Scuola, Tasca: “No alla mascherina: i bambini non sono contagiosi come noi”

E’ guerra tra esperti

Ha creato un certo fragore l’intervista su Repubblica ad Alberto Villani, pediatra e presidente S.I.P. (Società Italiana di Pediatria) che a nome della Società ha indicato alcune norme di sicurezza per la ripresa della scuola, in particolare l’uso delle mascherine a partire dai 3 anni di vita. I cardini del suo discorso sono stati:

 1) “I bambini possono essere contagiosi come gli adulti”

2) “Due terzi delle aule risalgono all’epoca sabauda: ogni studente ha a disposizione 1,2 mq”

3) Essendo asintomatici, i bambini sarebbero anche trasmettitori più deboli: “non è una regola aurea e non abbiamo dati certi…non è escluso che anche fra loro ci sia chi ha una carica virale alta e possa divenire un superdiffusore”

4) “Raccomandiamo la mascherina dai 3 anni; i bambini imitano gli altri. Se i genitori la indossano non avranno problemi. Al bambino va spiegato che se non si rispetta la distanza occorre la mascherina”

5) A proposito del fatto che l’uso delle mascherine presupponga perizia (non toccarle con le mani, copertura di naso e bocca) Villani dice “Meglio che i bambini le tolgano e le mettano piuttosto che lasciarli completamente senza. Se non sono dispositivi medici ma foulard va bene lo stesso”

Ecco la risposta, punto per punto, del pediatra, neonatologo e ricercatore Stefano Tasca:

I bambini possono essere contagiosi come noi?

Studi numerosi hanno dimostrato che i bambini oltre ad essere meno ricettivi al Sars-Cov-2, non tendono a trasmetterlo in caso di contagio. Un magnifico studio di A. Basso, E. Franchini e S. Gandini pubblicato sulla pagina FB “Pillole di ottimismo” del Prof. Guido Silvestri riporta amplissima bibliografia al riguardo. Cito testualmente: “Una indagine condotta nella regione francese Crépy-en-Valois, a nord-est di Parigi, recentemente pubblicata, ha analizzato l’andamento dell’epidemia su un campione di 1.340 persone, di cui 510 bambini di sei diverse scuole elementariPrima che le scuole chiudessero per le vacanze di febbraio e per il successivo lockdown, sono stati riportati solo tre casi di infezione riconducibile al Sars-Cov-2 nei bambini i quali, peraltro, hanno manifestato sintomi lievi della malattia. La bassa percentuale degli infettati tra il personale docente (7,1%) e non docente (3,6%), contrapposta all’alta percentuale degli infetti tra i genitori dei bambini (61,0%) ha portato alla conclusione che i bambini non siano stati il veicolo per la trasmissione del virus. I ricercatori ipotizzano che, al contrario, possano essere stati i genitori ad infettare i figli e non viceversa”.

Altre conferme

Un altro studio condotto tra aprile e maggio a Parigi, la regione più colpita dall’epidemia in Francia, su 605 bambini e ragazzi di età compresa fra gli zero e i 15 anni, conferma i risultati dell’indagine preliminare appena descritta: i bambini sembrano essere meno suscettibili alla malattia e sono probabilmente anche poco contagiosi. I ricercatori hanno combinato i risultati di tamponi e test sierologici con lo scopo di valutare la diffusione del virus tra i più giovani. Si è visto che fratelli e sorelle all’interno di famiglie con almeno un membro affetto non risultavano più facilmente positivi al tampone né all’esame sierologico e questo conferma che il contagio dei bambini avvenga attraverso i genitori.

Nuove evidenze in arrivo

Anche un recente studio condotto da Andrea Crisanti a Vò Euganeo, che uscirà a breve su Nature, conferma che i bambini non si ammalano anche in presenza di una forte esposizione: dei 234 bambini sotto i 10 anni presi in considerazione, nessuno è risultato positivo al virus, nemmeno i 13 che hanno vissuto a contatto con positivi in grado di trasmettere l’infezione.

L’esperienza degli altri Paesi

Le scuole hanno ricominciato la didattica in presenza in diversi Stati europei. In Germania la spinta alla riapertura è seguita ai risultati di uno studio preliminare di quattro università tedesche (Heidelberg, Friburgo, Tubinga e Ulm) su 2.500 bambini di età compresa fra uno e dieci anni e i loro genitori. Dai test effettuati è emerso che nel periodo preso in esame, tra aprile e maggio, un bambino e un genitore si sono ammalati, mentre 64 sono risultati positivi al test sugli anticorpi, dunque avevano contratto il virus senza accorgersene. Meno di un terzo dei contagiati erano bambini. Nella maggioranza di casi di genitori contagiati, poi, non si osservava l’infezione nei figli, confermando che i bambini sono meno suscettibili al virus Sars-Cov-2.

L’impatto della scuola è minimo

In Olanda alla riapertura delle scuole, avvenuta gradualmente fra l’11 maggio e l’8 giugno, senza misure di distanziamento sociale stringenti, non è conseguita l’insorgenza di focolai e i test condotti sul personale scolastico dal 6 maggio in poi non ha mostrato un aumento dei casi in percentuale positivi al Sars-Cov-2 . L’esperienza olandese conferma, ancora una volta, l’impatto minimo della riapertura delle scuole sull’evoluzione della pandemia.”

Aule inadeguate al distanziamento, vecchie e non aggiornate?

 Possiamo essere d’accordo senz’altro. Le moderne architetture e gli studi di Igiene ambientale e degli spazi dimostrano che in situazioni anguste la facilità con cui sia disatteso il rispetto delle distanze è grande ma…occorre ricordare che questo è un “problema” che grava da secoli sull’istruzione italiana e non ha mai (veramente mai) dato origine a problemi di particolare gravità nella diffusione di malattie infettive. Del resto, per loro natura, anche in spazi molto ampi i bambini tendono sempre ad aggregarsi e se anche avessero a disposizione una metratura maggiore, comunque formerebbero gruppi, assembramenti (se così vogliamo chiamarli)… a meno che non si voglia stravolgere il significato di aggregazione e di costituzione sociale che si impara proprio a scuola, insieme alle regole della convivenza. I bambini hanno bisogno di stare insieme, praticamente a contatto: la fisicità fa parte della crescita.

I bambini possono essere super-diffusori?

Vero, ma mentre questo è un “dubbio” (peraltro piuttosto debole…si veda la prima voce citata), i danni che vengono provocati dalle limitazioni e dalle regole stringenti imposte a scuola sono una certezza. Di nuovo mi trovo a citare un accurato studio congiunto dell’Ist. Mario Negri e dell’Università di Milano (Prof. M. Bonati e Prof.ssa M.P. Canevini, sulle conseguenze che i provvedimenti adottati per covid-10 hanno provocato in bambini e ragazzi: “Tra i sintomi più diffusi, ci sono l’insorgenza di nuove paure (come la paura di essere contagiati), l’ansia da separazione, segnali di regressione, disturbi del sonno, irritabilità e comportamento oppositivo. Una recente indagine condotta dal Gaslini di Genova rileva problematiche comportamentali e sintomi di regressione nel 65% dei bambini minori 6 anni, e nel 71% di bambini e ragazzi compresi tra i 7 e i 18 anni. Sempre in Italia, lo studio osservazionale condotto da Pisano, Galimi e Cerniglia ha fatto emergere una prevalenza di comportamenti oppositivi (il 53% dei bambini mostra segni di irritabilità e intolleranza alle regole), e anche di comportamenti adattivi (il 49% è apparso capace di adattarsi alle regole del confinamento), ma ammonisce che questi indizi di resilienza possano in realtà nascondere un maggiore disagio psicologico. La chiusura delle scuole, inoltre, causa un ritardo nel conseguimento degli obiettivi scolastici e più in generale dello sviluppo socio-emotivo nell’età evolutiva. Un mese di vita pesa in modo molto differente nell’età dello sviluppo rispetto all’età adulta.

Il rischio di un regresso duraturo

Non si tratta solo delle opportunità di apprendimento andate perdute, ma anche del rischio di dimenticare quello che è stato acquisito fino a quel momento con il risultato di un regresso duraturo che difficilmente potrà essere recuperato. In passato, studi sulla chiusura estiva e sull’interruzione dei servizi scolastici causata da eventi metereologici hanno dimostrato effetti duraturi nell’apprendimento scolastico: ogni 10 giorni di chiusura straordinaria provocano una diminuzione del 5% del numero di studenti che raggiungono gli obiettivi di fine anno.

Un dramma sociale

Un recente articolo di Guido Neidhöfer, inoltre, mette in luce come la pandemia e le misure restrittive abbiano effetti differenziati sui bambini, colpendo più gravemente quelli provenienti da contesti svantaggiati, e di conseguenza possano inasprire le disuguaglianze sociali nel lungo periodo. L’articolo rileva che la pandemia e le conseguenti misure restrittive possono ingrandire le disuguaglianze economiche e sociali agendo su più livelli. Da una parte, la riduzione del rendimento scolastico associata alla chiusura delle scuole incide sulle future competenze professionali e sui redditi una volta entrati nel mondo del lavoro”.

A fronte dunque di danni certi forse occorrerebbe ripensare a metodiche, causa dei medesimi, volte alla prevenzione di problemi teorici.

Mascherina dai 3 anni

E’ la negazione di ogni principio di buonsenso laddove un uso non corretto della medesima, che Villani giustifica e considera poco importante, è fomite di potenziale (qui certamente) diffusione del contagio. Inoltre quando Villani dice “I bambini vanno per imitazione” forse dimostra una limitata considerazione del fatto che il comportamentismo come mezzo di educazione (Watson) ha lasciato da tempo il posto ad altre teorie. I bambini non sono da “addestrare” ma da educare e tra le cose che un bambino impara in ambito sociale c’è sicuramente anche il rispetto per gli altri ma soprattutto il rispetto per la propria libertà. Inoltre convincere un bambino di pochi anni a mantenere un presidio fastidioso e ingombrante come una mascherina è nella pratica assolutamente impossibile, così come impossibile è far mantenere le distanze a un gruppo di piccoli che giocano.

Troppe leggerezze nel trattare il tema

I bambini di 3 anni NON STANNO AL BANCO come Villani postula ottimisticamente: giocano, si aggregano, si scambiano ciucci e giocattoli più o meno sbavati, si scambiano le posate a tavola…e questo è impossibile impedirlo. Inoltre: un foulard al posto della mascherina non ha lo stesso effetto se pure fosse mantenuto a copertura di naso e bocca. Maria Montessori si rivolta nella tomba.

Meglio che i bimbi manipolino le mascherine, piuttosto che niente?

Non credo ci sia molto da commentare. Un presidio sanitario o viene adoperato bene, correttamente, oppure molto meglio che non venga adottato. Spiace dirlo ma una dichiarazione di questo genere ha il sapore di un atteggiamento un po’ pilatesco: “Io te l’ho detto…poi se non lo fai affari tuoi”.

Villani parla in quanto presidente della Società Italiana di Pediatria: sarei curioso di sapere quanti pediatri di prima linea (quelli che hanno un vero e costante contatto non solo coi bambini ma anche e soprattutto con le loro famiglie conoscendone dinamiche e difficoltà) sono d’accordo con queste affermazioni che hanno il sapore di un diktat.

Forse sono stato un po’ caloroso – continua Tasca – in questo piccolo mio contributo ma, per il bene che voglio alla categoria pediatrica, non me la sento di allinearmi con provvedimenti conculcatori e contrari ad ogni minimo principio di rispetto per l’apprendimento, per la crescita e per la maturazione individuale/sociale dei bambini.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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