tenuto al caldo a scuocere per ore (da 4 a 8) e infine veicolato a tutte le scuole, anche a quelle già dotate di cucina interna che non verrebbero più utilizzate”.

Cibo impoverito

Insomma, una virata decisamente non salutista tutta a scapito dei bambini, che si troverebbero a mangiare cibo processato, impoverito dei suoi valori nutrizionali e protettivi rischiando di incorrere in patologie cronico-degenerative, una su tutte l‘obesità, denunciano i collettivi, che anzi, rilanciano, sostenendo che non ci sia “nessuna ragione scientifica che giustifichi le monoporzioni”.

“A dirlo – riferiscono – è il dott. Franco Berrino in un’intervista sul tema” ma c’è poi “tutta la documentazione scientifica prodotta dalle Istituzioni sanitarie internazionali e nazionali in tema di Covid e ristorazione afferma che nella manipolazione del cibo è sufficiente l’applicazione e il rafforzamento delle Buone Pratiche Igieniche“.

Tariffe più care

Stando alla petizione il nuovo sistema pasto sarà più oneroso, al punto da rendere inevitabile la revisione dei contratti “perché aggiungerebbe nuovi costi, come l’acquisto di stoviglie usa e getta e termosigillatrici e i maggiori oneri di pulizia”. 

Più spreco di cibo, più plastica, meno posti di lavoro

Il cibo rifiutato e gettato (oggi oltre il 30%) perché scotto e meno gustoso aumenterebbe, e così pure la plastica, 11 kg di rifiuti annui per bambino, riferisce il comunicato, senza però specificare la fonte delle previsioni. Quel che è certo è che con questa nuova somministrazione dei pasti, verranno meno posti di lavoro, dal momento che le addette al servizio nelle scuole diventerebbero figure professionali riducibili o addirittura superflue.

La soluzione?

“Nel pieno rispetto delle misure igieniche è possibile somministrare il pasto in classe senza scadere nelle monoporzioni e applicando i CAM dotandosi di carrelli termici. Il personale addetto allo scodellamento, opportunamente formato e dotato di guanti e mascherine, non verrebbe eliminato, ma continuerebbe a servire il pasto ai bambini in classe e in sicurezza”, assicurano  Foodinsider.it con FOOD WATCHER e MenoPerPiù.

Una responsabilizzazione individuale, sia del personale che dei bambini, unita all’adozione dei presidi medici ridurrebbero il rischio tanto quanto le monoporzioni?

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

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